Notizie Locali


SEZIONI
Catania 18°

Loris, il Riesame decide su Veronica

Loris, il Riesame decide su Veronica è “guerra” di perizie fra accusa e difesa

Giudici riuniti, entro domani la decisione sulla scarcerazione

Di Mario Barresi |

CATANIA – È terminata con le repliche della difesa la seconda parte dell’udienza davanti al Tribunale del riesame di Catania che dovrà decidere sull’istanza di scarcerazione presentata dal legale di Veronica Panarello, la 26enne accusata di avere ucciso il figlio Loris di 8 anni, il 29 novembre scorso, a Santa Croce Camerina. La donna è presente in aula. L’udienza odierna, cominciata con l’intervento del sostituto procuratore di Ragusa, Marco Rota,  è stata quindi  conclusa dall’intervento dell’avvocato difensore, Francesco Villardita. Successivamente il collegio, presieduto da Mariagrazia Vagliasindi e dai giudici Pietro Currò e Aurora Russo, si è ritirato in camera di consiglio per deliberare. La decisione è attesa entro domani mattina ma non si esclude – anche se è una ipotesi molto remota – che i giudici possano arrivare a una decisione anche entro questa sera.

Certo è che non è bastata la “maratona” di mercoledì, con quasi 12 ore di udienza. Alle 21 dell’ultimo giorno dell’anno, nel surreale clima di un palazzo di giustizia deserto, il presidente del collegio gudicante, Maria Grazia Vagliasindi (a latere Pietro Currò e Aurora Russo) ha infatti deciso di aggiornare l’udienza a oggi, con inizio alle 10,30. Si prevedono almeno un altro paio d’ore di lavoro (alla presenza dell’indagata), dopo le quali i giudici si ritireranno in camera di consiglio. La decisione – accogliere o rigettare l’istanza di annullamento dell’ordine di carcerazione emesso dal gip di Ragusa, Claudio Maggioni – arriverà comunque non più tardi della tarda mattinata di domani.

Pur trattandosi soltanto dei “preliminari” al Riesame, l’udienza di mercoledì è di fatto la prova generale del processo. Per l’accusa presenti il procuratore capo di Ragusa, Carmelo Petralia, e l’aggiunto Marco Rota. «Un quadro accusatorio meramente e debolmente indiziario», l’ha definito l’avvocato difensore, Francesco Villardita. Che, in una delle pause dell’udienza-fiume, ai cronisti ha ribadito «le numerose e rilevanti criticità» contro la sua assistita. Ma sono trapelate alcune indiscrezioni. Su quella che Villardita definisce «una copiosa memoria difensiva, suffragata da consulenze, nell’interesse dell’indagata».

L’elemento più pesante, per il quale si sono anche alzati i toni in tribunale, è la perizia difensiva che prova a smontare la relazione medico-legale, mettendo addirittura in dubbio il protocollo seguito per stabilire l’orario della morte (fissato fra le 9 e le 10), oltre che la causa, «asfissia per strangolamento». Il secondo “asso” è la testimonianza di una donna di Santa Croce, che avrebbe visto Loris alle 9,30 circa di quella mattina e gli avrebbe addirittura parlato. Un racconto sul quale la difesa punta molto, così come su quello di una vicina di casa, che fino alle 9 avrebbe visto la donna in balcone a stendere i panni e sentito il rumore dell’aspirapolvere in casa Stival. Circostanze che, secondo la difesa, ridurrebbero di almeno un quarto d’ora il lasso di tempo, in tutto 36 minuti, in cui la donna sarebbe rimasta sola col bambino per poter fare tutto ciò di cui è accusata. E infine la guerra delle telecamere. Un’altra perizia di parte, illustrata da Villardita, contesta sia la coincidenza fra sagome e persone indicate nell’ordinanza sia l’allineamento della timeline delle registrazioni.  

Bocche cucite dalla Procura di Ragusa. Petralia e Rota (che oggi sta completendo la sua relazione, con successiva controreplica chiesta dalla difesa) non hanno parlato con i giornalisti: né prima, né durante, né dopo l’udienza di mercoledì. Fonti investigative, però, ritengono «di scarsa rilevanza» le perizie presentate dalla difesa. E mettono la mano sul fuoco sulla validità dell’autopsia del medico legale ragusano, Giuseppe Iuvara, affiancato da un “big” della Scientifica di Roma, che ha vistato il protocollo confermando l’esito degli esami istologici. «Non credibili», o tutt’al più «irrilevanti», sarebbero i testi su cui punta la difesa, compresa la vigilessa di Santa Croce che avrebbe visto Veronica nei pressi della scuola.  

In aula il pm Rota (preceduto da un’introduzione di Petralia che ha ribadito «le bugie e le incongruenze» della donna, confermando la tesi che sia lei l’assassina) ha mostrato il video che riassume, in un efficace montaggio, il «pedinamento elettronico» delle 41 telecamere che raccontano la mattinata di Veronica. Con almeno tre punti fermi: il figlio non va mai a scuola, ma rimane a casa dove la madre passa con lui il tempo necessario per strangolarlo con le fascette stringicavo «compatibili con le lesioni cutanee» sul collo di Loris. Decisive anche le telecamere che la collocano sulla strada per il mulino vecchio, dove sarà ritrovato il corpo del figlio, con tempi di percorrenza troppo lunghi (sei minuti in più a un’andatura di 40/50 all’ora) in cui si sarebbe sbarazzata del cadaverino.  

E Veronica in aula? Vestita a lutto (giubotto e jeans neri), chiede di parlare. «La mia famiglia – dice – è distrutta, io sono in carcere, mio figlio è morto, l’altro è solo e mi hanno abbandonato. Non ho commesso alcun fatto. Vi prego, credetemi». Poi tace, seduta accanto all’avvocato, a due sedie di distanza dai suoi accusatori. Ascolta, sgrana gli occhi. Annuisce o scuote il capo a seconda di ciò che si dice in aula. E piange: quando vengono mostrate le foto del cadavere di Loris, quando si accenna al suo passato difficile, quando si parla della sua famiglia che non crede nella sua innocenza. Tutti contro. Tranne il padre Francesco Panarello, fino a tarda sera in tribunale assieme alla zia acquisita, Antonella Stival, col compagno Gianni Penna. «Io ho un’idea precisa su chi ha ucciso mio nipote. Di certo non è stata Veronica», dice la donna. «Siamo qua perché crediamo in lei e le vogliamo bene», si limita a dire il padre. Che prova a sbirciare dentro l’aula, alla fine dell’udienza, per strappare uno sguardo della figlia. «Mi dispiace, l’hanno già portata via», gli dice un carabiniere davanti alla porta.  

twitter: @MarioBarresiCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

Di più su questi argomenti: