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Catania, la sfogo della madre di Nicole «Troppi errori umani e solo mezze verità»

La famiglia tra rabbia e dubbi: «E se fosse andata diversamente? »

Di Mario Barresi

CATANIA – Parole. Dolci. Quelle che una mamma, dallo smartphone, chiusa nella stanza di una clinica – dove dovrebbe esserci pure sua figlia e invece non c’è perché è morta tre ore dopo essere nata – prova a esorcizzare il dolore con l’antidoto più naturale. L’amore. «Ci sono tanti tipi di amore e noi abbiamo avuto la fortuna di provarli tutti, il più grande è senza dubbio quello per i propri figli ed io e Andrea lo proveremo per sempre per la nostra piccola Nicole che fin da subito dentro me ci ha regalato una gioia immensa e un amore infinito». Tania Egitto, casalinga e baby sitter fino a quando il pancione gliel’ha permesso, poco prima di mezzogiorno, mette in piazza (quella virtuale) i suoi sentimenti. Una carezza su Facebook: «Piccola mia tu vivrai per sempre nei nostri cuori. Ricorderò ogni piccolo movimento che facevi dentro me fino a poco prima della tua nascita, eri e sarai per sempre la mia piccola ballerina scatenata... Ti amo amore di mamma». Parole emozionanti, sentimenti limpidi; possa piacere o meno la scelta di condividerli con l’intero mondo del web. Compreso il marito, che le risponde quasi in tempo reale le risponde con un commento che è un giuramento: «Vi amo amorine mie... Sempre».   Ma in quest’esternazione – alla vigilia di un San Valentino che la coppia catanese, purtroppo, non dimenticherà mai – c’è, più forte che mai, il dolore. «Quello non vorresti mai provarlo sotto nessuna forma, ma lui t’insegue... e noi siamo stati inseguiti e presi da quello più brutto, il dolore della perdita di un figlio. Un dolore che ti spezza il cuore in mille pezzi, un dolore che ti svuota, ti toglie la voglia di vivere, perché la tua vita era la sua vita».   L’amore, il dolore. E pure la rabbia. Quella confessata a un’amica, una persona molto vicina. La rabbia «perché Nicole non me l’hanno fatta abbracciare nemmeno per un secondo, non potrò nemmeno portare con me questo ricordo perché non l’ho vista, non l’ho toccata», confessa a chi va a trovarla in clinica. E i ricordi di quegl’attimi concitati riaffiorano con più nitidezza: la gioia per il primo e unico vagito; lo smarrimento per il silenzio che ne segue; il taglio del cordone ombelicale, rito frettoloso affidato al marito Andrea. E poi quelle facce preoccupate dei medici, poi «sempre più agitati» mentre «continuavo a chiedere “perché non mi fate vedere la bambina, perché me l’avete portata via” e loro erano sbiancati in faccia». La risposta – poco dopo la nascita registrata all’1,18 – è stata dapprima un vago «signora c’è qualche problema, ma non si preoccupi». Poi un’ammissione: «Ha un po’ di liquido nei polmoni». L’inizio della fine.   E poi il sospetto. Raccontando alle amiche, sempre con le stesse parole, il medesimo dubbio: «Non ci hanno raccontato cos’è successo davvero quella notte dopo che è nata Nicole». Un concetto toccato anche nel messaggio su Facebook, quando Tania dice a tutti che «la nostra bambina non c’è più... e non per cause naturali, ma per un errore umano, tanti errori umani... », perché «quello che dicono i Tg è solo una parte di verità... », con la consapevolezza che «presto si avrà giustizia, presto tutto verrà alla luce e la mia bambina avrà pace».   Tace, papà Andrea. Assaltato dalle telecamere quando entra ed esce dalla clinica “Gibiino”. «Lasciatemi in pace, non voglio fare la rockstar del dolore», ci aveva detto giovedì al telefono. Anche la sorella di Tania, uscendo, è chiara: «Mio cognato non ha mai detto alcunché, non è salito sull’ambulanza. Lasciateci in pace, quando ci sarà da dire qualcosa lo diremo». Pure l’avvocato della famiglia, Giuseppe Micieli, lacia alto il muro: «No comment per rispetto dell’inchiesta in corso». L’unico a rompere il fronte è il nonno di Nicole, Franco Egitto: «In Sicilia c’è una sanità assolutamente disastrosa, quasi delinquenziale», si lascia sfuggire prima di fuggire. Per rintanarsi in quella stanza di intimità e di dolore. Lì dentro, lontano da microfoni e taccuini, ci si può lasciare andare ai dubbi più inquietanti. «E se quella notte le cose non fossero andate così come vogliono farci credere? ». È già buio. Un altro giorno è passato. I brutti pensieri, quelli no.   twitter: @MarioBarresi

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