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L'emergenza cenere svuota le casse dei Comuni etnei. Barbagallo: «Cosa aspetta Musumeci?»

Una situazione insostenibile che si ripete ormai a distanza sempre più ravvicinata. Il segretario del Pd: «Subito lo stato di calamità naturale»

Di Redazione


«Siamo al quarantaseiesimo evento parossistico dell’Etna, ma cosa aspetta il Governo Musumeci ad avviare le procedure per dichiarare lo stato di calamità naturale? Le casse dei comuni etnei sono allo stremo e, annunci a parte, i trasferimenti di risorse sono assolutamente insufficienti, si tratta di somme irrisorie rispetto al necessario». Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, si fa portavoce delle istanze che arrivano da tanti sindaci dei Comuni etnei che stanno affrontando un giorno sì e l'altro pure l'emergenza sabbia vulcanica, un'emergenza che sta svuotando le casse di tanti municipi.

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Una situazione divenuta ormai insostenibile che si ripete ormai a distanza sempre più ravvicinata: dopo botti, boati e tremori dovuti all’ennesimo parossismo dell’Etna a seguire l’ennesima caduta di lapilli e cenere. I comuni non ce la fanno più, le loro casse non possono sostenere un fenomeno eccezionale che va fronteggiato in modo eccezionale.

«I sindaci dei comuni attendono da mesi le somme già spese per l’abbancamento e il trasferimento della cenere lavica - aggiunge Barbagallo - ed è incomprensibile come mai, ancora oggi, la protezione civile regionale non abbia avviato le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità naturale e non abbia trovato le risorse necessarie per assistere la popolazione e i comuni. Suggeriamo - conclude Barbagallo - qualche fiera del cavallo in meno e maggiori sforzi per trovare, tra le pieghe del bilancio della Regione, le risorse da erogare ai comuni in difficoltà». 

«Siamo arrivati all’esasperazione - aveva dichiarato qualche giorno fa il sindaco di Milo, Alfio Cosentino al nostro giornale - diventa sempre più complicato gestire questa situazione, perché non abbiamo risorse per far fronte a cadute e ricadute che si ripetono ciclicamente. E’ inderogabile un intervento economico. Milo è uno dei Comuni più bersagliati. Abbiamo affidato incarichi per l’ammontare di 140.000 euro a cui si aggiungono i costi di conferimento. E poi le prime piogge creeranno problemi agli edifici pubblici e privati, saranno inevitabili le infiltrazioni, gli intasamenti... Noi abbiamo calcolato circa 190mila euro di spese. I cittadini dovranno sostenere da soli le spese, occorre un ristoro anche per loro».

«Non possiamo andare avanti così - aveva invece detto il sindaco di Zafferana Salvatore Russo - il nostro Comune è bersagliato dalla cenere, è una lotta impari, abbiamo bisogno di fondi per respirare e anche i cittadini sono in difficoltà». Dal 18 febbraio a oggi notevoli gli impegni per il servizio di rimozione affidato a ditte specializzate. Ancora la rendicontazione è in corso, ma supera di molto i 700mila euro ed è destinata a salire.

Anche il sindaco di Santa Venerina, Salvatore Greco, non ne può più e teme per i Bilanci comunali. «Avevamo concluso la raccolta della caduta dello scorso giugno e... siamo punto e a capo. Non possiamo essere lasciati soli ad affrontare un problema più grande di noi. Non possiamo continuare a fare affidamenti in somma urgenza che poi vengono riconosciuti come debiti fuori Bilancio, ci vuole un fondo nazionale e regionale che ci consenta di dare incarichi con garanzia di copertura finanziaria. Abbiamo già rendicontato alla Protezione civile regionale circa 316mila euro per affidamenti già fatti, ma il fondo predisposto dal presidente Musumeci è insufficiente. Ho calcolato che sarebbe necessario un fondo almeno di 10 milioni di euro».

Intanto, anche il sindaco di Sant’Alfio, Alfio Nicotra, teme che «continuando di questo passo si rischia il dissesto comunale». Il direttore dei lavori è Giovanni Leonardi del dipartimento regionale di Protezione civile: «Abbiamo altri dieci giorni di lavoro. Interveniamo sulla scia di un elenco di priorità. Occorrono fondi per garantire ai Comuni la possibilità di gestire il fenomeno».

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