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La salute ai tempi della crisi:

La salute ai tempi della crisi: prescrizioni ristrette e pazienti in difficoltà

Medici sempre più prudenti per il rischio della "inappropriatezza"

La salute ai tempi della crisi: prescrizioni ristrette e pazienti in difficoltà

La salute ai tempi della crisi? E’ una corsa affannosa, e un po’ disperata spesso, ad un hard discount delle medicine, delle analisi, degli esami diagnostici. La ricerca di un’offerta sanitaria da volantino, un prendi tre paghi due. Naturalmente parliamo di chi deve fare i conti ogni giorno con stipendi bassi, pensioni da fame, mutui da pagare, con chi non arriva, spesso, non alla quarta settimana del mese, ma alla fine della settimana tout court. E allora? Allora in Sicilia ci si cura meno, ci si cura male, anche se la salute dovrebbe essere un diritto di tutti, paghiamo (manco poco) per tenere in piedi il sistema sanitario nazionale, ma riceviamo servizi che costano tanto, spesso troppo, e ci garantiscono un’assistenza sempre meno puntuale e di qualità. Perché? Che cosa succede in Sicilia più che nel resto del Paese?

 


Succede, per esempio, che i medici di famiglia da quando è entrata a regime la cosiddetta “appropriatezza delle prescrizioni”, sono sostanzialmente terrorizzati dalle conseguenze che un accertamento e il riscontro di una eventuale “inappropriatezza”, potrebbero provocare. Salvo Gibiino, segretario nazionale del sindacato polispecialistico Medici e Strutture accreditate, spiega: «La ministra Lorenzin aveva varato una norma sostanzialmente blindata su questa storia delle prescrizioni appropriate. Il principio di arginare prescrizioni inutili e costose per il sistema sanitario, ovviamente, era ed è sacrosanto, la via seguita dal governo, però, ha stravolto e confuso tutto. Tanto è vero che per mettere una pezza è stata emanata una circolare con cui il ministro ha spiegato che si parla di “appropriatezza non clinica, ma organizzativa”. Insomma, la libertà del medico di scegliere le terapie ritenute più idonee per i pazienti sarebbe stata garantita e salvaguardata, ma non è così».

 


Non è così, appunto, perché il rischio di finire sotto la tagliola dei controlli e delle verifiche per farmaci prescritti o accertamenti diagnostici giudicati non appropriati, c’è sempre e in Sicilia, appunto, ha di fatto spinto molti medici a ridurre al minimo le prescrizioni. Ma perché? Dice ancora Gibiino: «Perché chi viene accusato di avere sbagliato viene tartassato con ingiunzioni, sanzioni economiche pesantissime, con accertamenti che, spesso, hanno colpito l’intera categoria quasi come con una rappresaglia indiscriminata anche quando si partiva dall’accertamento di presunte inappropriatezze soltanto di qualche medico. Questo suggerisce a molti medici, appunto, di limitarsi nelle prescrizioni». Eppure se la legge dice che puoi prescrivere un’analisi per il colesterelo ogni cinque anni,  lo saprà, dall’altra parte bene il medico se un paziente necessita di una verifica di laboratorio in tempi più ridotti. E, però, se prescrive rischia. Ma c’è di più. C’è che anche sui farmaci la stretta colpisce i malati. Anche quando servirebbero e anche tanto. Esempi? Esempi ce ne sono tanti, basta ricoleggarsi alla cronaca degli ultimi mesi.

 


«C’è stato, appunto, nei mesi scorsi in Sicilia, ed in particolare in provincia di Catania, il caso delle prescrizioni giudicate esagerate, di Alendronato, il farmaco che si usa per l’osteoporosi. L’Asl ha fatto le indagini sulle presunte iperprescrizioni su tutti i 1100 medici generici del Catanese che hanno dovuto dimostrare, se avevano prescritto il farmaco, perché lo avevano fatto, fornire documentazioni, radiografie dei pazienti, analisi cliniche. Una follia. Risultato? Prescrizioni del farmaco ridotte all’osso e, purtroppo, le statistiche presto ci diranno di osteoporosi curate meno, più fratture per gli anziani che sono i più soggetti alla patologia. Questo è cercare di ricondurre tutto ad una prescrizione appropriata?». Domanda retorica, quella di Gibiino. Quel che sta venendo meno è la possibilità che i medici diano ai pazienti le terapie migliori per evitare loro di passare guai. Sull’altare del risparmio, ma anche su quello della lotta al malcostume di chi negli anni, e sono stati tanti, prescrivevano una tempesta di farmaci e trascorrevano allegre vacanze alle Maldive pagate dalle case farmaceutiche. E pagate da noi, va da sé. Una vergogna, ovviamente. Ma che c’entra questo con il fatto che chi ha problemi di prostata oggi...

 


«Chi ha problemi di prostata oggi - spiega ancora Gibiino - non potrà avere prescritto in Sicilia il farmaco di nuova generazione. E’ stato vietato, perché più costoso di quello precedente. Assurdo, ma è così». Assurdo, ma è così, allora. Risparmiare, risparmiare, risparmiare. Poi, però, scopri dalle statistiche nazionali che in Sicilia crolla, per esempio, anche la prescrizione di farmaci anticoagulanti orali e siamo la regione che registra il doppio dei casi di ictus rispetto al resto d’Italia. E sapete come, spesso, si risolve la situazione? Finisce che i medici di famiglia suggeriscono ai pazienti di andare in ospedale e farseli prescrivere là i farmaci. Così siamo al doppio danno, se valutiamo bene: il farmaco si prescrive, l’ospedale si intasa inutilmente. E’ un circolo vizioso quello che si sta sviluppando, con i pazienti che non sanno farsi una ragione del no del loro medici di famiglia. E i medici di famiglia che non riescono a comprendere come e perché, per evitare di pagare sanzioni che possono arrivare a decine di migliaia di euro, dovrebbero andare a prelevare a casa dei loro mutuati cartelle cliniche, radiografie, accertamenti diagnostici per dimostrare che quel farmaco o quell’esame dovevano proprio prescriverlo.

 


Chi paga il prezzo maggiore? Il povero malato, al solito, che non sa più che pesci prendere. Si presenta al banco della sua farmacia e chiede al farmacista quanto costa questa medicina, quanto costa quella, quando quell’altra. Fatta la somma, con tutto lo sconto applicato dalle farmacie, il malato fa i suoi conti: questo sì, questo no, questo la prossima volta. Già, la prossima volta. E qui più che nelle mani del servizio sanitario, siamo tutti nelle mani di Dio.

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