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Regione incapace di autoriformarsi

Regione incapace di autoriformarsi

Di Lillo Miceli |

La bocciatura del primo articolo del disegno di legge sull’istituzione dei Liberi consorzi di comuni e le Città metropolitane, ha messo a nudo la debolezza della maggioranza che sostiene il governo Crocetta. Il voto segreto ha fatto il resto: almeno dieci franchi tiratori, sette del Pd secondo alcune ricostruzioni, hanno affossato una riforma sulla quale il Movimento 5 Stelle aveva impostato parte della sua campagna elettorale, non solo per le Regionali. E, ironia della sorte, è stato proprio un emendamento dei grillini, sul quale è stato chiesto il voto segreto, ad avere bocciato il disegno di legge che adesso dovrà ricominciare l’iter parlamentare. L’Ars, per evitare un vuoto di potere, questa mattina, dovrebbe approvare una «leggina» per prorogare il commissariamento straordinario fino al 30 giugno. Ma il malessere rischia di essere molto più profondo e la bocciatura di ieri potrebbe essere solo un primo avvertimento al presidente della Regione, Crocetta. Non a caso, il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, e il leader dell’Udc siciliana, Gianpiero D’Alia, hanno annunciato che occorre una immediata verifica della maggioranza. Perché se l’opposizione cerca in tutti i modi di rallentare o bloccare l’attività legislativa, la maggioranza ha il dovere di sostenere i provvedimenti governativi. Si è avvertita parecchio l’assenza di un tessitore come Lino Leanza che grazie alla sua lunga esperienza e per i buoni rapporti che ha mantenuto sempre con tutte le forze politiche, nel passato, recente e remoto, è riuscito a ricucire gli strappi. Gli auguriamo una pronta guarigione ed il ritorno nell’agone politico. Crocetta che qualcosa non andasse per il verso giusto lo aveva annusato, non a caso nel primo pomeriggio, almeno due ore prima del voto dell’Ars, aveva dichiarato: «Abbiamo imboccato la strada giusta, chi pensa a scorciatoie vuol fare precipitare la Sicilia nel burrone e farla ripiombare nel passato. Sono convinto che tutto questo sia già chiaro al popolo siciliano, ma sono altrettanto convinto che non lo sia per la maggioranza del Parlamento siciliano». Parole profetiche. Evidentemente, al presidente della Regione qualche segnale del malessere che attraversa la sua maggioranza era già arrivato. Al momento del voto segreto, che ha fatto scatenare i franchi tiratori, erano parecchi gli assenti negli scranni della maggioranza. Se a Roma attendevano un primo segnale concreto sulla capacità della Regione di autoriformarsi, saranno rimasti molto delusi. Oggi, la giunta regionale dovrebbe varare il Bilancio di previsione per il 2015 che dovrà prevedere i risparmi sul contenimento della spesa. Sarà un percorso ad ostacoli. Difficile, però, che si arrivi alle estreme conseguenze. Per le opposizioni e parte della maggioranza, mandare Crocetta a casa potrebbe rivelarsi come la vittoria di Pirro.

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