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Editoriali

Natale, è l'assenza di sentimenti l'altra povertà: se il vero regalo è la condivisione

Ogni anno riesce sempre più difficile respirare l’atmosfera dei giorni di letizia, per definizione e per convinzione. 

Di Antonello Piraneo

I riti giornalistici ricomprendono in questi giorni la ricerca della storia di Natale magari facendo particolare attenzione agli ultimi. In realtà questo giornale prova a  raccontare ogni giorno le storie edificanti e le periferie della vita. Il punto è che ogni anno riesce sempre più difficile respirare l’atmosfera dei giorni di letizia, per definizione e per convinzione. 

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Siamo più poveri e non  soltanto nel senso del portafogli alleggerito dalle crisi che si accavallano, dall’inflazione tornata galoppante erodendo il potere d’acquisto di chi  ha la ventura di avercelo il potere d’acquisto, dal lavoro che svanisce come un sogno al risveglio, riempendo di nuovi ultimi - gli ex penultimi - le mense sociali. 
No, siamo più poveri anche perché incontriamo difficoltà a relazionarci con l’altro, fosse un collega, un vicino di casa, un padre, un figlio. È la povertà dei sentimenti che svuota di fatto le case, gli uffici, le piazze, queste pur piene sì, ma di masse informi. Ce lo ha ricordato appena ieri, dalle pagine del Corriere della Sera, il cardinale Gianfranco Ravasi  in un lungo e profondo colloquio con Walter Veltroni: «Il Natale non è solo regali: dobbiamo combattere la solitudine, in questi tempi fluidi bisogna ricostruire le relazioni». 

Ecco,  il regalo più difficile da fare come da ricevere è diventato la condivisione, un rapporto interpersonale che non sia falso e cortese, un’amicizia che non nasconda altro se non una vicinanza sincera, scevra da gelosie e invidie. Le cronache sono la cartina tornasole della deriva che ci sta spingendo giù nella scala dei valori: violenza cieca, affetti fatti a pezzi - nel senso letterale del termine - bruti che camminano con un’accetta sotto il sedile dell’auto. 

Riflettiamoci: di fronte a ciò che leggiamo, ascoltiamo e vediamo quotidianamente, oggi è un privilegio vivere la banale normalità di un litigio tra coniugi che si ricomponga con la tenerezza di uno sguardo, di un diverbio tra colleghi che resti nel perimetro di un liberatorio “vaffa”, di un alterco tra automobilisti all’incrocio che non trascenda. 

«Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventasse Dio», è il dogma della Chiesa. Un’unione salvifica se vissuta in concreto, quotidianamente: da chi domani pregherà, anche se con qualche ipocrisia, davanti alla mangiatoia di Gesù Bambino, come pure da chi penserà soltanto a stappare la bottiglia per il brindisi e augurarsi buon Natale. A prescindere. 

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