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Il cuore grande di tre catanesi per la Santuzza

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Il cuore grande di tre catanesi per la Santuzza

Di Redazione

Luigi Maina, Gaetano Zito e Antonino Blandini sono stati tre uomini dall’alto profilo culturale e morale i cui nomi rimarranno legati in maniera indissolubile alla festa di Sant’Agata e alla città di Catania.

Da ragazzo desiderava entrare in seminario, ma il padre non lo permise. Lui però riuscì comunque a dedicare la sua vita alla sua fede cattolica, ad una grandissima devozione a Sant’Agata, manifestando un grande amore per la città di Catania nella cura straordinaria con cui tesseva sinceri e duraturi rapporti umani, nella maniacale attenzione al dettaglio dei cerimoniali, nello studio con cui curava aspetti legati al decoro urbano della città. Questo era il commendatore Luigi Maina, sulla cui figura e personalità è stato cucito su misura il ruolo di cerimoniere del Comune di Catania, che ha incarnato perfettamente dal 1983, e fin dopo la pensione con l’incarico onorario, rappresentando sempre il trait d’union tra tutte le autorità cittadine.

«Mi raccontava – dice Giuseppe Blandini collaboratore di Maina - che indossava il sacco fin da ragazzo, e del suo desiderio di essere vicino alla Chiesa. Maina era un cattolico praticante. Fu molto vicino al vescovo Bentivoglio, poi a Picchinenna, Bommarito, e infine Gristina. Divenendo intermediario tra il Comune e la Chiesa».

Il suo particolare carisma comunicativo emergeva anche con tutte le altre istituzioni, come i magistrati, i prefetti, i presidenti della Repubblica. Maina curò i cerimoniali delle visite delle più alte cariche dello Stato e della Chiesa, e accompagnò gli illustri ospiti nella conoscenza dei beni più preziosi di Catania. Illustrò il tesoro di S. Agata, in privato, ai presidenti della Repubblica italiana Scalfaro, Cossiga, Ciampi, Napolitano e a sua Santità Giovanni Paolo II, nel 1994. Tra i presidenti che Maina incontrò a Catania anche Pertini. Maina è stato insignito delle più alte onorificenze: cavaliere della Repubblica italiana, Commendatore al merito, Grande ufficiale della Repubblica italiana.

Mons. Gaetano Zito si distinse per una grande fede nel disegno divino di Dio e una grande attenzione agli insegnamenti di universalità della Chiesa del Concilio Vaticano II; per un grande rigore scientifico nella ricerca delle tracce del passato e nella documentazione di fatti da trasmettere; desiderava comprendere la realtà alla luce del Vangelo, e aveva una straordinaria passione per lo studio dell’Arte e delle sue manifestazioni, soprattutto verso tutto ciò che riguardava Catania, S. Agata, S. Euplio e il Beato cardinale G. B. Dusmet, partecipando nell’equipe della ricognizione delle spoglie mortali del 1988.

Sono stati questi i tratti distintivi di Mon. Gaetano Zito, vicario episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Catania, che lo portarono a ricoprire per 27 anni il ruolo di cappellano della chiesa di San Benedetto nella barocca via dei Crociferi, da dove, al passaggio della processione di Sant’Agata, prima dell’atteso canto delle monache benedettine del SS. Sacramento, Zito dava il suo personale e sentito contributo alla crescita morale della città.

«Era il 2007 – ricorda suor Maria Cecilia, delle monache benedettine di via dei Crociferi – quando mons. Zito propose all’arcivescovo Gristina di tenere una piccola riflessione prima del nostro canto».

Era l’anno in cui, al Cibali, a seguito degli scontri tra le tifoserie di Catania e Palermo, perse la vita l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Anche quell’anno la festa assunse un tono penitenziale. Mons. Gaetano Zito sentì l’esigenza di interpretare i fatti della società contemporanea alla luce del Vangelo e della testimonianza di Agata. Il sentimento che legava Mons. Zito a Sant’Agata era molto forte.

«Propose Agata quale modello delle donne per farsi rispettare e monito per chi perpetra la violenza. A noi consacrate – conclude suor Maria Cecilia – indicava Agata quale esempio per la fedeltà quotidiana alla vocazione».

La devozione del prof. Antonino Blandini per S. Agata risale ai suoi primi anni di vita. Della festa conosceva tutti i minimi dettagli e gli piaceva trasmetterli agli altri non per ostentazione di cultura ma come autentica testimonianza di una devozione profonda che aveva ereditato dai suoi genitori, Santo e Concettina. Custodiva un amore e una passione per la martire catanese e per la storia patria vissuti in simbiosi con la moglie Lia e trasferiti anche all’amatissimo figlio Emanuele, recentemente scomparso dopo sua morte. Da giovanissimo Blandini nutrì la passione per il giornalismo e fu corrispondente anche dell’Osservatore Romano. Risale agli anni 2000 l’inizio della sua collaborazione costante il nostro quotidiano. La sua autorevolezza in città crebbe con numerosissimi interventi su S. Agata e S. Euplio nelle conferenze pubbliche e nei salotti delle tv private e nazionali.

Era laureato in Giurisprudenza, abilitato alla professione forense, docente di materie giuridico economico e fu anche sovrintendente dei Beni Librari a Catania.

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