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Trapani

Makari e la citazione sulla mafia, la polemica (inutile) che infuria nel Trapanese

Roberto Piscitello, procuratore della Repubblica facente funzione presso il Tribunale di Marsala: «In Sicilia c'è stata e c'è la mafia (e questo è un dato incancellabile) e c'è e c'è stata una straordinaria capacità di combatterla, soprattutto sul fronte giudiziario» 

Di Gianfranco D'Anna

Raffiche di polemiche sulla fiction Makari, che secondo le ondate di critiche e invettive social e mediatiche falserebbe la "moderna" realtà trapanese. Una realtà purtroppo non esclusivamente storica che non solo a Trapani ma in Sicilia, in Calabria, in Campania e in Puglia è tuttora inscindibile dalla variegata persistenza della mafia e della criminalità organizzata.

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Più che stupire, commentano gli ambienti giudiziari e investigativi, le polemiche rivelano tuttavia quanto sia ancora radicata la mentalità dei contropoteri sotterranei e delle consorterie, non solo massoniche ma anche finanziarie e degli apparati d’intelligence, che parallelamente alle indagini su cosa nostra hanno contraddistinto le inchieste che fin dall’unità d’Italia hanno radiografato, più o meno compiutamente, l'evoluzione sociale economica e politica della provincia di Trapani.

«In Sicilia c'è stata e c'è la mafia (e questo è un dato incancellabile) e c'è e c'è stata una straordinaria capacità di combatterla, soprattutto sul fronte giudiziario» sottolinea il magistrato Roberto Piscitello, procuratore della Repubblica facente funzione presso il Tribunale di Marsala. 

Prospettive?

«Non spetta a me dare indicazioni o suggerire soluzioni possibili: penso tuttavia che l’altissimo potenziale del territorio in cui viviamo meriti uno sforzo di volontà per tentare di invertire questa tendenza. Anche perché se ciò non dovesse accadere sarà solo questione di tempo, ma alla Sicilia tutta accadrà quello che è già accaduto ai suoi piccoli centri urbani, ormai privi di anima e tessuto sociale: una nuova urbanizzazione verso aree che offrono maggiori prospettive finirà per fagocitare le menti più illuminate, le persone disposte a mettersi in gioco, quelle capaci di creare cultura, posti di lavoro ed in definitiva benessere economico e sociale. La Sicilia oggi è orfana dei suoi grandi padri nobili, di quelli che, nonostante tutto, nonostante il buio della mafia che la opprimeva in modo totalizzante sono riusciti a fare sentire, attraverso la loro voce, l’impronta culturale e la specificità che possediamo, e hanno consentito che una fiammella di speranza restasse sempre accesa: Sciascia, Bufalino, Consolo, Camilleri, Battiato».

Ma sotto il profilo dell’analisi giudiziaria e investigativa, quale il contesto della realtà mafiosa. C'è una persistenza e una radicalizzazione evolutiva delle cosche?

«La mafia - grazie a chi ha sacrificato vite ed esistenze per contrastarla - è destinata ad essere sconfitta. Finirà per consunzione, per mancanza di vocazioni e finanche perché non avrà più nulla su cui lucrare. In Sicilia, forse, resterà solo la sede sociale, ma il centro del business - seguendo inevitabilmente le traiettorie finanziarie - sarà altrove». 

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