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Ruggero Razza, l’enfant prodige della destra siciliana

Di Redazione |

PALERMO – «Questa è senza dubbio l’esperienza più difficile che ho dovuto affrontare, ho cercato di onorarla con gli insegnamenti ricevuti da mio padre e che sono gli stessi, che spero, di avere la forza di insegnare a mio figlio». Era il 26 novembre dell’anno scorso. Voce tremante per la commozione, Ruggero Razza si difendeva nel Parlamento siciliano dalla mozione di censura, poi respinta dalla maggioranza di centrodestra, strappando gli applausi dei deputati di coalizione mentre le opposizioni gli contestavano la pessima gestione dell’emergenza Covid. Sei mesi prima, il suo nome era finito nelle carte dell’inchiesta “Sorella sanità” della guardia di finanza su un giro di mazzette: il faccendiere Giuseppe Taibbi, parlando con il manager Antonio Candela (entrambi arrestati) lo definiva «il bambino», sostenendo che il presidente della Regione Musumeci «avrebbe dovuto levarlo dai coglioni», perché dava fastidio agli affaristi.

Un ruolo complicato quello di Razza, 41 anni, di professione avvocato penalista e scuola alla Nunziatella di Napoli, scelto tre anni e mezzo fa da Musumeci per guidare la sanità in Sicilia: un sistema da 12 miliardi di euro all’anno, un terzo del totale della spesa del bilancio regionale. Chi lo conosce bene, racconta che Razza pensava di mollare già a novembre (ai tempi della censura) perché stanco dei continui attacchi e dei tanti ostacoli incontrati all’interno del complesso sistema sanitario nella gestione della pandemia. Tanto che avrebbe confidato ai più stretti collaboratori di non voler sentire più parlare dell’ipotesi di poter fare il governatore in Sicilia, un sogno che coltivò tredici anni fa. Era il 2008: corse per la presidenza della Regione col sostegno de La Destra, che aveva appena assorbito Alleanza siciliana, il movimento politico culturale fondato da Nello Musumeci 5 anni prima, dopo avere lasciato An. Francesco Storace gli affidò il ruolo di portavoce nazionale di Gioventù Italiana, una sorta di ritorno al passato per Razza, che all’inizio della sua folgorante carriera politica ricoprì il ruolo di dirigente nazionale di Azione Giovani.

Quello tra Razza e Musumeci è un sodalizio antico: appena ventenne l’enfant prodige della destra borghese sostenne il suo mentore quando, nel ’99, venne rieletto all’Europarlamento: il loro rapporto si consolidò ancora di più dopo lo strappo che sancì la separazione tra Musumeci e gli storici esponenti di An, Mimmo Nania e Guido Lo Porto. Il suo primo ruolo istituzionale arrivò nel 2012, Razza fu nominato assessore e poi vice presidente della Provincia di Catania, che il suo maestro Musumeci aveva guidato da presidente tra il 1993 e il 2003. Insieme fondarono il movimento «Diventerà bellissima», nato nel pieno della stagione «crocettiana» come soggetto civico con l’idea di coinvolgere la società civile per intercettare quel consenso disperso della destra storica ormai frammentata. Con le dimissioni dalla carica di assessore alla Sanità, dopo l’inchiesta della Procura di Trapani sui presunti dati falsi trasmessi all’Iss, questo lungo sodalizio rischia di spezzarsi definitivamente. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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