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«I di­va­ni del­la gen­te? Me­glio de­gli al­ber­ghi»
An­che in Si­ci­lia spo­po­la la "Cou­ch­sur­fing" Ma­nia

«Amo viag­gia­re ma il mio la­vo­ro non lo per­met­te, così ospi­to i glo­be­trot­ter e co­no­sco nuo­ve cul­tu­re. L’e­spe­rien­za più stra­na? Spie­ga­re a un’a­me­ri­ca­na che la sua “Mi­la­ne­sa” non è esat­ta­men­te un ti­pi­co piat­to Made in USA»

«I di­va­ni del­la gen­te? Me­glio de­gli al­ber­ghi». An­che in Si­ci­lia spo­po­la la "Cou­ch­sur­fing" Ma­nia

Quat­tor­di­ci mi­lio­ni di viag­gia­to­ri in ol­tre 200 mila pae­si nel Mon­do: sono que­sti i nu­me­ri di Cou­ch­sur­fing, la com­mu­ni­ty che uni­sce per­so­ne di ogni età con il de­si­de­rio di con­di­vi­de­re un’e­spe­rien­za so­cia­le. Nata nel 2004 con un’e­mail di quat­tro ami­ci ame­ri­ca­ni a un grup­po di stu­den­ti islan­de­si per chie­de­re ospi­ta­li­tà, la piat­ta­for­ma ha con­so­li­da­to l’i­dea che esi­sta­no per­so­ne che in tut­to il mon­do vo­glio­no con­di­vi­de­re le loro case con de­gli sco­no­sciu­ti o, come ama­no de­fi­nir­li “gli ami­ci che non si co­no­sco­no an­co­ra”. Ma cosa c’è die­tro que­sto mo­vi­men­to al­ter­na­ti­vo di viag­gio? Ne ab­bia­mo par­la­to con al­cu­ni si­ci­lia­ni.

LA COM­MU­NI­TY. Una co­mu­ni­tà di viag­gia­to­ri che vo­glio­no co­no­sce­re nuo­ve cul­tu­re e Pae­si o sem­pli­ce­men­te vo­glio­no im­pa­ra­re una nuo­va lin­gua: «Ave­vo una gran­de vo­glia di ave­re con­tat­ti con al­tre per­so­ne – spie­ga il qua­ran­ten­ne si­ra­cu­sa­no Da­vi­de, cou­ch­sur­fer dal 2009 -. Sia­mo nel­l’e­po­ca in cui si è alla ri­cer­ca del­l’a­mi­ci­zia au­ten­ti­ca, sen­za sco­pi di lu­cro e que­sto grup­po in­ter­na­zio­na­le era la ri­spo­sta». Non ser­ve una va­li­gia per es­se­re viag­gia­to­ri: c’è chi de­si­de­ra sem­pli­ce­men­te con­di­vi­de­re la cul­tu­ra del pro­prio Pae­se con per­so­ne che ven­go­no da al­tri luo­ghi: «Amo viag­gia­re – rac­con­ta Da­rio, 36 anni, cou­ch­sur­fer dal 2012 – ma il la­vo­ro non me lo per­met­te. In que­sto modo co­no­sco al­tre real­tà pur re­stan­do nel­la mia cit­tà, im­mer­gen­do­li nel­la mia quo­ti­dia­ni­tà». Tra i viag­gia­to­ri c’è an­che chi sce­glie que­sta for­mu­la per as­sa­po­ra­re me­glio la quo­ti­dia­ni­tà dei luo­ghi vi­si­ta­ti, come Ma­ria, qua­ran­ta­cin­quen­ne ca­ta­ne­se e cou­ch­sur­fer dal 2006. «Mi pia­ce­va l’i­dea di pro­va­re l’e­spe­rien­za di vi­ve­re come la gen­te del po­sto. Ho vis­su­to in Gran Bre­ta­gna e ne sen­ti­vo par­la­re da­gli ami­ci neo ze­lan­de­si e au­stra­lia­ni: un po’ non mi fi­da­vo, poi a un cer­to pun­to mi sono det­ta: lo fan­no tut­ti, per­ché non pos­so an­che io?».

LA FI­DU­CIA. «Vi­via­mo in un’e­po­ca in cui non ci si fida del­l’al­tro – spie­ga Da­vi­de – il cou­ch­sur­fing ha rot­to que­sta lo­gi­ca». Al ter­mi­ne del­l’e­spe­rien­za, en­tram­bi, l’o­spi­te e il pa­dro­ne di casa, scri­vo­no una re­cen­sio­ne che aiu­te­rà gli uten­ti suc­ces­si­vi a va­lu­ta­re: «I feed­back sono fon­da­men­ta­li – dice Da­rio – per­ché con­sen­to­no di va­lu­ta­re se vo­ler con­di­vi­de­re un’e­spe­rien­za con chi ti con­tat­ta». Una si­cu­rez­za mag­gio­re an­che per le nu­me­ro­se viag­gia­tri­ci so­li­ta­rie che vo­glio­no gi­ra­re il mon­do con il puro spi­ri­to del glo­be­trot­ter: «Non ac­cet­to mai di es­se­re ospi­ta­ta da uo­mi­ni – sot­to­li­nea Ma­ria – se pri­ma non ho let­to mol­to at­ten­ta­men­te tut­te le re­cen­sio­ni. C’è una per­cen­tua­le mol­to bas­sa di gen­te stra­na, ma non pos­so na­scon­de­re che esi­sta. Ba­sta fare mol­ta at­ten­zio­ne».

ESPE­RIEN­ZE CHE SE­GNA­NO. «Tra­mi­te Cou­ch­sur­fing – spie­ga Da­vi­de – na­sco­no an­che nuo­ve ami­ci­zie. Io, ad esem­pio ho co­no­sciu­to un’ar­cheo­lo­ga olan­de­se, ospi­te di un al­tro uten­te; l’ho aiu­ta­ta a ri­pe­te­re la tesi in ita­lia­no via Sky­pe e poi mi ha in­vi­ta­to al suo ma­tri­mo­nio. Sono ri­ma­sto in con­tat­to con mol­te per­so­ne e nei pros­si­mi viag­gi li con­tat­te­rò per ri­ve­der­ci». An­che Da­rio ci rac­con­ta di una ami­ci­zia nata in que­sto con­te­sto: «Ho co­no­sciu­to un ra­gaz­zo di Bo­lo­gna che mi ha af­fa­sci­na­to con i suoi rac­con­ti: era sta­to sei mesi con i Mao­ri, pri­ma an­co­ra in una ri­ser­va in­dia­na ed era ap­pe­na rien­tra­to dal Ti­bet dove era sta­to a con­tat­to con i Bon­zi. La si­tua­zio­ne più stra­na e di­ver­ten­te è sta­ta con una ra­gaz­za ame­ri­ca­na che vo­le­va far­mi co­no­sce­re i piat­ti ti­pi­ci ame­ri­ca­ni, tra cui la “mi­la­ne­sa”; al su­per­mer­ca­to, da­van­ti il ban­co­ne del­la car­ne mi ha spie­ga­to che si trat­ta­va di fet­ti­ne con pan­grat­ta­to: ho riso mol­to quan­do ho ca­pi­to che par­la­va del­la no­stra co­to­let­ta». Ma­ria è ri­ma­sta in­ve­ce in con­tat­to con un ra­gaz­zo di Agri­gen­to che fa l’in­fer­mie­re in Ecua­dor e si sta or­ga­niz­zan­do per tra­sfe­rir­si in un’al­tra na­zio­ne. «I rap­por­ti che si istau­ra­no – rac­con­ta – sono du­ra­tu­ri: que­st’an­no sono sta­ta ospi­ta­ta a Hong Kong da una ra­gaz­za che ave­vo co­no­sciu­to l’an­no pri­ma a Sin­ga­po­re e con cui sono in con­tat­to».

LA SI­CI­LIA. «In mol­ti mi han­no det­to che la no­stra re­gio­ne è la più ac­co­glien­te e di­spo­ni­bi­le – con­ti­nua Da­rio – an­che per una pra­ti­ca or­mai poco co­mu­ne come l’au­to­stop: men­tre ovun­que bi­so­gna aspet­ta­re ore pri­ma che qual­cu­no si fer­mi, da noi in mez­z’o­ra tro­vi qual­cu­no che ti of­fra un pas­sag­gio». Im­pres­sio­ni con­fer­ma­te da Da­vi­de, che sot­to­li­nea come l’o­spi­ta­li­tà del po­po­lo me­di­ter­ra­neo fac­cia la dif­fe­ren­za: «Noi si­ci­lia­ni ab­bia­mo l’in­do­le di es­se­re ospi­ta­li. Ho avu­to espe­rien­ze di cou­ch­sur­fing in Nord Eu­ro­pa, dove è più pro­ba­bi­le tro­va­re gen­te che ti of­fra solo la stan­za ma non un con­tat­to uma­no. Io vor­rei an­da­re in Iran du­ran­te il mio pros­si­mo viag­gio: sono aper­ti come la no­stra cul­tu­ra, se non di più e sono pro­prio cu­rio­so di spe­ri­men­ta­re». Ma ol­tre che per le sue bel­lez­ze è so­prat­tut­to tra­mi­te la cu­ci­na che la Si­ci­lia è con­di­vi­sa: «In Ma­le­sia – rac­con­ta Ma­ria – sono sta­ta con­tat­ta­ta una gio­va­ne cop­pia con quat­tro fi­gli cui vo­le­va­no in­se­gna­re l’in­gle­se. Ho cu­ci­na­to la pa­sta alla nor­ma e i bam­bi­ni mi aiu­ta­va­no: ogni tan­to mi chie­do­no qual­che ri­cet­ta nuo­va da pre­pa­ra­re con la mam­ma».

VIAG­GIA­RE GRA­TIS. «L’in­for­ma­zio­ne che pas­sa – spie­ga Da­rio – è che si ab­bia solo la pos­si­bi­li­tà di dor­mi­re sen­za pa­ga­re l’ho­tel, ma il con­cet­to è mol­to più pro­fon­do». Non si fa quin­di cou­ch­sur­fing solo per ri­spar­mia­re: «È vero che non si paga – con­ti­nua Ma­ria – ma io ri­cam­bio or­ga­niz­zan­do pran­zi e cene con i piat­ti ti­pi­ci o por­tan­do dei re­ga­li, come il caf­fè o la moka. Mi sem­bra il mi­ni­mo per rin­gra­zia­re».

COME FUN­ZIO­NA. Per en­tra­re nel­la com­mu­ni­ty è ne­ces­sa­rio iscri­ver­si e ve­ri­fi­ca­re la pro­pria iden­ti­tà, com­pi­la­re una bre­ve de­scri­zio­ne di sé, i pro­pri gu­sti mu­si­ca­li e cul­tu­ra­li. Si può de­ci­de­re se es­se­re ospi­ti, pa­dro­ni di casa o sem­pli­ce­men­te con­di­vi­de­re un viag­gio. È suf­fi­cien­te scri­ve­re un post in cui si in­di­ca­no le date e il pro­prio iti­ne­ra­rio per cer­ca­re per­so­ne con cui con­di­vi­der­lo: «Du­ran­te il mio viag­gio a Bali – rac­con­ta Ma­ria – sono sta­ta con­tat­ta­ta da una ra­gaz­za in­do­ne­sia­na che avreb­be fat­to lo stes­so giro con de­gli ami­ci e mi han­no pro­po­sto di di­vi­de­re la spe­sa del­l’au­to a no­leg­gio: ho spe­so cir­ca 7 euro».

NON SOLO OSPI­TA­LI­TÁ. C’è chi vuo­le in­con­tra­re i viag­gia­to­ri per far co­no­sce­re la pro­pria cit­tà: «Pri­ma of­fri­vo il mio di­va­no – spie­ga Da­rio – poi un tra­slo­co e gli im­pe­gni di la­vo­ro non mi han­no per­mes­so più di far­lo: in com­pen­so do la mia di­spo­ni­bi­li­tà per far co­no­sce­re Si­ra­cu­sa e i din­tor­ni a chi si tro­va in cit­tà, an­che solo per pren­de­re una bir­ra o usci­re a cena». È pos­si­bi­le fare una ri­chie­sta di­ret­ta a una per­so­na spe­ci­fi­ca o in­via­re un mes­sag­gio aper­to a chiun­que vo­glia co­glier­lo: «Que­sto, a mio pa­re­re, sna­tu­ra l’i­dea ori­gi­na­ria, che si ba­sa­va su un’af­fi­ni­tà di in­te­res­si – con­ti­nua Da­vi­de – Mi ren­do su­bi­to con­to se chi mi con­tat­ta è dav­ve­ro in­te­res­sa­to a con­di­vi­de­re il suo viag­gio con me o vuo­le solo un po­sto gra­tis in cui dor­mi­re».

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