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Regione, si sfalda la maggioranza di Musumeci, l'Ars ha bocciato il Defr

Hanno votato sì al documento di programmazione economico e finanziaria 32 deputati, altrettanti i no, e un astenuto. Servivano 33 voti. Seduta sospesa e convocata la riunione dei capigruppo

Regione, si sfalda la maggioranza di Musumeci, l'Ars ha bocciato il Defr

L'assemblea regionale siciliana (Ars)

Lui ripete da giorni che non è incollato allo sgabello lanciando appelli al dialogo alle minoranze, altrimenti non avrebbe difficoltà a mollare perché "non vuole essere ostaggio di alcuno» né avere a che fare con capi-corrente; le opposizioni rispondono invitandolo alle dimissioni immediate; la maggioranza appare sempre più allo sbando, mentre l’aula si conferma un Vietnam ogni qualvolta è chiamata a votare.

Per il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, la fase è delicatissima. Il Def regionale è stato bocciato questa sera dall’Assemblea siciliana, a conferma che la coalizione che aveva vinto le elezioni regionali appena quattro mesi fa non riesce a tenere la barra dritta. I mal di pancia sono tanti nel centrodestra, alimentati dalla sconfitta alle politiche, con il M5s che ha stravinto. Subito dopo il voto, l’aula è stata sospesa, i capigruppo si sono riuniti per cercare una via d’uscita da una impasse che va avanti da settimane: il Defr torna domani in commissione Bilancio.

Ieri il governo era stato costretto ad abbandonare l’idea di votare la manovra finanziaria, costretto a ripiegare nella proroga di un altro mese, fino al 30 aprile, dell’esercizio provvisorio, in scadenza il 31 marzo, e che domani pomeriggio arriverà in aula. Ad avvelenare il clima ci ha pensato anche Vittorio Sgarbi che stamani ha annunciato le sue dimissioni, tuonando contro Musumeci: «Ho chiuso ogni rapporto politico e umano con lui, i patti erano diversi, mi sarei dovuto dimettere solo se avessi fatto il ministro e comunque potevo restare in carica ancora per altre settimane: ma Musumeci ha rotto il patto».
Da giorni il governatore ripeteva che la sostituzione del critico d’arte sarebbe stata questione di ore, cercando così di "disinnescare» la mozione di censura del M5s nei confronti dell’assessore ed evitare l’ennesima figuraccia in aula della coalizione.

I rapporti tra Musumeci e Sgarbi non sono stati mai idilliaci e si sono incrinati per via di alcune sortite pubbliche del critico d’arte: al governatore non erano piaciute poi le immagini diffuse sui social che prendevano pesantemente in giro un suo assessore. Ma Sgarbi rivendica quelle foto: «E' la mia linea politica, un metodo di comunicazione che ha funzionato, a giudicare da quanta gente mi ha seguito nella campagna elettorale delle politiche: Musumeci, da vincitore delle regionali, si è messo invece a fare il superiore, e alle elezioni per Camera e Senato non ha dato alcun contributo». Per Sgarbi Musumeci «è un dipendente dei 5 stelle» e proprio ai grillini i Sgarbi promette «sputi in faccia e vaff...» se davvero la 'censurà dovesse arrivare in aula prima che le sue dimissioni diventino ufficiali.

Ai cronisti Sgarbi ha mostrato alcuni messaggi inviati dal suo telefonino al governatore per invitarlo all’incontro a Palermo con Guido Roberto Vitale, l’avvocato d’affari interessato a finanziare la ricostruzione del Tempio G di Selinunte, operazione da 39 milioni di euro. «Musumeci non ha mai risposto - accusa -. Gli ho scritto che la sua maleducazione rimarrà nella mia memoria». E, spingendosi oltre, anticipa persino il nome del suo successore. «Sarà l’archeologo Sebastiano Tusa, al quale vorrei dare le consegne nei primi giorni di aprile». Tace Musumeci, che snobba la polemica, e tace anche Forza Italia. Esultano invece i 5 stelle: «L'accozzaglia travestita da centrodestra si sta sfaldando».

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