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Covid: attesa per i vaccini, «ma attenti ai pasticci con la catena del freddo»

Covid-19

Covid: attesa in Sicilia per i vaccini, «ma attenti ai pasticci con la catena del freddo»

Di Mario Barresi

Professor Bernardini, anche l’Aifa ha dato il via libera al vaccino Pfizer. Ma l’Italia è davvero pronta al V-day?

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«Dalla riunione di oggi (ieri per chi legge, ndr) in Aifa è emerso ancora qualche elemento da chiarire. Diciamo che il V-day, oltre a una simbolica prima somministrazione a figure istituzionali, come il presidente della Repubblica, e personalità sanitarie, sarà una prova generale per capire come non combinare pasticci in seguito».

A quali «pasticci» si riferisce?

«Soprattutto al fatto che questo primo vaccino, sia benedetto, ha l’assoluta necessità di un’attenta gestione della catena del freddo. Dalla conservazione a 80 gradi alle successive fasi, fino alla consapevolezza che il vaccino è fatto di un materiale che a temperatura ambiente si degrada rapidamente. Poi l’altra questione. Pfizer fornisce ogni fiala ufficialmente per cinque dosi contenente in teoria la quantità di sette dosi, calcolate prudenzialmente in eccesso in caso di dispersioni del liquido. Ma ciò non significa che “per risparmiare”, come ho sentito dire nel corso di un incontro, si debbano prevedere sette destinatari... L’accortezza che ho suggerito io, invece, è di predisporre la somministrazione a gruppi di cinque, proprio per mantenere al massimo l’integrità del vaccino».

L’Aifa rassicura: efficacia al 95%, approvato per tutta la popolazione sopra i 16 anni e senza «controindicazioni assolute». Significa davvero che possono farlo tutti, questo vaccino?

«Possono esserci, come per qualsiasi prodotto, problemi di ipersensibilità e anafilassi che non comportano comunque grossi rischi. L’altra accortezza che abbiamo suggerito è di aggiungere ai 15 minuti di osservazione già previsti dopo la somministrazione altri 15 per i potenziali allergici».

E chi ha un’infezione in corso può fare il vaccino lo stesso?

«Con una febbre si può anche fare, ma magari è meglio rimandarlo. Con un’infezione di minore conto, ad esempio un ascesso dentale, non c’è alcuna necessità di rimandare».

E gli immunodepressi?

«Su chi è immunodepresso, poniamo il caso di un trapiantato di reni, il vaccino per definizione può non essere efficace. Ma essere immunodepressi non è una controindicazione».

E per le donne in gravidanza o che devono allattare?

«Gli studi condotti sugli animali escludono rischi sul parto, né sullo sviluppo post natale. E lo stesso vale per la fase dell’allattamento».

Questo vaccino può coprirci anche dalla variante inglese?

«Quella inglese è una delle decine di varianti identificate. È più aggressiva, arriva più rapidamente alle cellule-bersaglio. Ma è lo stesso virus, la stessa proteina. E ciò, al netto di ulteriori test in corso, non impedisce l’efficacia del vaccino pure sulla variante inglese».

Ci stiamo concentrando tutti sui vaccini. Ma i medici, nella trincea dei reparti Covid, hanno ancora poche armi: le stesse rudimentali cure dall’inizio della pandemia. Perché in Italia si ritarda sulla sperimentazione degli anticorpi monoclonali?

«All’attenta e rapida valutazione di Aifa c’è l’ipotesi di una sperimentazione in Italia. Io personalmente sono favorevole a fare presto: se questa cura ha un 10% di efficacia, perché non utilizzarlo subito?».

Eppure sono emerse «resistenze» alla proposta di Eli Lilly, che avrebbe messo a disposizione gratis una quantità di monoclonali. Aifa ha smentito. Qual è la verità?

«Per ovvie ragioni non voglio entrare nel dettaglio. Mi limito a dire che la sperimentazione, al di là della gratuità, ora potrebbe partire se Eli Lilly proponesse all’Italia un prezzo medio europeo di 600-700 euro, abbattendo i 1.024 euro con cui ha venduto il prodotto ad alcuni Paesi».

Qual è il suo giudizio, da tecnico, sulla Sicilia. Come ha affrontato la pandemia e come sta gestendo l’arrivo dei vaccini?

«Beati i monocoli in una terra di orbi, mi verrebbe da dire. Sul piano pandemico regionale, la Sicilia, come quasi tutto il resto d’Italia, era impreparata. Da noi, però, alcune vicende politiche hanno intaccato o rallentato la risposta. Mi riferisco ad esempio alla mancata riconversione di strutture sanitarie da poco dismesse che potevano offrire una risposta più efficace, al netto della disponibilità di risorse umane. Sull’emergenza c’è chi ha fatto orecchie da mercante e chi ha fatto e fa. Come, ad esempio, Bonaccini e Zaia. Sui vaccini è troppo presto per dare giudizi. Ma sarà fondamentale, ripeto, investire sulla formazione di chi dovrà somministrarli in condizioni molto particolari. Anche in Sicilia».

Twitter: @MarioBarresi

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