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Il racconto dei superstiti del barcone «Migranti accoltellati e gettati in mare»

Il natante «era strapieno»: circa 180 persone sarebbero morte
Di Redazione

MESSINA - Durante il viaggio sul barcone con circa 700 migranti a bordo, soccorso da una petroliera il 19 luglio scorso, ci sarebbe stata una vera e propria carneficina con gente accoltellata o gettata in mare oltre alle persone asfissiate dai fumi del motore trovate nella stiva. Lo dicono i racconti dei migranti (561 sono giunti a Messina) raccolti dagli investigatori della squadra mobile resi noti dal dirigente della squadra mobile di Messina Giuseppe Anzalone. I dati, basati sulle testimonianze e molto approssimativi, proverebbero almeno 141 morti. I migranti dispersi sarebbero una cinquantina, altri 60 sarebbero stati accoltellati e gettati a mare, 29 sono i morti trovati nella stiva del barcone portato a Malta oltre a una donna morta durante i soccorsi e al bimbo di due anni giunto cadavere nel porto della città dello Stretto. «Il barcone era strapieno - dice Anzalone - dalle testimonianze ci sarebbero state circa 700 migranti. Le persone di nazionalità araba avevano pagato di più da 1000 a 2000 dollari ed erano sul ponte mentre gli africani che erano nella stiva avevano pagato da 250 a 500 dollari». CINQUE ARRESTI Per questo naufragio sono cinque i cittadini extracomunitari arrestati dagli agenti della squadra mobile di Messina. Ma per l'oro l'accusa non è solo di favoregggiamneto dell'immigrazione clandestina in quanto scafisti ma anche di omicidio plurimo aggravato viste le testimonianze che parlano di migranti scelti a caso, accoltellati e gettati in mare. Si tratta di un palestinese, un arabo saudita, un siriano e due marocchini che le indagini condotte a tempo record dagli investigatori.   Secondo i profughi alcuni dei 5 fermati oggi a Messina con l'accusa di omicidio plurimo avrebbero ucciso e gettato in mare diverse persone e non avrebbero permesso a uomini e donne che erano nella stiva di uscire sul ponte. Il caos sarebbe sorto poco prima della trasbordo dei migranti dal peschereccio alla petroliera. I migranti raccontano che i dissidi iniziali sarebbero nati tra Arabi e Africani perché quest'ultimi che viaggiavano nella stiva volevano uscire fuori. Inoltre sul ponte si sarebbero contrapposte due fazioni tra le persone che volevano tornare indietro viste le precarie condizioni del barcone e quelle che invece volevano proseguire il viaggio. Infine decine di persone sarebbero annegate durante le operazioni di trasbordo tra barca e petroliera; tra queste il piccolo di due anni arrivato morto a Messina.

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