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Cronaca

Zona gialla e ristoranti aperti, Ortigia simbolo dell'incertezza

Di Seby Spicuglia

SIRACUSA - Ortigia si tinge di giallo come il resto di Siracusa e della Sicilia, ma i conti e le prospettive restano in rosso. I ristoratori che ieri hanno incontrato il sindaco, Francesco Italia, hanno ricevuto rassicurazioni sul fatto che il primo cittadino si farà latore delle loro istanze presso il presidente della Regione Nello Musumeci, ma dietro le mascherine le bocche erano tutte disegnate all’ingiù.

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Il cuore antico di Siracusa, un tempo centro pulsante dell’economia legata all’accoglienza e alla ristorazione, batte a rilento. Ha subito un contraccolpo fiaccante nel 2020 a causa del Covid e pensa di attraversare la prima parte del 2021 con cautela, evitando di emozionarsi a vuoto e cadere in un secondo infarto economico.

«È chiaro che adesso non è possibile una programmazione – sintetizza Stefano Gentile, gestore di un bar storico che affaccia su piazza Archimede – perché gli scenari cambiano ripetutamente. In un primo momento ci stavamo concentrando su una ripartenza per marzo o pasqua, ma la data pare si sposti a maggio o giugno». In altre parola «l’incertezza ala fa da padrona». Ieri, nel primo giorno di giallo, a Siracusa c’era vento e gelo, «e come prima prova non fa testo – ammette Gentile – faremo qualcosa in più rispetto ai giorni scorsi, ma non è così che si risolve il problema».

Le possibilità offerte dalla zona gialla ai ristoratori in trasparenza sembrano una pia illusione di ripresa: «Sì è vero, ci si potrà sedere ai tavoli o consumare al banco, ma solo fino alle 18. Potranno entrare più persone, e questo recupererà un po’ dell’anima del bar che è convivialità, ma la paura nei cittadini permane: resta l’abitudine di aspettare che gli altri escano prima di entrare. Il limite massimo, tra personale e avventori, nel mio locale è di 10 persone».

Stessa percezione anche nella fascia di ristorazione “alta”, come racconta Salvo Calleri, gestore di un ristorante nel cuore del cuore di Ortigia, in piazza Duomo: «Non siamo agevolati soprattutto per una fascia “alta” come la nostra, siamo abituati a fornire un servizio “totale” e d’eccellenza, e lavorare solo a pranzo non ha senso».

L’analisi è impietosa e realistica: «In Sicilia non c’è la mentalità dell’uscita a pranzo come in altre parti d’Italia – analizza Calleri – E, poi, a Ortigia il problema è più grande».

Ecco che in questo senso Ortigia resta, nonostante il giallo, una principessa a disagio come una Cenerentola: «Chi programma di andare a Ortigia non lo fa solo per mangiare in un locale, ma contorna il tutto con una passeggiata – rivela Calleri – Senza dire che si deve posteggiare all’esterno, prima di Corso Umberto. Una distanza ritenuta possibile in estate, col bel tempo, ma non certo quando fa freddo come in questo periodo».

Calleri, e molti come lui, resteranno in attesa di un colore “stabile” prima di riprendere l’attività alla grande: «Per adesso è un’incognita: apriamo oggi e poi? Siamo disposti ad attendere che lo Stato ci metta in condizione di poter aprire per tutta una stagione, non così a singhiozzo. Sa che noi siamo chiusi dal 24 ottobre?».

Ma il passaggio da zona arancione a rossa sembra avere una valenza doppia, a seconda del settore che ne giova o ne paga le conseguenze, come sintetizza il voce segretario provinciale Cna Giampaolo Miceli: «Cambia molto per i bar, poco per i ristoranti. I primi hanno modo di somministrare al banco, cosa che con la precedente colorazione era vietata. I ristoranti siracusani puntano più alla cena che al pranzo, e quindi hanno poca utenza anche a causa dello smart working di molti che prima lavorando in ufficio pranzavano fuori, come i dipendenti degli uffici pubblici».

Cna ha alcune proposte per il settore: «A livello regionale usare la riprogrammazione dei fondi europei per un ristoro immediato sulla base delle maggiori perdite del 2020, a livello nazionale fare il decreto ristori superando i codici Ateco e basandosi sulle perdite effettive, abbattere gli oneri previdenziali per le imprese».

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