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Tangenti dietro la discarica Eco Beach, realizzata sul letto di un fiume

Cronaca

Tangenti dietro la discarica Eco Beach, realizzata sul letto di un fiume

Di Redazione

MESSINA  - L’indagine per traffico di rifiuti, condotta dai carabinieri di Messina, che ha portato oggi a 16 misure cautelari nasce dai controlli dei militari del Noe e della Compagnia di Taormina a un impianto di trattamento rifiuti di Giardini Naxos (Messina) realizzato abusivamente in un’area sottoposta a vincoli idrogeologici. Gli inquirenti accertarono anche che un lungo tratto dell’alveo del torrente San Giovanni, che fiancheggia l’impianto, attraverso riporti di terreno, era stato trasformato in una strada utilizzata per far giungere al sito industriale i mezzi che trasportavano i rifiuti.

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Secondo i militari l’occupazione del torrente comporterebbe rischi di inondazioni anche del centro abitato a valle dell’impianto perché la strada realizzata ha notevolmente ristretto la larghezza naturale del corso d’acqua, determinando difficoltà nel deflusso delle acque in caso di piogge.

L'inchiesta ha portato a due ordinanze di custodia cautelare in carcere, 9 arresti domiciliari, 4 obblighi di firma e un’interdizione dai pubblici uffici. Ventuno gli indagati. Lo sviluppo dell’indagine ha fatto emergere il coinvolgimento, nel traffico illecito di rifiuti, di più persone e più società direttamente collegate alla Eco-Beach e al suo titolare di fatto.

Nel dicembre 2018, l’impianto della società Eco beach s.r.l. di Giardini - Naxos (Me) è stato sottoposto a ispezione da parte del Noe di Catania e, per le gravi violazioni contestate, sequestrato. Nell’ambito delle indagini sono state accertate la distruzione e l’incenerimento illecito di rilevanti quantità di rifiuti e il rilascio di autorizzazioni illecite che coinvolge amministratori locali e i vertici provinciali del settore ambientale della pubblica amministrazione.

Scoperte anche discariche abusive e incenerimento di rifiuti pericolosi come materiale elettronico, fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane per un quantitativo stimato di svariate decine di migliaia di tonnellate, che ha procurato agli indagati un illecito profitto di milioni di euro.

Sul fronte dei reati contro la pubblica amministrazione oltre a illeciti finalizzati al rilascio di autorizzazioni illegittime, necessarie a «coprire» le illegali operazioni di smaltimento, è contestato un episodio di corruzione di un pubblico funzionario della Citta Metropolitana di Messina, addetto al controllo. Avrebbe avuto denaro e regali in cambio di un atteggiamento «compiacente» nel corso dei controlli.

«E' stato accertato un rapporto molto stretto e stabile tra un pubblico funzionario della provincia e imprenditori che ci ha permesso di contestare l'associazione a delinquere - ha detto il procuratore aggiunto Rosa Raffa -. Le imprese riuscivano ad aggirare gli ostacoli con autorizzazioni illegittime basate su false rappresentazioni come nel caso di Eco beach che si trovava sul letto di un torrente a Letojanni».

Il gip ha anche disposto il sequestro delle società Eco beach s.r.l. di Giardini Naxos e Ofelia s.r.l. di Catania, per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro.

Queste le persone coinvolte nell’inchiesta sul traffico di rifiuti della Dda di Messina: gli arresti domiciliari sono stati disposti per Patrizia Savio, Gaetano Monastra, Giuseppe Monaco, Rosario Russo, Davide Giunta, Matteo Taliò, Giovanni Longo, Stefano Codevilla e Romolo Barbini.

In carcere sono finiti l’imprenditore Venerino Savio ed Eugenio Faraone. L'obbligo di presentazione alla polizia giudiziario è stato notificato a Simone Savio, Basilio Gugliotta, Vincenzo Intilisano e Rosario Catanzaro, mentre la sospensione di sei mesi dall’esercizio del pubblico ufficio è stata disposta per Concetta Sarlo.


«Quello che emerge da questa indagine è un problema che riguarda il sistema di rifiuti in tutta Italia, tuttavia in particolare nel Meridione esiste una costante crisi nel ciclo dei rifiuti, e mi riferisco in particolare alla Campania, alla Calabria e alla Sicilia dove si osserva un’assoluta assenza di impianti funzionanti e questo provoca l’emergenza dove nascono spesso dei fatti non leciti» . A dirlo a Messina il comandante dei carabinieri della Tutela ambientale, il generale di brigata Maurizio Ferla, commentando l'inchiesta Eco Beach. «Qui in Sicilia c'è assenza di apparati per il trattamento meccanico biologico di rifiuti - aggiunge - o di impianti idonei al trattamento della differenziata. Questa mancanza di strutture provoca l’emergenza e poi spesso in queste occasioni si inseriscono personaggi più o meno corretti che lucrano sul trattamento dei rifiuti».

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