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Siracusa

Petrolchimico Siracusa, "sanzioni" fa-da-te: fornitori boicottano la Lukoil. «Rischio per l'economia. Il Mef spieghi»

Oltre dieci aziende, tra cui alcune italiane, hanno deciso di sospendere i rapporti di lavoro con Isab, la società italiana che gestisce la quella russa due raffinerie e due impianti di gassificazione e cogenerazione di energia elettrica

Di Massimiliano Torneo

Non c’è pace per il petrolchimico siracusano: adesso pure gli effetti collaterali delle sanzioni alla Russia si stanno ritorcendo contro una delle sua principali raffinerie, Isab-Lukoil (e tutto quello che le gira attorno) che si vede negare “la fornitura di servizi e parti di ricambio essenziali ai fini della produzione” nonostante non sia oggetto di alcuna sanzione. Lo ha denunciato il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, lo ha confermato lo stesso vicepresidente Isab, Claudio Geraci. E il siracusano all’Ars Giovanni Cafeo ha scritto a Mattarella e Draghi.

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Oltre dieci aziende, tra cui alcune italiane, hanno deciso di sospendere i rapporti di lavoro con Isab, la società che nel petrolchimico siracusano è titolare di due raffinerie e due impianti di gassificazione e cogenerazione di energia elettrica. La colpa? Gravita nel gruppo della russa Lukoil: “Isab è una società italiana a tutti gli effetti, la cui proprietà – ha spiegato Geraci alle agenzie – è di una società svizzera, Litasco, con partecipazione della russa Lukoil. Né Isab, né Litasco, né Lukoil sono oggetto di sanzioni. Lukoil, peraltro, ha avuto il coraggio di prendere una posizione precisa sulla guerra”.

Eppure: “Si sta generando un effetto annuncio – ha aggiunto Geraci – sulle sanzioni ed a questo si accompagna un’onda di indignazione nei confronti della Russia e di tutto ciò che, in qualche modo, afferisce alla Russia. Sta accadendo che stiamo subendo gli effetti delle sanzioni nonostante queste non siano state emesse. Per questo, chiediamo un intervento istituzionale perché si faccia chiarezza sulla nostra posizione in modo da porci nelle condizioni di poter operare. Altrimenti, ci dicano chiaramente che dobbiamo restare fermi”.

Anche una società di Stato tra quelle che hanno deciso di boicottare Isab: “Ci ha scritto che non intende fornirci più l’assistenza – ancora Geraci – del software del mercato elettrico. Noi siamo uno dei principali produttori di energia elettrica, per cui si creerebbe un doppio danno per tutti in un momento così delicato per il consumo energetico”. Anche il presidente di Confindustria Siracusa Bivona ha denunciato il clima di “demonizzazione” subito dall’azienda del petrolchimico, che “rischia di scatenare un “effetto valanga” in grado di travolgere molte delle realtà produttive della nostra provincia”.

Da qui l’appello a tutte le autorità pubbliche: “È urgente un intervento – ha detto Bivona - con particolare riferimento al ministero dell’Economia e finanza, per ricondurre a concretezza e realtà la percezione del rischio corrente, prima che il danno indotto diventi irrimediabile”.

Di “ostruzionismo nei confronti di Isab-Lukoil” ha parlato pure il parlamentare regionale Cafeo che ha lanciato un appello al governo nazionale e al Capo dello Stato “perché si faccia chiarezza e si consenta all’azienda, non interessata alle sanzioni dell’Ue, di poter lavorare, scongiurando una fuga dal Petrolchimico di Siracusa devastante per l’economia siciliana”. Il deputato Ars della Lega si è rivolto, con una lettera aperta, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio, Mario Draghi, al titolare del Mef, Daniele Franco e al governatore siciliano, Nello Musumeci, per sensibilizzare le aziende fornitrici ad interrompere l’ostruzionismo. 

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