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Da Pachino a Pisa: ora è a capo di un team tutto italiano per curare i bambini con l’ictus

Salute

Da Pachino a Pisa: ora è a capo di un team tutto italiano per curare i bambini con l'ictus

Di Sergio Taccone

C’è un cuore pachinese che vive e opera in Toscana nel settore dell’alta specializzazione medica. Giuseppina Sgandurra, neuropsichiatra infantile, è la responsabile dell’Innovate Lab della Fondazione Stella Maris. I suoi studi sono concentrati su un modello innovativo di medicina personalizzata per curare i bambini colpiti da ictus cerebrale, facilitandone la riabilitazione dalla paralisi che colpisce uno dei due lati del corpo. Dopo la laurea all’Università di Catania, Giuseppina Sgandurra ha frequentato a Pisa la scuola superiore Sant’Anna svolgendo il dottorato di ricerca e diventando ricercatrice all’ateneo pisano. Il suo arrivo in Toscana risale al 2004. «Mi sono sposata con un toscano e abbiamo due bambini: Francesco, che frequenta la prima elementare e Chiara alla scuola materna».

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La sua giornata comincia alle 5. «Cinquanta minuti per vedere le mail, poi sveglia per tutti 10 minuti prima delle 6. I bambini vanno a scuola a Livorno per averli vicini al luogo di lavoro mio e di mio marito. Vivo con la mia famiglia a Marti, frazione di Montopoli in Val d’Arno, in provincia di Pisa». Ricorda con nostalgia l’infanzia e l’adolescenza a Pachino, la scuola dalle salesiane e il liceo classico a Ispica. «A Pachino non vado da alcuni anni, anche i miei genitori sono qui in Toscana ma la mia città d’origine la porto nel cuore», sottolinea Giusy Sgandurra.

Tra i progetti che la vedono impegnata c’è quello europeo chiamato “Catch-Hemi”, oltre 730mila euro, capitanato da un team tutto italiano che fa capo all’Irccs Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa). Un progetto che molto deve agli studi del professor Giovanni Cioni, ordinario di Neuropsichiatria Infantile a Pisa e direttore scientifico dell’Irccs Fondazione Stella Maris. Giusy Sgandurra è stata una delle sue più promettenti allieve. Il “Catch-Hemi” è risultato tra i progetti migliori dopo una durissima selezione. In competizione c'erano 32 nazioni e 23 diversi partner: su 189 progetti ne sono stati finanziati 22.

«L’ictus pediatrico, stroke, incluso quello perinatale, ha un'incidenza compresa tra 1,3 e 13 casi per 100mila bambini all'anno e può verificarsi nel periodo neonatale, cioè prima, durante o subito dopo la nascita, o successivamente nella vita pediatrica. In un terzo di casi di ictus neonatale e nel 50% di casi dell'ictus post-natale, i piccoli svilupperanno un’emiplegia, cioè una compromissione motoria e sensoriale di un lato del corpo. Molteplici sono le cause dell'ictus nei bambini e comprendono sia fattori genetici che epigenetici, ma non esistono marker affidabili di strategie di prevenzione o trattamento”. La dottoressa Sgandurra guida il team di questa ricerca transnazionale in neuropsichiatra infantile.

«Ho studiato con il professor Leonardo Fogassi, del gruppo di Giacomo Rizzolatti, lo scopritore dei neuroni specchio”. Il progetto s’inserisce in un consorzio internazionale di cui fanno parte, per l’Italia, il laboratorio di Medicina molecolare e Neurogenetica della Stella Maris e l’istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa mentre la presenza internazionale è garantita dalla collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma, l’Istituto di tecnologia di Karlsruhe e l’egiziana Alexandria University.

«Grazie a questo consorzio, - conclude Giusy Sgandurra - di altissimo rilievo nello studio del bambino con ictus pediatrico, sarà possibile mettere insieme diverse esperienze che vanno dalla neurologia pediatrica, riabilitazione, genetica, economia, management, statistica, ingegneria, industria. Non tralasciando l’importanza di partire dall’insieme di big data, già acquisiti singolarmente. L’ictus pediatrico, per la sua elevata incidenza e prevalenza, rappresenta uno dei principali disturbi dell’infanzia che necessita di un approccio di medicina personalizzata per ottimizzare la riabilitazione. L’obiettivo principale è identificare biomarcatori rilevanti da 4 diverse aree: genetica, valutazione clinica, neuroimaging e analisi cinematica».

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