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Catania

Peculato, chiesta archiviazione per arcivescovo di Catania Gristina

Di Orazio Provini

Catania - Erano finiti sotto inchiesta con l’accusa di peculato in concorso (art. 341, 81 c.2, 110 c. p). Sono l’arcivescovo Salvatore Gristina e monsig. Alfio Santo Russo.

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Il primo nella qualità di presidente del CdA dell’Opera diocesana catanese per il culto e la religione (Odccr), il secondo nella veste di presidente del CdA dell’Opera diocesana di assistenza (Oda). Con loro, ma con l’ipotesi di appropriazione indebita aggravata in concorso, (81, 110, 646 e 61 n.11) finirono Alberto Marsella, nella qualità di amministratore delegato dell’Oda e Daniela Stefania Iacobacci, segretaria particolare della fondazione. Un’inchiesta che fece particolare rumore, proprio per il coinvolgimento dei due alti prelati chiamati a chiarire i particolari di un contratto di locazione tra Oda e Odccr, stipulato, secondo l’accusa, solo per simulare un affitto e che invece sarebbe servita a pagare le rate di un mutuo contratto da Odccr con un istituto di credito, eludendo così una normativa comunitaria, nazionale e regionale.

A distanza di alcuni mesi la Procura ha chiesto l’archiviazione per Gristina e Russo, difesi dagli avvocati Giuseppe Barletta e Carmelo Peluso (Gristina) e Attilio Floresta (Russo). Era stato lo stesso arcivescovo, assistito dai propri legali, a chiedere e ottenere di essere interrogato nei mesi scorsi dal sostituto procuratore Fabio Regolo, per spiegare e chiarire la propria posizione. Un colloquio che evidentemente deve avere convinto i magistrati, ai quali invece monsignor Russo presentò un’articolata memoria difensiva sulla questione e sulla sua posizione. Si attende adesso la decisione del Gip.

Restano invece ancora ufficialmente sotto inchiesta gli altri due indagati. La Procura contesta a Marsella e Iacobacci l’appropriazione indebita di alcune rette mensili che sarebbero state versate dagli utenti di una casa di riposo all’Oda; di un contributo a titolo di rimborso spese e l’uso di carte di credito prepagate ricaricate con addebito sui conti Oda, per un totale di circa 40mila euro.

L’appropriazione sarebbe stata scoperta dopo un’ispezione eseguita nel 2016.

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