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LA TESTIMONIANZA

Catania, specializzando inseguito da cani randagi al Policlinico fa un volo di 3 metri per sfuggire al branco: «Ho rischiato la vita»

Il racconto del giovane medico che è costretto su un letto di ospedale dal 3 agosto scorso

Di Laura Distefano |

Giace in un letto d’ospedale dallo scorso 3 agosto. Ha fratture al bacino e alle gambe. Ma poteva andare peggio. «Ho rischiato la vita per dei randagi». Non nasconde l’amarezza un medico specializzando in cardiologia che, giovedì scorso, ha fatto un volo di 3 metri per sfuggire all’aggressione di due cani che si erano lanciati contro di lui.

Tutto è accaduto in pochi minuti. Anzi pochi istanti. «Ho dovuto prendere una decisione in una frazione di secondo che mi è parsa un’eternità», dice il 30enne raccontando quei momenti di terrore. Era una sera come tante. «Avevo finito il turno intorno alle 20.45-20.47. Non ho la macchina e per tornare a casa cammino a piedi. Siccome via Santa Sofia è impraticabile e pericolosa per diversi motivi (non dimentichiamo il pedone morto nel 2017), allora ho percorso la strada che dall’edificio 8 del Policlinico conduce alla Cittadella universitaria. Si tratta di una strada interna – spiega lo specializzando – che mi permette di raggiungere viale Andrea Doria e da lì poi arrivare a casa».

Stare fermo o scappare?

In piena estate la zona è poco frequentata: molti fuorisede sono tornati a casa e sono pochi gli universitari che vivono alla casa dello studente. Il medico stava camminando guardando il cellulare perché doveva effettuare una chiamata, ma a un certo punto qualcosa lo ha spinto ad alzare lo sguardo. «Mi sono accorto nel buio che due cani stavano correndo verso di me. Ho dovuto decidere cosa fare: o stare fermo o scappare. Mi è sembrato più logico scappare e sono andato in una zona che poteva essere più difficoltosa per i cani. Mi sono lanciato da un dislivello che collega il dipartimento di Matematica a quello di Ingegneria e Architettura».

Ha fatto un volo di tre metri. È caduto in piedi e ha sentito immediatamente di essersi rotto qualcosa. «Ho avuto anche difficoltà a respirare, poi piano piano ho cercato di adagiarmi», racconta. Lo specializzando aveva anche uno zaino in spalla che ha reso l’urto in caduta più pesante. «Ho preso il mio cellulare per chiamare aiuto ma era andato in frantumi e non funzionava. Allora ho cominciato a gridare sperando che qualcuno ascoltasse». A sentire le urla è stato un vigilantes che stava facendo la ronda notturna in auto. Si è fermato, lo ha visto e ha chiamato i soccorsi. Prima dell’arrivo dell’ambulanza sono passati dieci minuti.

Situazione sottovalutata

Al Pronto Soccorso è arrivato alle 21.17. «Mi hanno sottoposto a tac e radiografie. E poi sono stato trasferito in Ortopedia e dovrò essere sottoposto ad alcuni interventi chirurgici. Quello che è accaduto è assurdo. Non si può rischiare la vita per la presenza di cani randagi. Oltre tutto la questione è vecchia. Ci sono foto della presenza dei cani che risalgono ad alcuni anni fa – spiega il trentenne – ma la situazione è assolutamente identica. Non è cambiato praticamente nulla da quelle immagini. Non si può rischiare la vita per negligenza e responsabilità di chi dovrebbe assicurare la sicurezza. La situazione da alcuni è sottovalutata invece è molto seria. Io ho rischiato la vita».

Non è la prima volta che alcuni sanitari del Policlinico sono bersaglio dei cani. Le prime denunce risalgono al 2019. La presenza di branchi di randagi è segnalata in via Santa Sofia, nei parcheggi dell’azienda ospedaliera e vicino a diversi padiglioni. «Alcune colleghe di lavoro chiedono molte volte di essere accompagnate all’auto perché hanno paura di essere aggredite da questi cani. E’ ora di fare qualcosa», dice ancora lo specializzando che dovrà stare immobilizzato per diversi mesi.

Alessandro Belvedere, medico del Pronto Soccorso del Policlinico, sollecita le «istituzioni competenti a porre rimedio a questa situazione. «Sono anni che al Pronto Soccorso arrivano casi di colleghi e non che sono stati attaccati da questi cani. E’ tempo di trovare una soluzione definitiva».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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