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Gli ultras di mezza Europa (e quelli della Sicilia): «Stop ai campioinati»

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Gli ultras di mezza Europa (e quelli della Sicilia): «Stop ai campionati»

Di Andrea Lodato

Per il mondo del calcio moderno il test del coronavirus è l’ultima prova tra business e salute pubblica, tra interessi economico finanziari e base popolare, tra i potenti padroni del pallone e del vapore, e gli umili, appassionati, sinceri e veri fruitori di uno spettacolo sbrindellato ormai da anni dall’influenza e dalle esigenze delle pay tv, dei grandi sponsor, dei potentati che muovono acquisti e vendite di società, giocatori, allenatori, marchi, brand.

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E’ il confronto a distanza tra governo del pallone e tifosi, tra chi va allo stadio per passione e chi vuol fare tornare a tutti i costi le squadre in campo, fregandosene delle misure di sicurezza, dei rischi non calcolabili, del fatto che ci troveremmo di fronte ad un calcio senza pubblico, senza spettatori, senza tifosi. Senza vita.

Così scendono in campo tifoserie di tutta Europa, oltre 80 tifoserie, per dire che il calcio va fermato qui, che riprendere i campionati sarebbe follia. E sarebbe un’offesa per chi dovrebbe comunque restare fuori dagli stadi. Una linea comune che unisce gruppi spagnoli, francesi, greci, tedeschi e, naturalmente, anche italiani, dalla Serie A alle serie minori. Un documento sottoscritto anche dagli ultras del Catania, da sempre punto di riferimento nazionale e internazionale per tutte quelle iniziative con cui il mondo ultras ha cercato di evitare la deriva presa dal calcio business.

Scrivono queste trecento tifoserie europee: «L'Europa è nella morsa del Coronavirus. I governi hanno dichiarato il lockdown totale tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica, primo obiettivo per tutti. Per questo riteniamo più che ragionevole pensare ad uno stop assoluto del calcio europeo. Chi gestisce quest'ultimo, invece, ha fin da subito espresso un solo ed unico obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinti che a scendere in campo sarebbero solo ed esclusivamente gli interessi economici e questo viene confermato dal fatto che il campionato dovrebbe ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo "sport popolare" : i tifosi. E’ più che lecito pensare che, ancora una volta, la supremazia del denaro vada a calpestare così il valore della vita umana.

Pertanto, chiediamo fermamente agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche finché affollare gli stadi non tornerà ad essere un'abitudine priva di rischi per la salute collettiva. Se il sistema calcio si trova in una situazione di tanta difficoltà, la colpa va attribuita alla mal gestione degli ultimi decenni. Mal gestione che abbiamo sempre messo in evidenza con il solo ed unico fine di tutelare e salvaguardare lo sport più bello del mondo.
Oggi il calcio è considerato più come un'industria che come uno sport; dove le pay-tv tengono sotto scacco le società, alimentandole con i propri diritti televisivi, permettendo così alle società stesse di poter pagare stipendi spropositati ai calciatori e alimentando a loro volta la sete di denaro di procuratori squali, il cui unico obiettivo è quello di gonfiarsi il portafoglio. Un sistema basato solo ed esclusivamente su business ed interessi personali che se non verrà ridimensionato quanto prima porterà ad un solo ed unico fine: la morte del calcio stesso.
Teniamo a sottolineare che se gli Ultras avessero una minima intenzione di lucrare su quella che è la propria passione, come abbiamo potuto leggere dai media in questi giorni, spingeremmo per una ripartenza dei campionati anziché lottare affinché questo non avvenga, andando contro tutto il sistema calcio ed a chi lavora per esso, scrivendo assurdità di ogni tipo. Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per far in modo che questo torni ad essere uno sport popolare».

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