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Dissesto, Catania e 10mila famiglie sperano. Arriveranno soldi da Roma e dalla Regione?

Di Cesare La Marca |

Catania – La città è in macerie – almeno sotto il profilo economico, che poi si ripercuote in tutti i settori – e del suo recente e meno recente passato finanziario non c’è ormai nulla di recuperabile, bisogna solo tirare al più presto la fatidica linea di demarcazione, con la proclamazione dello stato di dissesto in Consiglio comunale, passaggio inesorabilmente obbligato dopo la decisione delle sezioni riunite della Corte dei Conti, che mercoledì scorso hanno sancito il “game over”, respingendo il ricorso dell’Amministrazione.

In fibrillazione sono i dipendenti comunali, e aziende e cooperative in credito col Comune, oltre agli assistiti in settori nevralgici e delicati, a cominciare dai servizi sociali. Preoccupazione e allarme per il futuro, dunque, non sono mancati ieri pomeriggio nell’aula consiliare di Palazzo degli Elefanti, dove il sindaco Salvo Pogliese con la Giunta al completo ha incontrato i rappresentanti sindacali e delle associazioni datoriali, delle cooperative e del terzo settore, che hanno rilanciato diversi Sos, per un confronto ora più che mai urgente sugli scenari che si aprono nel breve e nel medio termine nella nuova complicatissima situazione; uno scenario che impone di gestire l’emergenza, a cominciare dagli stipendi e dalla spesa corrente, e di ripartire invertendo al più presto e in tutti i modi la tendenza che ha trascinato Catania nel baratro.

A cominciare da una certezza, ribadita dal sindaco Pogliese con la metafora calcistica della frase latina incisa nella Porta Ferdinandea, “Melior de cinere surgo”, e del sostegno mai negato al Catania, neanche nei polverosi campi d’Eccellenza, che oggi si traduce nella scelta di non abbandonare la città e una poltrona ancora più scomoda di quanto già previsto, in un momento drammatico.

Poco dopo le 16,30 la sala consiliare era già affollata da lavoratori, assistenti delle cooperative sociali, insegnanti che supportano nelle scuole comunali i docenti di sostegno, e anche alcuni genitori con i figli che necessitano di assistenza specializzata.

Il presente e l’immediato futuro, dunque, e subito, perché di tempo non ce n’è più molto. «Il tema della liquidità è quello che oggi preoccupa di più – ha detto il sindaco Pogliese – perché ci sono circa diecimila famiglie tra dipendenti comunali, dipendenti di partecipate e indotto che rischiano di non avere retribuzione entro dicembre, ma “grazie” alla dichiarazione di dissesto, e se il Consiglio comunale, come ritengo, esiterà il prima possibile la relativa dichiarazione, dopo il passaggio in Giunta, si sbloccheranno 30 milioni di euro a Roma, bloccati perché il Comune non aveva ancora approvato il consuntivo 2017, che andava di pari passo con l’eventuale piano di riequilibrio entro il 30 novembre, che ora non dobbiamo più aspettare. Oltre a questi 30 milioni abbiamo chiesto un’anticipazione alla Regione sul contributo 2019, l’importo ci sarà comunicato dal presidente Musumeci che ci ha dato la sua disponibilità, e credo che l’Ars sarà in questo senso sensibile, mentre da parte nostra a dicembre incasseremo l’Imu, questo per la questione degli stipendi. Tutto il pregresso verrà gestito da una commissione liquidatrice di tre componenti, ma noi dobbiamo subito invertire la rotta. Abbiamo il problema della riscossione, e perciò abbiamo sollecitato un passaggio legislativo che inserisca le tasse comunali nelle bollette elettriche, considerato che perdiamo 40 milioni l’anno in tributi evasi, e oltre a questo noi consideriamo un capitolo a sostegno degli indigenti».

Il sindaco ha anche ricordato i numeri della tassa di soggiorno sui turisti in arrivo, «cresciuta da quando ci siamo noi a più 105,62% con una serie di controlli incrociati che stanno portando tutti a presentarsi».

Pogliese ha poi spiegato di aver fatto ogni tentativo a livello normativo, amministrativo, politico e istituzionale per evitare il dissesto, e ha illustrato altre misure di contenimento dei costi, che riguarderanno anche le prossime festività, con il coinvolgimento degli imprenditori.

Unitaria la linea dei rappresentanti delle cooperative e del terzo settore, così come dei sindacati. «Adesso serve un tavolo di crisi per gestire in modo agile, concreto e concertato le sfide che la dichiarazione di dissesto nel Comune impone drammaticamente alla città», hanno dichiarato i segretari generali di Cisl, Uil e Ugl Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci insieme con il segretario confederale Cgil, Claudio Longo, intervenuti a Palazzo degli Elefanti nel corso dell’assemblea pubblica sul dissesto finanziario dell’ente. Le organizzazioni sindacali confederali, che hanno apprezzato come il sindaco Salvo Pogliese abbia raccolto l’invito a partecipare al corteo di protesta di lunedì sera in via Etnea, hanno ribadito lo slogan della manifestazione – “Catania è viva! Nessuno spenga la luce!” – e sollecitato la classe politica «a mobilitarsi perché arrivino da Stato e Regione le risposte attese, chiedendo non pietismo elemosine ma le stesse opportunità concesse ad altre città».

Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno ribadito «preoccupazione per gli stipendi dei dipendenti delle cooperative, delle partecipate e del Comune oltre alla sorte futura dei servizi essenziali che dipendenti comunali, delle partecipate e delle cooperative sociali garantiscono certo a tutti i cittadini ma soprattutto a quelli più svantaggiati». “Per questo – hanno aggiunto Longo, Attanasio, Meli e Musumeci – serve un confronto serrato su un piano di gestione dell’emergenza finanziaria al Comune, che può e deve andare oltre esternazioni e assemblee. È necessario entrare nei dettagli di un progetto salva-Catania a cui le organizzazioni sindacali chiedono di partecipare a pieno titolo, con una assunzione di responsabilità coraggiosa e doverosa al tempo stesso. A fronte di quanto sta accadendo, inoltre, crediamo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere chi e in quale misura ha responsabilità di quanto è accaduto. È un passaggio questo che non può essere rimosso, anche al fine di non ripetere più gli stessi errori. Oggi, inoltre, il sindaco ha parlato di difficoltà strutturale legata al mancato pagamento da parte di una larga fetta della popolazione cittadina, delle tasse. Una evasione che pesa quanto un macigno. Crediamo che sia indispensabile perseguirla e prevenirla in ogni modo, senza però accanirsi contro i più deboli, che oramai fanno fatica a pagare anche servizi essenziali come acqua e luce».

Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno infine salutato con favore le dichiarazioni di principio del sindaco Pogliese, che ha definito “una priorità” la salvaguardia e il rilancio dell’Istituto Bellini con la sua statizzazione: «Sia però chiaro – hanno affermato gli esponenti sindacali – che l’obiettivo della statizzazione si consegue solo se questo ente di alta formazione, questa istituzione culturale di Sicilia, sopravvive. Il problema è assicurare la sopravvivenza dell’Istituto fino a quella data, ovvero sino al 2020. Serve l’aiuto della Regione, oltre quello del Ministero, perché ciò avvenga».

Foto di Orietta ScardinoCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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