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Le intercettazioni tra i boss agrigentini: «Vossia, come sistemiamo le cose noi si spaventano tutti, anche i palermitani»

Nel momento di definire le alleanze, i capi si vantano al telefono della forza delle loro cosche, definite il "fiore all'occhiello" di Cosa Nostra

Le intercettazioni tra i boss agrigentini: «Vossia, come sistemiano le cose noi si spaventano tutti, anche i palermitani»

AGRIGENTO - «La mafia agrigentina è molto più pericolosa e seria di quella palermitana. E’ il fiore all’occhiello di tutti...»". A dirlo non è un investigatore, ma un esponente della mafia agrigentina che parla con altri esponenti di Cosa nostra, senza sapere di essere intercettato. Gli interlocutori, come emerge dall’operazione "Montagna", che all’alba ha portato all’arresto di 56 persone, sono Giuseppe Luciano Spoto, il figlio Massimo, Giuseppe Nugara e Giuseppe Quaranta, tutti arrestati oggi.

Il gruppo, in rappresentanza del mandamento della "Montagna", come spiegano gli investigatori, «inizia a discutere delle alleanze con il confinante mandamento di Corleone con il quale vi sono stati sempre comuni interessi». I presenti «parlano della necessità di conoscere i referenti dei vari mandamenti perché la situazione è così in continuo mutamento che è difficile orientarsi rischiando in questo di contattare la persona sbagliata e compromettere i già precari equilibri in seno alle varie famiglie mafiose».

A un certo punto, parlano di Antonio Giovanni Maranto, capo del mandamento di San Mauro Castelverde, facendo tra l’altro dei paragoni con la “provincia” mafiosa di Agrigento, definita dallo stesso Quaranta «fiore all’occhiello» di Cosa Nostra siciliana perché sempre pronta e disponibile, aggiungendo che «questa prontezza spaventa tutti».

Ecco alcune intercettazioni del 23 febbraio 2014.

A parlare è Giuseppe Luciano Spoto, che dice: «...abbiamo bisogno di loro... e non ci sono... no ci sono... non è più come una volta... una volta c'era... una provincia... mettiamo su la provincia... la provincia già si sapeva dove bisognava andare... chiamava a chi... vai con lui e sapevi dove andare ... adesso non si sa più niente ... assolutamente ... perché le cose sono cambiate... non è che sono cambiate... perché le persone che tu conoscevi non ci sono più... e quello che c'è... quello che c'è non si può muovere (letteralmente "cataminiari")... quello che c'è non si può "cataminiari" ...».

E Giuseppe Quaranta risponde: «...però "zu Pè" (Spoto ndr) ... ci voglio dire una cosa...''vossia” è più grande di me... tempo... la provincia di Agrigento sistema tutte cose...capisce "vossia"...». E aggiunge: «Come sistemiamo noi le cose in provincia di Agrigento... si spaventano tutti...». E Luciano Giuseppe Spoto dice: «La provincia di Agrigento è più seria, i palermitani sono come sono... le persone che c'erano... affidabili... non ci sono più». E ancora: «Perciò se ce n'è qualcuno io non lo so ... se ce n'è qualcuno ancora i non lo so ... io posso arrivare fino a Corleone ... A Corleone so che ci sono ancora persone con la testa sulle spalle ... persone che ti dicono una cosa ed è una cosa... persone che tu...».

E Quaranta conclude con fierezza: «La nostra provincia sembra il fiore all’occhiello di tutti...».

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