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Digital fab, nuove tecnologie per traghettare StMicroelectronics nel futuro digitale

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Digital fab, nuove tecnologie per traghettare StMicroelectronics nel futuro digitale

Di Gianluca Reale

CATANIA - Data Science, intelligenza artificiale, Internet of Things. Un mix di nuove tecnologie di frontiera per avere uno sguardo verso il futuro e provare ad anticiparlo. Annunciata a fine 2017, organizzata e strutturata e poi inaugurata a dicembre 2018 dal presidentissimo, Jean Marc Chery, la Digital Fab ha un ruolo strategico per tutta la trasformazione digitale di StMicroelectronics. Nata nel sito produttivo di Catania, è la prima esperienza del genere fra tutte le unità di StM nel mondo. Il suo è proprio un contributo di costruzione, da “fabbrica”: accelerare la trasformazione dell’azienda verso il digitale partendo dai dati generati dall’azienda stessa.

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Il “cuore” della struttura è la Data Science, la Scienza dei Dati che li interpreta e ne estrae informazioni fondamentali. «Nel nostro team, formato al momento da 18 persone - spiega Salvo Ciccia, Head di Digital Fab - abbiamo tre data scientist di diversa provenienza professionale: uno, il primo che abbiamo assunto, era un docente e ricercatore universitario qui a Catania, la sua esperienza di ricerca per noi è stata fondamentale. Ci ha fatto da apripista. Poi abbiamo assunto un’altra persona che lavorava nelle analisi di marketing in Unicredit a Milano, specializzata in data science; infine, una terza persona che proviene dal Dipartimento di Informatica dell’università di Catania e aveva già esperienza aziendale come data scientist».

Attorno a queste tre figure c’è una squadra composta da ruoli senior e junior, neoassunti, in una pluralità di competenze: sviluppatori web e mobile, specialist di design thinking, esperti in interfacce intelligenti, architetti software, sviluppatori di business intelligence, analisti, specialisti IoT. «Un mix che ha creato un effetto straordinario - aggiunge Ciccia - perché ha accoppiato le menti fresche di giovani alle prime esperienze con l’esperienza pregressa di risorse interne o esterne. Gran parte degli assunti dall’esterno sono siciliani che lavoravano fuori, a Milano, in Svizzera, negli Usa, a Londra. Hanno colto l’opportunità per tornare». Insomma la Digital Fab è anche un’operazione di “rientro cervelli”.

Ma perché proprio Catania come sede della prima e, al momento unica, Digital Fab di StM? «Perché Catania aveva ed ha già una forte unità di sviluppo software, uno dei due poli mondiali di St in quest’ambito. Il software fab di Catania nacque nel 2000, io stesso rientrai da fuori per venirci a lavorare. Con l’avvento dell’industria 4.0 e l’esigenza di spingere una transizione verso le nuove tecnologie digitali, è stato quasi naturale creare sinergia con questo nuovo gruppo che lavora su Artificial Intelligence, IoT, Data Analytics. Il Digital Fab ha messo al centro il dato, come asset e valore competitivo, con l’obiettivo di estrarre informazioni e renderle fruibili all’azienda tramite algoritmi di intelligenza artificiale. Informazioni che servono per intercettare meglio le opportunità di mercato, per aumentare la qualità e la resa, ridurre la difettosità dei nostri prodotti. E sviluppare il software che li accompagna sul mercato».

Un esempio? I dati provenienti dall’uso dei sensori prodotti da St possono essere usati per monitorare il funzionamento delle applicazioni industriali su cui vengono impiegati: grazie a specifici algoritmi possono prevedere guasti, malfunzionamenti, necessità di sostituzione. La cosiddetta “predictive maintenance”.

Per questo tipo di soluzioni è fondamentale la capacità di un data scientist di correlare i dati. Il metodo con cui agisce il gruppo è quello detto “agile” o lean, con una grande e continua interazione tra tutti i membri del gruppo e i destinatari finali. Di sicuro, rivela Ciccia, «lavoriamo sul margine più avanzato dell’innovazione, sull’ultima frontiera della tecnologia. Tutte le aree su cui siamo impegnati hanno una velocità di aggiornamento frenetico, fondamentale per rimanervi agganciati è la capacità di ricerca».
Il programma di trasformazione sulla parte dati ha un nome evocativo: “Stromboli”, nato per evitare campanilismi. Etna era troppo catanese e i “catanesi” hanno dovuto rassegnarsi. Pur sempre un vulcano attivo. Digital Fab è come un magma ribollente di energia, idee e loro realizzazioni.

Il gruppo è destinato a crescere ancora. Il piano di selezione era stato avviato già prima del lockdown. Proseguirà. E, aggiunge Ciccia, «oggi esiste una possibilità in più per il territorio e per il mondo del lavoro, anche se purtroppo “forzata” da una situazione drammatica: la spinta decisiva allo smart working data dal Covid ha dato l’opportunità a tantissime persone di tornare a lavorare dalle proprie terre di origine in maniera remota, evitando di partire. L’infrastruttura fisica ha un po’ perso di significato e lavorando in questa modalità si apre una opportunità non trascurabile, forse unica, di ridurre il divario con altre realtà territoriali». E se lo dice uno che per lavoro deve guardare avanti, c’è da fidarsi.

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