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Pozzallo, quattro migranti morti aspettando lo sbarco

La denuncia del portavoce dell’Oim in Italia, Flavio di Giacomo. La Polizia sta cercando riscontri. Tutti sbarcati i profughi, tra essi ci sono 131 minori

Pozzallo, quattro migranti morti aspettando lo sbarco

POZZALLO Vedendo in lontananza una nave procedere verso il barcone su cui viaggiavano, hanno pensato di avercela fatta. E buttandosi in acqua hanno cercato di raggiungerla a nuoto, ma sono morti annegati. Una storia con un tragico epilogo per quattro profughi somali che avrebbero perso la vita mentre cercavano di mettersi in salvo. A raccontarla, su twitter, è il portavoce dell’Oim in Italia, Flavio di Giacomo che ha riportato il racconto dei migranti sbarcati nella notte a Pozzallo, compagni di viaggio dei quattro africani. La polizia di Ragusa sta tentando di verificare il racconto dei testimoni. Drammatico come quello di un altro profugo sbarcato dalle due navi della Finanza e di Frontex che hanno soccorso il barcone su cui viaggiavano in 450. «Ero partito con mio padre ma non ce l’ha fatta, è morto durante la traversata del deserto per arrivare nel porto in Libia», ha raccontato il ragazzino a Save the Children. Il profugo è uno dei 128 minori non accompagnati giunti a terra. Altri tre bambini sono accompagnati.

Le operazione di sbarco delle navi Monte Sperone e Protector sono terminate all’alba. Cominciate nel pomeriggio col trasferimento a terra di donne, bambini e persone bisognose di cure: in tutto i migranti sono 447, 44 donne e 272 uomini: 291 proverrebbero dall’Eritrea e 92 dalla Somalia. Altri migranti vengono da Nigeria, Bangladesh, Algeria, Libia, Siria, Egitto. Ora sono al lavoro gli uomini della Prefettura e della Questura per i ricollegamenti dei migranti negli altri Paesi europei.

«Tantissimi casi di scabbia, donne denutrite, molte persone disidratate. Non è un quadro clinico idilliaco ma neanche drammatico», ha detto Khosrow Mansour Sohani, il medico dell’hot spot di Pozzallo che ha visitato i migranti appena arrivati. Sohani è un medico di origini egiziane, da anni ormai in Italia, si è laureato in Medicina a Catania ed ha sposato una farmacista di Vittoria.

Ha lavorato tutta la notte e solo intorno alle 9 ha lasciato Pozzallo per andare a Ragusa dove ha l’ambulatorio.
All’hot spot di Pozzallo la situazione sanitaria è difficile. I medici di Ragusa prima di dare il via libera ai trasferimenti dal centro devono verificare le condizioni di salute degli ospiti. Difficile che possano essere trasferiti presto gruppi di profughi perché quasi il 90% di loro ha la scabbia. Molte persone sono deperite e disidratate, tutti hanno bisogno di riprendersi prima di mettersi di nuovo in viaggio. Una equipe composta da una psicologa, un’assistente sociale e un mediatore culturale dà sostegno ai minori. Ha ascoltato soprattutto le ragazzine e hanno avuto modo di apprendere la situazione di degrado in cui hanno vissuto in Libia. Le migranti hanno raccontato di esser rimaste chiuse per 14 mesi in luoghi di prigionia senza poter uscire. Non a caso quasi tutte hanno difficoltà a deambulare. Hanno vissuto in difficili condizioni igienico-sanitarie ed hanno chiesto di fare esami per accertarsi se hanno «contratto malattie».
Senza sosta anche il lavoro della polizia che sta cercando di identificare, tra gli sbarcati, gli scafisti. Sarebbero una decina. Gli interrogatori continuano.

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