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Agrigento, Pm chiede processo per carabinieri e avvocato

Agrigento, Pm chiede processo per carabinieri e avvocato

Svolta nell’inchiesta sulla gestione dell’Ecap con assunzioni in cambio di controlli più blandi e rivelazione di indagini in corso. Il tutto all’ombra di rapporti con la masoneria

Di Redazione |

La Procura della Repubblica di Agrigento ha chiesto al gup del Tribunale di Agrigento il rinvio a giudizio per l’ex vicepresidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Agrigento Ignazio Valenza, 50 anni, di Agrigento, per Antonio Arnese, 45 anni, di Agrigento ex capo del Nil dei carabinieri presso l’Ispettorato del Lavoro di Agrigento, per Vincenzo Mangiavillano, 59 anni, di Ribera, ex capo del nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri presso la Procura di Agrigento, Mario Carmina, 48 anni, di Ravanusa, Giuseppe Valenza, 46 anni, di Ravanusa, e Sebastiandaniele Castelli, 33 anni, di Porto Empedocle. Il provvedimento porta la firma del sostituto procuratore Andrea Maggioni, del procuratore della repubblica Renato Di Natale e del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo. L’udienza è stata fissata per il prossimo 18 marzo davanti al gup Alessandra Vella. La richiesta della Procura scaturisce dall’inchiesta denominata “Ecap”, al centro della quale ruotano presunti omessi controlli all’ente di formazione in questione, in cambio di assunzioni di parenti e amici. Già nell’avviso di conclusione delle indagini, a Vincenzo Mangiavillano, maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della Sezione polizia giudiziaria della Procura, veniva contestata la rivelazione del segreto d’ufficio: il sottufficiale dell’Arma, avvalendosi di notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete, avrebbe tenuto informati Ignazio Valenza e Antonio Arnese sullo stato delle indagini della Guardia di finanza a loro carico. Valenza è accusato invece, insieme a quattro lavoratori, per aver violato la legge regionale cosiddetta “blocca assunzioni”, per assumere a tempo indeterminato i lavoratori Giuseppe Valenza, Mario Carmina, Sebastiandaniele Castelli e Calogera Volpe. Gli impiegati, che erano già lavoratori dell’Ecap con un contratto “a progetto”, sarebbero stati consapevoli dell’illecito commesso. Nella carte dell’inchiesta della Procura ci sono anche riferimenti a presunti rapporti intercorsi tra gli indagati anche attraverso la massoneria.

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