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Politica

Governo, Cancelleri unica certezza siciliana (e spera anche Faraone)

Di Mario Barresi

Catania. L’unico siciliano che oggi ha davvero una robusta probabilità - nelle ultime ore diventata quasi una certezza - di entrare nel governo di Mario Draghi è Giancarlo Cancelleri. Riprendendosi il suo posto di viceministro alle Infrastrutture, questo è il suo auspicio e anche l’obiettivo per cui sta spingendo Luigi Di Maio, o magari retrocedendo a sottosegretario alla Transizione ecologica o al Sud .

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Un traguardo raggiunto dall’ala iper-governista del M5S nonostante l’imbarazzo creato a Roma dal post (poi rimosso, «su richiesta della comunicazione nazionale») del gruppo dell’Ars, che chiedeva ai parlamentari nazionali di non votare la fiducia al governo Draghi. «In pratica un’istigazione a violare il nostro regolamento, che prevede l’espulsione per chi non vota come deciso su Rousseau», commenta un deputato di peso.

E oltre a Cancelleri? Il fatto che Draghi voglia raggiungere la parità di genere nella composizione complessiva della sua squadra riduce le speranze di molti uomini. Il deputato palermitano Giorgio Trizzino, però, resta in nomination, con la stima di Beppe Grillo e le ottime referenze del Quirinale. Per il resto, chance azzerate quasi per tutti, compresi gli uscenti Alessio Villarosa (che non molla) e Steni Di Piazza. Con più d’un mugugno sulle quote rosa: Jose Marano, nuova pasionaria dell’Ars, evoca uno «scempio» e chiede al capo politico Vito Crimi «di dare l’esempio, fare un passo indietro e cedere lo spazio, che pare si sia già ritagliato per sé, a una donna al primo mandato, come Laura Paxia per esempio». In effetti il nome della deputata catanese era sul tavolo fino ai mal di pancia della diretta interessata per il nuovo governo. Un’alternativa potrebbe essere Angela Raffa, 28 anni, la più giovane in carica a Montecitorio. La messinese, una star nei social nazionali del M5S (il che, oltre alla notorietà, le crea anche molte invidie interne), così come Paxia, ha un ottimo rapporto con l’eurodeputato Dino Giarrusso. Che si guarda bene dall’ammettere l’esistenza di una sua “corrente”: «Io faccio il pontiere, sto lavorando per l’unità a livello nazionale e regionale». L’ex Iena, «soddisfatto per l’addio alla figura del capo politico e la scelta di un organo collegiale», è pronto alla candidatura nel nuovo direttorio pentastellato. Forte di un consenso degli attivisti che, nella votazione dei 30 super delegati agli Stati Generali, lo piazzarono al secondo posto dopo “Dibba” (e prima di Di Maio). «Mi piacerebbe che, non per forza con un ruolo formale, ci sia una presenza importante di Conte nel movimento», scandisce.

Fuori dal M5S, per l’Isola (a bocca asciutta di ministeri) sentiero stretto anche verso i posti di seconda e terza fila. Al di là dei rumors su Forza Italia (la suggestione su Gaetano Armao al Mef e l’ipotesi di Gabriella Giammanco all’Agricoltura; si veda l’altro articolo della pagina), nessun siciliano nei sette nomi scelti dalla Lega (ma potrebbe esserci, all’Interno, uno “d’adozione” come Stefano Candiani), così come nella raffica di donne del Pd (fuori gioco Carmelo Miceli). Ultim’ora in Italia Viva: in pista, più che Valeria Sudano, ora c’è Davide Faraone. Il capogruppo al Senato potrebbe fare il sottosegretario al Lavoro. Un siciliano last minute. Uno dei pochissimi.

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