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Calcio Catania, ecco tutta la verità sull'affare Luca Moro

Fabio Gatti, da dieci anni braccio destro del ds Sean Sogliano a Padova, spiega come è nata la trattativa che ha portato il bomber in rossazzurro

Di Giovanni Finocchiaro

«Vi racconto com'è andata la trattativa che ha portato Moro al Catania». Fabio Gatti, da dieci anni braccio destro del ds Sean Sogliano, lavora a Padova con grande impegno. E guarda al Catania con la professionalità che lo contraddistingue e anche con un affetto mai dimenticato, nonostante siano passati ormai quasi vent'anni da quella stagione tribolata ma formativa, vissuta in B durante l'era Gaucci.

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Spieghi, Gatti, la genesi di un affare che ha favorito l'esplosione del “9” di cui tutti parlano.

«C'è rapporto di stima personale e professionale con il direttore Maurizio Pellegrino. L'anno scorso il Catania ha preso Piovanello che poi ha trovato poco spazio ed è andato via».

Pellegrino l'ha marcata a uomo.

«A cinque giorni dalla fine del mercato mi ha chiamato, voleva  assolutamente Moro perchè lo conosceva, così come lo aveva monitorato l'allenatore Baldini».

C'erano molti club su Luca.

«Ma Pellegrino chiamava ogni giorno: “Voglio prendere Moro è un attaccante importante”. Abbiamo valutato l'operazione».

Perché il Catania?

«Vero, erano tante le squadre che avevano piantato gli occhi su Luca. Ma chiedevano il diritto di riscatto. All'ultimo giorno lo abbiamo ceduto al Catania, altrimenti sarebbe rimasto a Padova. Le nostre condizioni non sono mai mutate. Il direttore Sogliano era disposto a cedere Moro solo con la formula del prestito secco».

Perché non lo ha tenuto il Padova?

«Un giovane ha bisogno di giocare sempre, magari a Padova c'erano colleghi di reparto più esperti. Il Catania aveva organizzato il mercato con tre baby  centravanti in concorrenza. A Moro e Sipos aggiungo Estrella (stop per  problemi fisici, ndr) che considero un altro talento. Le condizioni per far crescere Moro c'erano».

Con Baldini che ha lavorato con i giovani.

«E ha vinto uno scudetto con la Roma Under 17, ha allenato il vivaio della Juve. Quale migliore soluzione?».

E lei che conosce Catania...

«Partiamo dalla volontà del giocatore che aveva espresso il desiderio di vivere un'esperienza lontano da casa».

Cosa le ha detto, Gatti, di città e squadra?

«Ho vissuto Catania, so che a prescindere dalla categoria, si tratta di un ambiente da Serie A per pressioni, aspettative generali. Dunque ho detto a Luca di andare perché sarebbe cresciuto con attorno persone valide sotto ogni punto di vista come il direttore Pellegrino e mister Baldini».

Avrebbe pensato che potesse segnare tanto?

«Chi poteva prevederlo? Sono felice per lui».

Moro resterà al Catania fino a fine stagione?

«La nostra intenzione, e la sua, è quella di completare la stagione in rossazzurro. Poi, il mercato è imprevedibile, ma ci sono tutte le premesse».

Quanto è costata l'operazione.

«Il Catania è stato abile a non pagare il prestito oneroso. Gli altri club in cui aveva giocato (Genoa e Spal, tra le altre, ndr) hanno pagato un prestito oneroso, Catania ha accettato la nostra condizione e noi abbiamo ceduto Moro senza guardare le cifre, sicuri che sarebbe cresciuto».

Immaginiamo, Gatti, che vi parliate spesso.

«Moro è contento di Catania, del Catania, di tutto l'ambiente. E'  un ragazzo semplice, umile. Abita a Torre del Grifo, la sua giornata è solo riempita dal lavoro sul campo».

Il suo Catania, Gatti? Conserva ricordi?

«Tutti. Bellissimi. Ero un ragazzetto che per la prima volta lasciava Perugia per vivere in Sicilia un campionato non facile. Fu l'anno dei mille cambi tecnici, ho giocato 25 gare circa, è stato l'inizio di un percorso che mi ha portato, per esempio, nel Napoli della scalata dalla C1 alla A e in altre piazze importanti. Sono grato ai tifosi che mi hanno sempre voluto bene».

Tornerà in città?

«In Primavera spero di tornare al Massimino come... tifoso». 

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