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Le riserve naturali siciliane "si candidano" per il turismo di prossimità

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Le riserve naturali siciliane "si candidano" per il turismo di prossimità

Di Carmen Greco


PRIOLO (Siracusa) - Due mesi di silenzio. Nelle riserve naturali ma anche nelle città. Con la quarantena e le aree naturali in attesa di regole certe per la fruizione, gli appassionati della natura non hanno potuto far altro che scrutare il rettangolo di cielo sopra le loro teste per scoprire che, anche dal balcone di casa, si può continuare ad osservare la natura. Che non si è fermata. Anzi.

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«Molti in questi ultimi mesi mi inviavano foto con richieste di riconoscimento - conferma Fabio Cilea, direttore della Riserva naturale orientata “Saline di Priolo”, anzi, molti si sono avvicinati al birdwatching proprio in questo periodo, tanto che abbiamo creato un gruppo su WhatsApp “Siracusa birdwatching” in cui tutti questi appassionati che volevano imparare a riconoscere gli uccelli, potessero acquisire le informazioni che ho fatto girare. Questo questo stare a casa forzosamente ha cambiato le nostre abitudini è vero, ma è ovvio che chi si è messo alla finestra a fare osservazioni era già una persona sensibile alla natura». Così, fra un ciambellone e un collegamento zoom, ci siamo accorti che, nella “sciara” dietro casa svolazza di tutto, non solo i passeri. Uccelli “urbani” da sempre, ma la cui presenza abbiamo percepito solo adesso.

Un falco con la sua preda "beccato" durante il birdwatching casalingo da quarantena 

«Esiste un gruppo di uccelli “residenti” - spiega Cilea - che abbiamo sempre intorno ai giardini di casa, ma non ci facciamo caso. Il merlo, il passero, il cardellino, il verdone, sono tutti uccelli che vivono nelle nostre città ma solo con il lockdown molte persone si sono accorte che c’è una vera e propria migrazione di uccelli bellissimi, i gruccioni, la balia nera, il codirosso, l’upupa, sono tutti animali che “prima” la velocità del nostro quotidiano non portava ad osservare. Invece, in questa situazione di lentezza in cui siamo stati tutti obbligati, è bastato un po’ d’occhio per poterli vedere e magari fotografare».

Anche i ritmi veglia-sonno “sballati” per la quarantena, hanno fatto scoprire ai neofiti, il canto dei merli, che sono i primi a esibirsi prima del sorgere del sole. Una condizione che non si sarebbe verificata se non nel “silenzio” imposto dalla quarantena.

Silenzio che ha regnato - almeno fino al 4 maggio - anche nell’area della Riserva naturale orientata delle Saline di Priolo, l’unica zona umida della Sicilia in cui nidificano i fenicotteri, un’oasi di 40 ettari tra le ciminiere della raffineria riserva naturale dal 2000, che nell’ultimo anno ha fatto registrare un’affluenza di 17mila visitatori, un numero che - in tempi di coronavirus - è un’eredità da tutelare, soprattutto nella prospettiva di un’estate difficile per quanto riguarda il turismo, tutta speranzosa nel recuperare quello “di prossimità”.

Fenicotteri nella riserva delle Saline di Priolo, l'unico sito dove nidificano in Sicilia

Sotto questa luce, le riserve siciliane sarebbero le candidate “naturali” per quel turismo regionale che tutti intonano come un mantra per limitare almeno i danni di una stagione “nera”. È vero che non ci sono ancora delle regole precise, ma in quale posto se non in una riserva naturale si potrebbe garantire senza troppe difficoltà la distanza fisica fra i visitatori? «Noi vogliamo essere un punto di riferimento per il turismo naturalistico post-covid 19 - afferma Cilea - sono convinto che le aree protette possano aiutare la Sicilia a ripartire. Vale sempre la pena fare una passeggiata nella natura e, da noi, anche d’estate nonostante tutto, un fenicottero lo si incontra sempre. Candidiamo le aree protette come elemento di valorizzazione del territorio. Io da vent’anni lavoro per dare una speranza a questa zona di Priolo e i numeri, negli ultimi anni, ci hanno dato ragione. Siamo riusciti in qualche modo a cambiare un po’ l’immagine del territorio e, se oggi si parla di Priolo non è solo per il polo industriale, ma anche per i fenicotteri che nidificano sotto le ciminiere».

Cicogne alla Zona industriale di Catania, dove ormai sono stanziali (Foto Orietta Scardino)

C’è da dire che tutta l’area intorno alle Saline è, per il momento, un rebus. Se non altro, per la presenza degli stabilimenti balneari che, senza soluzione di continuità cambiano volto, nel periodo estivo, anche alla riserva. «In questi due mesi quello che regnava era il silenzio - continua Cie gli animali ovviamente lo hanno apprezzato. Senza auto che transitavano, senza clacson, senza musica e con il polo industriale che comunque, non si è mai fermato, molti uccelli erano tornati sulla spiaggia a cercare cibo: camminavano e volavano sulla battigia alla ricerca di piccoli pesci, ho visto cose che non vedevo da anni. Adesso vedremo cosa succederà, il mese di maggio è il periodo terminale della migrazione, quello più affascinante, soprattutto per quegli uccelli che poi andranno a nidificare nella tundra artica e che hanno davanti a loro un percorso lunghissimo da fare, i piovanelli, i gambecchi, e poi siamo in pieno periodo di nidificazione del cavaliere d’italia, del fraticello, della mocetta, del pollo sultano e dei nostri fenicotteri che dal 2015, hanno scelto questo posto come l’unico per nidificare in Sicilia. Adesso la mia paura è che nel momento in cui ci sarà una ripartenza, torneremo come e peggio di prima per la necessità di ridare vita all’economia. Per carità, è giusto, dobbiamo tutti mangiare e vivere, ma questo non deve mai contrastare con il benessere della natura che poi si rispecchia nel benessere umano. Io non sono mai stato fra coloro per cui si dovrebbero vietare le attività commerciali legate alla balneazione, penso che l’uomo non debba essere escluso dall’attività del territorio, ne è parte, però credo molto in un’idea più europea di salvaguardia dell’ambiente, e le cose si possono fare, ma in modo sostenibile. Noi combattiamo, da una parte, con le ciminiere che oggi sono sostanzialmente inutilizzate perché producono molto meno rispetto ad anni fa, dall’altra con lidi e chioschi - che noi ritenevamo attività più sostenibili - i quali invece si stanno rivelando problematici. Io in estate consiglio alle persone di non venire per la musica “a palla” che proviene dagli stabilimenti. Pare che così si faccia attività commerciale, ma non mi sembra una forma di rispetto del territorio quando a due passi c’è un’importante area naturale protetta che accoglie tante specie».

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