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Politica

In Sicilia 29 seggi in meno: chi resterà a “dieta”

Il taglio dei parlamentari riduce i posti: da 52 a 32 alla Camera, da 25 a 16 al Senato

Di Mario Barresi

Tesoro, mi si son ristetti i seggi. Magari in molti, compresi alcuni politici (o aspiranti tali) siciliani, avranno perfino rimosso che, dopo la riforma del 2020, il prossimo Parlamento avrà una drastica riduzione di seggi. Alla Camera si passa da 630 a 400, al Senato da 315 a 200, al netto degli eletti all’estero e delle cariche onorifiche. E dunque anche la Sicilia è costretta  a una cura dimagrante. Fra le più rigorose, se si fa una proporzione fra tagli di parlamentari e numero di abitanti, di tutte le regioni. Il numero di poltrone romane per i deputati e i senatori siciliani, infatti, s’è rimpicciolito di circa un terzo: da 77 a 48, con un saldo negativo di 29 seggi. Nel dettaglio: a Montecitorio la Sicilia eleggerà in tutto 32 parlamentari (fino alle elezioni del 2018 erano 52); a Palazzo Madama andranno in 16, a fronte dei 25 in carica.

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E tutto ciò a parità di legge elettorale, il “Rosatellum”, invisa ai partiti che però non sono riusciti a modificarla prima del ciclone che ha travolto il governo Draghi. Il che, in concreto, significa che si sono dovuti ridisegnare i collegi per attribuire i seggi (diminuiti) cercando di tutelare la rappresentanza dei territori. Non sempre è stato possibile. Soprattutto per le province più piccole e le aree interne, che verranno di certo marginalizzate in collegi-“monstre” dove a farla da padroni saranno, trasversalmente, i candidati delle città metropolitane. Soprattutto al Senato, dove i tre collegi plurinominali sono diventati due, con Trapani e Messina penalizzate. Ma anche alla Camera, i singoli territori (ad esempio l’hinterland etneo) vengono sciolti in uninominali più grandi.

Viene mantenuta la stessa ripartizione dei seggi. I 2/3 con il sistema proporzionale (in collegi plurinominali dove concorrono le liste dei singoli partiti (“bloccate”, con i candidati che eletti in base all’ordine scelto dai leader): chi prende più voti ottiene, in proporzione, più seggi, con un infernale sistema di attribuzione. Per il restante 1/3 con il maggioritario: collegi uninominali, in cui si sfidano le coalizioni: vince il candidato che prende più voti. 

Ma vediamo, nel dettaglio, cosa cambia in Sicilia.

Camera. L’Isola è divisa in due circoscrizioni: “Sicilia 1” (15 seggi in tutto) e “Sicilia 2” (17 deputati). Come e dove verranno eletti?
Nella prima circoscrizione ci sono 6 collegi uninominali: il “Palermo (Settecannoli)-Ustica” aggrega 16 quartieri del capoluogo, fra l’area del centro storico e il porto fino a sud-est, con l’isola di Ustica compresa; il “Palermo (Resuttana-San Lorenzo)-Monreale comprende la restante parte della città e 21 comuni a est; il “Bagheria” copre i restanti 59 centri del Palermitano; il “Gela” è interprovinciale: 21 comuni del Nisseno (escluso Niscemi) e 7 dell’Agrigentino; il collegio “Agrigento” riunisce i restanti 36 comuni della provincia, capoluogo compreso, e comprende anche Lampedusa e Linosa. In ognuno di questi collegi uninominali verrà eletto un solo deputato. Ma il maggior numero di seggi è nel proporzionale. Ed ecco, nella circoscrizione “Sicilia 1”, due collegi plurinominali: il primo (l’insieme dei primi tre uninominali) coincide in pratica con la provincia di Palermo ed esprime 5 seggi; il secondo accorpa Trapani, Agrigento e Caltanissetta, con 4 eletti in tutto.

 

 

Analogo meccanismo nella circoscrizione “Sicilia 2”. Qui ci sono 6 collegi uninominali (un deputato a testa): “Ragusa” comprende l’intera provincia iblea e 15 comuni del Calatino, a sud della città metropolitana di Catania; in “Catania” il capoluogo e 8 centri dell’hinterland, fra cui Misterbianco, Mascalucia e Gravina; “Acireale” aggrega invece i restanti 35 comuni del Catanese, fra zona jonica ed Etna; il collegio “Siracusa” coincide con tutti i 21 comuni della provincia; “Barcellona Pozzo di Gotto”  è invece interprovinciale, estendendosi dalla parte occidentale del Messinese (60 comuni) fino ai Nebrodi e all’intera provincia di Enna; l’ultimo collegio, “Messina”, comprende infine il capoluogo altri 47 centri della provincia, oltre che le Eolie. Anche in questo caso i posti più ambiti sono nei collegi plurinominali. Nella “Sicilia 2” sono in tutto tre. Il primo unisce Messina ed Enna, con 5 seggi in palio; il secondo (4 deputati) coincide con quasi tutto il territorio della provincia di Catania; il terzo, con 4 eletti, unisce Ragusa e Siracusa, il Calatino e Niscemi.

Senato. Più semplice e (ma anche con un taglio ancor più pesante) l’assegnazione dei seggi del Senato. In questo caso la circoscrizione “Sicilia” è unica. In gioco ci sono 16 scranni a Palazzo Madama, 6 dei quali attribuiti in collegi uninominali. Ecco in quali territori avverranno le sfide fra singoli candidati: “Palermo” (il capoluogo e 11 comuni limitrofi lungo la costa a ovest, più Ustica); “Marsala” (il resto del Palermitano e l’intera provincia di Trapani, isole comprese); “Gela” (le intere province di Agrigento e Caltanissetta); “Catania” (il capoluogo e 43 centri della provincia, dalla fascia jonica a quella etnea); “Siracusa” (aggregazione fra le province di Ragusa e Siracusa, con 15 centri del Calatino più Niscemi); “Messina” (le intere province di Messina ed Enna).

 

 

E poi la parte proporzionale dei seggi, da attribuire alle liste (senza preferenze per i singoli candidati) nei plurinominali. I macro-collegi siciliani sono due, con 5 seggi per ognuno, e coincidono con i confini delle province: il primo unisce Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani; nel secondo Catania, Messina, Siracusa, Ragusa ed Enna.

Twitter: @MarioBarresi
 

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