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Politica

Giuseppe Conte verso l'acclamazione a capo del M5S (ma inquieta il silenzio di Grillo)

Non c'è più l'incubo del quorum grazie, paradossalmente, al voto di chi voleva mantenerlo 

Di Francesca Chiri 

Giuseppe Conte naviga a vele spiegate verso l’acclamazione alla guida del Movimento 5 Stelle e, nonostante il silenzio assordante di Beppe Grillo che non ha detto una parola né per incoraggiare il voto sullo Statuto né per congratularsi per il risultato raggiunto, si prepara ad incassare, venerdì, un probabile plebiscito sul suo nome.

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Forte del boom di partecipazione degli iscritti alla votazione sul nuovo corso pentastellato, l’ex premier ha deciso di accelerare i tempi e di approfittare dello «slot» previsto per l’eventuale seconda votazione sullo Statuto per far partire la consultazione sulla sua leadership. Entro domani sera dovranno arrivare dagli iscritti le eventuali osservazioni in merito e poi giovedì e venerdì si vota. Senza più l’«incubo» del quorum che, paradossalmente, Conte ha raggiunto nel voto sullo Statuto «grazie» ai no dei contrari. Se infatti chi ha votato No (7.702 iscritti) avesse deciso di disertare le urne, la votazione di ieri non avrebbe infatti raggiunto il quorum che era di circa 57 mila votanti, mentre i voti sono stati poco meno di 61 mila.

Ora però Conte ha il vento in poppa e anche per questo in molti prevedono che non ci siano conseguenze per i due dissidenti che hanno votato No alla riforma Cartabia e per 16 assenti al momento del voto. Luca Frusone, intercettato dal «Fatto», alza le mani: se dovesse arrivare l’espulsione «di certo non porterei rancore» ma «se può esserci un chiarimento con Conte, al di là delle sanzioni regolamentare, ben venga. Anche perché non ho nulla contro di lui». Anche Giovanni Vianello ha votato contro la riforma Cartabia che, dice, espone gli ecoreati al pericolo della «tagliola».

«Stupisce in tal senso il silenzio del Ministro Cingolani che forse avrebbe dovuto imparare dal suo predecessore il Generale Sergio Costa cosa significa difendere le norme che perseguono i reati contro l’ambiente» attacca il deputato. Per loro il deputato ed ex viceministro Stefano Buffagni si è invece augurato l’espulsione: «Chi ha fatto il furbo dovrà rispettare il regolamento» .Eppure i toni di rimprovero usati da Conte nei confronti dei dissidenti in occasione dell’assemblea con i gruppi di domenica scorsa non sono piaciuti ai parlamentari, neppure a quelli che la riforma l'hanno votata con convinto senso di responsabilità. In questa nuova fase il futuro Presidente dovrà infatti giocare la carta dell’inclusione e della compattezza per affrontare le prossime sfide che lo attendono. Intanto quella della composizione della nuova squadra. Che porterà inevitabili nuovi mugugni. Scontata la presenza di Luigi Di Maio e di Roberto Fico nel ruolo di «garanti» del Movimento, per il direttivo dovrà usare il bilancino per non scontentare «correnti» e per aprire ai territori. I nomi che circolano per questo ruolo parlano infatti di questo tipo di attenzioni, con le sindache Raggi e Appendino in prima fila, passando per la Azzolina o per Buffagni.  Quest’ultimo oramai assurto a rappresentante del Nord in «opposizione» alla pletora di esponenti del Sud di cui è ricco il Movimento.

Proprio il Nord Italia sarà infatti una delle priorità del tour che Conte si appresta a compiere per avvicinarsi alla base. E per spingere la campagna per le amministrative. Mentre l’alleanza con il Pd è sempre più fredda, un po' ovunque nascono anche liste di ex 5 Stelle che si oppongono al nuovo corso. In altri comuni, poi, il M5s ha proprio deciso di rinunciare a correre: è di oggi l’annuncio di Caserta dove il M5s getta la spugna. Le prossime sfide per Conte riguardano anche la linea da tenere nel governo durante il semestre bianco.

«Non ci saranno scossoni» garantisce in un’intervista a la Repubblica Luigi Di Maio. Che si fa garante per il Movimento anche se ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe : «Da giorni ricevo attacchi con delle veline e confido ancora che arrivino smentite. Quello che non si è capito è che queste diatribe interne non indeboliscono solo il Movimento ma anche chi lo guida». 

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