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Cronaca

Humanitas Catania, in Antimafia i misteri dell'ok della Regione ai posti “pubblici”

Dietro al via libera «circostanze incresciose» E spunta una  “riservata” scritta dell’allora assessora Lucia Borsellino a Crocetta

Di Mario Barresi

«Caro presidente...». Un approccio informale, in apparenza affettuoso. Per rivelare una verità che brucia. A firmare la nota riservata è Lucia Borsellino, all’epoca assessora alla Sanità. Destinatario: Rosario Crocetta. È stata appena votata la delibera di giunta 238 del 2 luglio 2013, con cui il governo regionale avvia l’operazione Humanitas nel Catanese: impegno a convertire 70 posti letto (rispetto ai 96 assegnati) da libero-professionali a pubblici-convenzionati, attribuendo un’ulteriore quota di budget «entro il limite di 10 milioni di euro per anno». Ma Borsellino disconosce la delibera: non sono quelle le carte che lei aveva letto. Si sente vittima di una «trappola», ricordano i suoi più stretti collaboratori. 

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Dell’atto, rivelato da La Sicilia il 21 maggio 2020, c’è traccia del protocollo in uscita negli uffici dell’assessorato. Ma non, in entrata, a Palazzo d’Orléans. La commissione regionale Antimafia, nel corso dell’inchiesta sulla sanità, ha trovato la “riservata”. L’assessore alla Salute, Ruggero Razza, l’ha depositata nel corso della sua audizione. Anche la magistratura l’ha acquisita. Il procuratore di Palermo, Franco Lo Voi, scrive al presidente Claudio Fava che «il procedimento relativo alla vicenda Humanitas è, allo stato, coperto da segreto investigativo».

L’Antimafia, citando la “riservata”, evidenzia un iter viziato dalla «inusuale presentazione dell’atto», secondo la nota dell'ex assessore che «contraddice le ricostruzioni proposte da alcuni responsabili di quel procedimento, fino a ipotizzare che almeno due di loro abbiano riferito circostanze non veritiere nelle audizioni davanti a questa Commissione». 

 

 

Il testo finale “apprezzato” dalla giunta, scrive Borsellino a Crocetta, è stato «perfezionato dagli stessi Dirigenti generali dei due Dipartimenti» (Salvatore Sammartano e Ignazio Tozzo), in Presidenza proprio il giorno della delibera, «preliminarmente alla seduta di Giunta». Un “classico”, all’epoca del cerchio magico di Crocetta. L’assessora rivendica una posizione chiara in quella sede: l’atto «non avrebbe potuto determinare effetti diretti o indiretti (...) tanto in termini di vincoli economici-finanziari, quanto in termini di accreditamento e di disponibilità di posti letto all’interno della programmazione sanitaria regionale».

 

Il testo finale presentato (e votato) in giunta avrà però il contenuto opposto. Per Massimo Russo, predecessore di Borsellino, «un fatto grave, molto grave». Nell’audizione il magistrato afferma: «Non riesco a capire come sia stato possibile autorizzare una convenzione al di fuori di ogni minima programmazione. Come fai, la mattina ti svegli, viene il privato, e…?». Racconta alla commissione Stefano Campo, capo della segreteria particolare dell’assessora, che Borsellino «si lamentò molto dell’atteggiamento che aveva avuto il governatore Crocetta su questa cosa dell’Humanitas». E ancora: «Ricordo però che sicuramente lei (Lucia Borsellino, ndr.) l’ha vissuta un po’ come una trappola… un po’ forse l’ingenuità era dovuta al fatto che aveva ricevuto da poco l’incarico. Ad una delle prime giunte, si è ritrovata questo provvedimento dove nessuno ha detto nulla praticamente…».

 

 

Chi ha tradito la figlia di Paolo Borsellino? L’ex assessora, si scopre nella relazione, «ha declinato l’invito a essere audita per gravi ragioni di salute». Ma «nessuno dei protagonisti diretti riesce a dare un barlume di risposta alla domanda più elementare: chi ha scritto materialmente la proposta di delibera?». Sammartano si tira fuori dalla mischia: «Io non ho mai istruito nessuna pratica né incontrato, in nessun caso, mai i soggetti della Humanitas sull’argomento». E assicura che «quella sera la bozza fu depositata direttamente dall’assessore in giunta, senza che ci fosse stata un’istruttoria specifica da parte degli uffici». Eppure, quando Fava gli fa notare l’anomalia di un atto finito sul tavolo dell’assessore senza che i dirigenti ne sapessero niente, risponde: «Nello specifico mi sembra assai difficile anche questa ipotesi… Io non lo so francamente, poi bisognerebbe chiedere a Tozzo». E l’Antimafia lo chiede proprio a lui. «Arrivai all’assessorato alla Sanità a metà giugno del 2013... quindi un paio di settimane prima di questo accordo (...). Devo dirle - risponde l’allora dirigente del Dasoe, oggi ragioniere generale della Regione - che di questo accordo, fino al momento della delibera della giunta, io non ho avuto nessuna notizia... Diciamo questo testo, onestamente, chi lo abbia scritto io non so dirle, certamente non l’hanno scritto i miei uffici questo posso dirlo con certezza».

 

 

«Una delibera che s'è autoprodotta, con tanto di atti propedeutici, fino ad arrivare nella sua completezza - si legge nella relazione - sul tavolo della giunta Crocetta che la vota, dando il via libera all'ambizioso (e oneroso, per le casse della sanità regionale) progetto di espansione dell'Humanitas».

Borsellino, nella nota, rivela altri dettagli. E cioè che gli originali dell’accordo preliminare fra assessorato e Humanitas «sono stati presi in consegna» da Tozzo. Ed è lo stesso dirigente a portarle «lo schema di decreto volto alla formalizzazione del suddetto accordo (non siglato dall’estensore e portato brevi manu) da sottoporre alla firma, rappresentandone l’urgenza». Borsellino firma. Ma, «in considerazione della inusuale presentazione dell’atto», chiede a Tozzo di consegnarlo al capo di gabinetto, Tatiana Agelao. Ma «tale decreto», come le rivela la stessa Agealo, viene consegnato da Tozzo «non come atto ancora da perfezionarsi ma già munito di numero di repertorio…, e per di più con un numero ascritto all’Ufficio di Gabinetto e non già - come è prassi - al Dipartimento e all’Ufficio da cui è promanato l’atto». Per questa «circostanza, alquanto incresciosa, per le modalità formali e sostanziali con cui si è determinata» Borsellino avvia la revoca dell’atto.

 

 

Ma la frittata è fatta. E seguiranno altre misteriose rotture d’uova. L’Antimafia denuncia come «le forzature emerse nella ricostruzione dell’iter di questa delibera possano aver condizionato anche gli altri passaggi di una vicenda amministrativa surreale (dalla mancata comunicazione dell'avvio di revoca del provvedimento, decisiva per la sconfitta al Tar, alla scelta di non ricorrere al Cga dovuta a un balzano parere dell'Avvocatura). Fino a imprigionare la Regione in un vicolo cieco. Errori e omissioni delle quali, fino a questo momento, nessuno è stato chiamato a rendere conto». Mai dire mai.

Twitter: @MarioBarresi


 

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