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Politica

Cateno De Luca dà le dimissioni da sindaco e si lancia nella corsa per succedere a Musumeci

Il primo cittadino di Messina lascia l'incarico dopo una notte a protestare contro il green pass nello Stretto. «Nello? Il re è nudo»

Di Mario Barresi

Ha montato la tenda. «Basta con sequestro sequestro di Stato!», lo striscione. Ha passato la notte qui, al porto di Messina. Cateno De Luca combatte le sue ultime due battaglie da sindaco (attraversamento dello Stretto e ordinanza-bis per chiudere le scuole) in attesa della dichiarazione di guerra. «Sto scrivendo le mie dimissioni» (le ha presentate lunedì mattina, ndr), proclama mentre strimpella la tastiera del suo notebook. Accanto un thermos di caffè, una scorta di “pidoni”. Pignolata e cannoli. «Ma Cuffaro non c’entra», precisa. Lo incontriamo attorniato dai suoi fedelissimi. Qualcuno ha pure pagato 2,50 euro per entrare agli imbarcaderi e stare accanto a lui. Sul monitor, in effetti, c’è la lettera d’addio a Palazzo Zanca.

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Non è il solito scherzetto, vero?

«No, domani mattina (appena fatto, ndr) le mie dimissioni saranno nelle mani del segretario generale del Comune. Saranno definitive fra venti giorni. Le ho posticipate per indossare per l’ultima volta la fascia il 5 febbraio, all’udienza dei sindaci metropolitani dal Papa. Il 5 viene di sabato. Mi concedo la domenica; da mezzanotte del 7 non sarò più il sindaco di Messina».

Ammesso che sarà così, che città sta lasciando?

«In ottime condizioni. Con i conti risanati e il bilancio già trasmesso in consiglio, con i servizi ottimizzati, le partecipate in ordine e una migliore qualità della vita».

Non teme che i messinesi si sentiranno traditi dalle dimissioni?

«I messinesi sono intelligenti. Perché mi hanno eletto e perché capiranno che lascerò la città in buone mani per andare a fare una cosa che sarà importante, soprattutto per Messina».

 

 

Dal 7 febbraio comincerà davvero la sua corsa da candidato governatore.

«Non esattamente. Il primo passo è aprire la campagna elettorale per Messina, dove si voterà a fine maggio come a Palermo. Lavoriamo alle liste».

C’è da scegliere un candidato. O magari una candidata: si vocifera di una sua disponibilità ad appoggiare la forzista Matilde Siracusano.

«Fare una scelta esterna rinnegherebbe in partenza tutto quello che succederà nei prossimi mesi. Chi governerà dopo di me ce l’abbiamo già in casa, fra le donne e gli uomini della mia giunta: ho solo l’imbarazzo della scelta. Io faccio crescere chi è bravo e preparo per tempo il “dopo di me”, come già fatto con gli ottimi sindaci che mi hanno seguito a Santa Teresa e Fiumedinisi».

Anche nel centrodestra siciliano si discute del dopo Musumeci.

«Sì, lo sanno e lo dicono tutti. Soltanto Musumeci è ancora convinto di succedere a se stesso, mi farebbe anche tenerezza se non avesse rovinato la Sicilia. Oltre a essere incapace, è politicamente malato. Di schizofrenia. Basterebbe mettere in fila i suoi proclami, a partire dall’ultimo comizio del 2017 nella sua Militello in cui disse che non si sarebbe ricandidato, fino alla farsa delle dimissioni, dell’azzeramento... È schizofrenia politica. Il voto dell’Ars della scorsa settimana dimostra solo che il re è nudo. Nudo e solo. Si guardi attorno: gli è rimasto solo Razza...»

Non c’è verso. Anche Miccichè gli ha chiesto di fare pace con lei...

«In una diretta social oggi (ieri, ndr) ho invitato Musumeci qui al presidio. E lui non è venuto. Ha perso l’ultima occasione. Ma non mi sorprende. Lui è quello che augura la galera ai deputati regionali. Lui è quello che ti sputa in faccia e vuole che tu gli sorrida. E se non lo fai è un oltraggio alle istituzioni. Lui è quello che ha messo alla porta, in un vertice del Cas, il mio Lo Giudice invitato dall’assessore Falcone».

A proposito: per chi ha votato Lo Giudice mercoledì scorso all’Ars?

«Miccichè-Di Paola. Ma lo sanno tutti: non c’è trucco e non c’è inganno».

Lei ha impostato la sua discesa in campo in funzione anti-Musumeci. Ma se non fosse lui il candidato del centrodestra? Lei perderebbe un po’ di smalto...

«Eh no, caro mio. Il centrodestra ha avuto un anno di tempo per cambiare rotta e non l’ha fatto. Non c’entra più se il candidato è Musumeci. Io ho dato loro un ultimatum: sganciatevi da lui. Il tempo è scaduto a Capodanno...»

Nemmeno Salvini può convincerla?

«Per riprendere il dialogo politico con lui, mi deve chiedere scusa, da uomo, dopo la diciottesima assoluzione».

E Lombardo? È il suo ex leader, s’è candidato due volte con lui. E poi c’è un feeling “processuale” fra voi...

«Ci siamo scritti, la notte prima e poi dopo le rispettive assoluzioni. Io a lui e lui a me. Io ruppi con Lombardo nel 2017 perché lui voleva Armao e io Musumeci. Lo stimo e ho un bel ricordo del sogno meridionalista che ho condiviso con lui».

E con grillini e Pd? Finiti gli ammiccamenti fra granite e aperitivi?

«Mi mandano sms erotici, ma il vero corteggiamento deve cominciare. Il loro piano è chiaro: non mi vogliono con loro, vogliono che io mi candidi per fare perdere il centrodestra».

E lei non si sente strumentalizzato?

«Caro mio, intendiamoci: non scendo in campo per far perdere il centrodestra, anche se questa è l’unica certezza che ho. Io mi candido in assenza di una proposta innovativa di entrambi gli schieramenti. E c’è chi l’ha capito. A fine febbraio comincerò il mio tour per le Regionali per presentare programma e liste. La prima tappa è Catania, dove ufficializzerò il sostegno di due esponenti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra, che ricoprono ruoli di rilievo. Io ballo da solo...».

 

 

E canta, pure. Niente Sanremo però.

«Non in concorso, perché per regolamento non sono un big e a 49 anni non sono un giovane. Ma c’è una speranza come super ospite...».

Ultima domanda a stampatello: cosa farebbe se la incoronassero candidato governatore del centrodestra?

«Un film già visto alle Amministrative del 2018. A una settimana dal dunque, quando i sondaggi mi davano quarto, Miccichè mi offrì l’appoggio di quasi tutta la coalizione. E dissi di no, perché lì dentro c’erano molti dei responsabili dello sfascio di Messina. Sappiamo com’è andata a finire...».

Ma stavolta sarebbe diverso...

«Sì, anche peggio. E infatti la saluto con una domanda: chi sarà, con Musumeci ormai a casa, il big del centrodestra che si immolerà in una campagna elettorale sicuramente perdente?».

Ride. Come un bimbo alle giostre. E mette in grassetto il primo rigo della lettera. «Oggetto: dimissioni».

Twitter: @MarioBarresi

 

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