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Droga, ecco le piazze dello spaccio a Catania Col “modello Napoli” guadagnano tutti i clan

La difficile lotta ai “narcos” in un ambiente in continua evoluzione
Di Concetto Mannisi

CATANIA - Una città costantemente invasa da fiumi di droga. Non servono le conferme, a parlare sono spesso le cifre di denaro sequestrate a chi gestisce le cosiddette “piazze” di spaccio; ma qualora qualcuno ritenesse di dover pretendere altro genere di “supporti”, ebbene, basta ricordare le quattro tonnellate di marijuana albanese sequestrate in appena un paio di operazioni, nei mesi scorsi, dalla squadra mobile. Quattromila chili di droga che avrebbero fatto le fortune dei Nizza di Librino (con basi anche a San Cristoforo), dei Morabito di Picanello, del gruppo di Lorenzo Saitta «'u scheletru» - tutti consorziati fra loro e sotto l'egida della famiglia Santapaola Ercolano - e che comunque rappresentano soltanto una percentuale neanche tanto consistente del quantitativo di “roba” che circola nella nostra città.   “Roba” che talvolta costituisce fonte di sostentamento persino per nuclei familiari lontani dalle logiche del crimine organizzato, ma che in ogni caso è da anni uno degli affari più “curati” da parte dei clan di casa nostra. Così come conferma il capo della squadra mobile di Catania, Antonio Salvago: «E' vero - annuisce - la città di Catania è organizzata, sul modello napoletano, in cosiddette “piazze di spaccio”, ovvero zone ben circoscritte che le organizzazioni criminali destinano alla vendita di stupefacenti. Tali zone sono presidiate attraverso un sistema di tipo militare costituito da un articolato modulo di vedette statiche (ai balconi o in sosta sui marciapiedi, ndc) e dinamiche (in continuo movimento sugli scooter, ndc), nonché da pusher e custodi della droga. I proventi dell'attività confluiscono in una «cassa comune» e vengono utilizzati per il pagamento degli stipendi degli associati e per il sostentamento economico delle famiglie dei detenuti».   «Nelle “piazze di spaccio” - prosegue Salvago - viene smerciato di tutto e la gestione di questi luoghi presenta caratteristiche comuni ai vari gruppi criminali, secondo un organigramma di tipo piramidale e gerarchicamente strutturato, con una distinzione di ruoli e di compiti ben precisa, destinati a modificarsi solo in seguito ad arresti e vicende personali degli associati. In ogni caso il più delle volte i clan riescono prontamente a sostituire chi viene occasionalmente arrestato, arruolando e spesso ben pagando i nuovi pusher. Quando invece gli arresti interessano più soggetti di un dato gruppo, può accadere che il gruppo colpito debba cedere il passo ad un altro che, con naturalezza, approfitta della debolezza di quello rivale per subentrare. Con le buone e, talvolta, con le cattive».   Una fotografia definitiva delle piazze di spaccio, quindi, è tutt'altro che facile da scattare, ma in linea di massima si potrebbe dire che a San Cristoforo la cosca Santapaola-Ercolano controlla il crocevia formato dalle vie Playa e Del Principe, quello formato dalle vie Della Concordia, Platania e De Lorenzo, quello fra le vie Trovato e Alogna, quelli fra le vie Villa Scabrosa e Oriente, fra le vie Playa ed Angeli Custodi, nonché le piazze di via Stella Polare, di via Barcellona e di piazza Niccolò Machiavelli. Sempre a San Cristoforo, i Cappello-Bonaccorsi controllano la via Colomba, il crocevia fra le vie Alonzo e Consoli, la piazza Caduti del Mare, il cosiddetto Tondicello della Plaia.   A Librino la cosca Santapaola-Ercolano presidia il viale Grimaldi 16 e il viale Castagnola 3; mentre i Cappello-Bonaccorsi si sarebbe insediati al 16 del viale Moncada. Sempre in viale Moncada, nella zona del palazzo di cemento, risulterebbero ancora attivi gli Arena, da tempo vicini ai “Tigna”.   A Trappeto nord, i Cappello-Bonaccorsi presidierebbero la via Ustica, mentre i Santapaola-Ercolano sarebbero i “titolari” della via Capo Passero.   A Picanello, ancora, Santapaola-Ercolano attivissimi tanto al Villaggio Dusmet quanto nella zona di via Grasso Finocchiaro, mentre a Nesima Superiore, nella zona del corso Inidpendenza, spadroneggiavano i Cursoti milanesi che però, a quanto sembra, dopo il blitz della scorsa settimana hanno dovuto cedere qualcosa ad un gruppo subentrante.

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