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Cultura

L'eredità del grande Turi Ferro nel centenario della nascita

Ieri al Teatro Massimo di Catania la presentazione del testo edito da DSE nell’ambito delle celebrazioni promosse dal Teatro Stabile etneo 

Di Olga Stornello

A conclusione di un anno di eventi in memoria di Turi Ferro, è stato presentato ieri nel foyer del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, il volume “Turi Ferro, il Primattore. Catania e il mondo come palcoscenico”, edito dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore. La presentazione rientra nel progetto “Turi Ferro, un artista siciliano. Celebrazioni nei 100 anni dalla nascita”, nato dalla collaborazione tra il Teatro Massimo Bellini, il Teatro Stabile etneo, la fondazione DSE, e partner quali il Dipartimento di Scienze umanistiche UniCt, l’Istituto di Storia dello Spettacolo siciliano e la Fondazione Turi Ferro. Sono intervenuti Lina Scalisi (vicepresidente del Teatro Stabile), Domenico Ciancio Sanfilippo (editore), Masolino D’Amico (giornalista e critico teatrale), Antonello Piraneo (direttore de “La Sicilia”), Guglielmo Ferro (regista e presidente della Fondazione Turi Ferro), Giorgio Romeo (direttore di “Sicilian Post” e curatore del volume) e Laura Sicignano (direttrice del Teatro Stabile). A moderare l’evento, Giuseppe Di Fazio (presidente del Comitato Scientifico della DSE). A prendere per prima la parola la prof.ssa Scalisi: «Nel centenario della nascita di Turi Ferro ci piace trasmetterne il ricordo vivo grazie alla collaborazione con i suoi figli Guglielmo e Francesca, qui presenti. Questo volume raggiungerà tale obiettivo arrivando a molti lettori in allegato al quotidiano “La Sicilia”». 

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A farle eco, Antonello Piraneo: «Turi Ferro rimane Turi Ferro anche per i tanti che a teatro non ci sono andati e per questo vogliamo raccontarlo pure a loro. Il rapporto tra lui e il giornale riflette quello del giornale con la città, lo Stabile, l’Università e la comunità di lettori. Egli è un testimone vero». A completare le sue parole quelle dell’editore Ciancio: «Il libro sarà venduto insieme al giornale e resterà concretamente nelle case dei catanesi». 
Il volume nasce dalla ricerca nell’archivio de “La Sicilia”. «In essa si parla di Turi Ferro già nel ’48 come attore esordiente, ma il suo legame con il quotidiano non deriva solo dagli articoli, ma dall’amicizia con giornalisti quali Gerardo Farkas, Pietro Corigliano e Domenico Danzuso» ha raccontato Di Fazio. La critica di tutto il mondo ha parlato di Turi Ferro, tra i tanti l’illustre Masolino D’Amico: «Non me la sento di spiegare Turi Ferro ai catanesi – ha detto  – ma voglio ricordarne l’eccezionalità. Egli era in grado di imporre se stesso ai personaggi in scena, arrecandovi qualcosa della sua lingua, pur non rendendo mai un Re Lear dialettale. Per questo lo definirei un “monumento affabile”». 

 

 

Il suo legame con Catania è stato testimoniato dal figlio Guglielmo: «Mio padre accettò di recitare ne “I giganti della montagna” di Strehler a patto che lo spettacolo fosse portato nel suo Teatro Stabile etneo. Turi Ferro non sarebbe stato tale senza Catania e la famiglia. La mamma, Ida Carrara, lo introdusse nella recitazione e da allora io considero la famiglia Ferro-Carrara come una compagnia di teatranti». Il volume trasmette la catanesità di Turi Ferro: «Molti hanno raccontato la vita del Primattore, ma noi lo abbiamo fatto scavando nella sua sicilitudine. – ha affermato il curatore Giorgio Romeo – Il primo articolo attinto dall’archivio è un incontro tra lui e Tony Zermo in pescheria». A conclusione è intervenuta la direttrice dello Stabile, Laura Sicignano: «Tale volume è una traccia indelebile degli eventi organizzati nel centenario della nascita di Turi Ferro. Il loro filo conduttore è la convinzione che “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, citando Mahler». 
 

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