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Rosario, il giovane vignaiolo che vuole recuperare la negletta Minnella bianca

Di Maria Ausilia Boemi
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«L’intento - spiega Rosario Raciti - è cercare di recuperare i vitigni autoctoni che stanno scomparendo e che sono ormai quasi dimenticati». Eppure la Minnella, pur prodotta quasi esclusivamente sull’Etna su una superficie di soli tre ettari (su un totale di 3.181 ettari di superfici vitate sul vulcano, di cui la parte del leone la fanno le uve nere, con il 92,7%), è introdotta con Carricante (la varietà di uva bianca più importante in zona con 140 ettari vitati), Catarratto, ma anche Inzolia e Trebbiano, nel Disciplinare di produzione dell’Etna bianco doc: «È una tipologia di uva, la cui superficie vitata in provincia di Catania si aggira attorno allo 0,2% del totale (estendendosi da Giarre sino a Randazzo, passando per Zafferana e Sant’Alfio), che dà una maggiore aromaticità al vino, consentendo di ottenere vini con una maggiore complessità aromatica e con note marcate di banana matura, rosa, frutta matura ed esotica».

Nella ricerca condotta da Rosario Raciti, si è proceduto alla vinificazione in purezza di Minnella prodotta in tre aziende tra Linguaglossa e Randazzo: quella familiare Mariano Raciti e quelle di Massimiliano Calabretta e Giovanni Raiti (azienda Giuliemi). Secondo lo studio, «la migliore produzione - sottolinea Rosario Raciti - risulta quella a raccolta anticipata, che ha permesso di ottenere vini con una maggiore complessità aromatica e con note marcate di banana matura, rosa, frutta matura ed esotica. La raccolta a maturazione più avanzata, invece, ha portato alla produzione di vini con aromi non sempre particolarmente gradevoli. Il vino delle uve raccolte tardivamente, infine, non era paragonabile con gli altri due e, anche all’assaggio, si manifestava decisamente meno aromatico».

C’è da dire che la quasi scomparsa della Minnella dalla produzione è dovuta al fatto che «questa ha perso valore perché è difficile da coltivare, andando incontro più facilmente a problematiche fitopatologiche, essendo suscettibile ad attacchi di oidio e, parlando di insetti, anche a infestazioni di tignola. Questa varietà di uva non ha inoltre una produzione costante negli anni. Di contro, però, è una varietà altamente resistente alla siccità». Un dato da non sottovalutare, visti i cambiamenti climatici in atto.

Vignaiuoli etnei di nuova generazione crescono, quindi, con uno sguardo alla tradizione ma anche aperto al mondo. Non per nulla, Rosario Raciti è stato in Portogallo con l’Erasmus all’Istituto tecnico superiore di Lisbona e poi «ci sono voluto tornare per fare un’esperienza di vendemmia nella regione del Vinho Verde a Melgaço, nell’azienda di Anselmo Mendes, dove si lavora principalmente Alvarinho, Loureiro ed Avesso». Un’esperienza diversa rispetto a quella dell’Etna, visto che «in Portogallo si vinificano soprattutto uve bianche - con un affinamento dei bianchi in barrique -, con varietà completamente differenti e, di conseguenza, una gestione dei vigneti e delle cantine diversa. Anche loro, però distinguono le varietà in base al terroir, pur magari in aree più vaste rispetto alle nostre contrade». Subito dopo le feste, Rosario Raciti partirà per la Nuova Zelanda, «terra di vini molto all’avanguardia - anche se non con una tradizione millenaria come l’Europa - caratterizzata da realtà imprenditoriali molto grandi, cosa rara da trovare sull’Etna. Voglio fare un’esperienza lì, per avere la nozione di ciò che significa lavorare in una vera e propria industria del vino».

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