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L'INTERVISTA

La missione del Csm in Sicilia: «Vicini ai magistrati in prima linea nella lotta alla mafia»

Il membro “laico” Felice Giuffrè illustra la spedizione istituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura in alcuni uffici giudiziari dell’Isola

Di Laura Distefano |

Una spedizione istituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura in alcuni uffici giudiziari dell’Isola. Da Agrigento fino a Catania, passando per Caltanissetta e Gela. Una trasferta siciliana che ha anche lo scopo di commemorare il giudice (beato) Rosario Livatino, nell’anniversario della sua tragica scomparsa avvenuta il 21 settembre 1990. Il tour della delegazione, composta dal vicepresidente Fabio Pinelli, dai consiglieri Enrico Aimi, Marco Bisogni, Felice Giuffrè, Antonino Laganà, Rosanna Natoli, dal segretario generale Alfredo Pompeo Viola e dal consigliere giuridico del vicepresidente Andrea Apollonio, comincerà stamattina da Canicattì.

«Con questa visita il Consiglio Superiore della Magistratura intende confermare la propria vicinanza alla magistratura siciliana in prima linea contro la mafia e affermare l’impegno a non abbassare la guardia anche di fronte a una realtà criminale mafiosa che ha mostrato di saper mutare le proprie strategie, magari inabissandosi piuttosto che combattere frontalmente lo Stato». evidenzia Giuffrè, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università di Catania e consigliere “laico” del Csm.

Un gesto istituzionale importante quello di commemorare Livatino con una visita del Csm.

«La celebrazione e il ricordo del giudice Rosario Livatino, beatificato dalla Chiesa Cattolica il 9 maggio 2021, è un momento fondamentale per l’affermazione del ruolo dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Proprio all’indomani del barbaro omicidio di Livatino si levarono forti le voci dei giovani magistrati impegnati contro l’organizzazione mafiosa, che si sentivano isolati e abbandonati dalle istituzioni (e da una parte degli stessi colleghi). In quell’occasione, anche Paolo Borsellino, che dopo quale anno avrebbe subito la stessa tragica sorte di Livatino, intervenne in maniera vibrante per denunciare le condizioni di lavoro di quelli che sarebbero stati definiti i “giudici ragazzini”. La figura di Livatino rappresenta un modello di magistrato e di cittadino».

La presenza del Csm ad Agrigento assume anche un valore simbolico con quello che accade a Lampedusa.

«Per rispondere a questa domanda – senza entrare nel merito di vicende giudiziarie in corso – mi ricollego a quanto detto prima. Nella materia dell’immigrazione si incrociano diritti costituzionali, norme internazionali e legittimo esercizio di poteri sovrani dello Stato e sul tema influiscono l’allarme sociale provocato dai continui sbarchi, ma anche i forti contrasti politici e ideologici che dividono sia le forze politiche che i cittadini. Per tale ragione i magistrati devono essere particolarmente attenti al rispetto della Costituzione e delle leggi approvate dal Parlamento, senza cedere ad interpretazioni orientate dalle proprie personali opzioni, in un senso o nell’altro. Si tratta, insomma, di un tema “sensibile” che reclama una particolare cautela da parte di chi – lo ribadisco – deve “apparire” e non solo “essere” terzo e imparziale».

I cittadini hanno perso fiducia nella giustizia dopo gli scandali delle toghe. Questo Csm ha un ruolo delicatissimo. A che punto siamo?

«Direi che siamo a buon punto. Innanzi tutto, questo Consiglio, cogliendo un impulso del Presidente della Repubblica, ha in pochi mesi recuperato quasi del tutto l’arretrato che le tormentate vicende di questi anni avevano contribuito a determinare. Ciò evidentemente consentirà di offrire risposte più rapide alle domande dei cittadini e, dunque, a rafforzare la fiducia sul “sistema giustizia”. In secondo luogo, recuperando il ruolo che proprio la Costituzione implicitamente le assegna, la componente laica di questo Csm sta operando le proprie scelte cercando di introdurre nei processi decisionali quella visione integrata degli interessi in gioco che serve ad evitare che la magistratura divenga un corpo separato dagli altri Poteri dello Stato e distante dalla comunità».

Il tour si chiuderà a Catania. Negli uffici giudiziari di Piazza Verga si guarda già al futuro. Il Csm ha un ruolo fondamentale in questo.

«La visita agli uffici giudiziari di Catania – così come quelli di Caltanissetta e Gela – servirà a cogliere le esigenze organizzative dei magistrati impegnati nel territorio, ma anche a testimoniare l’attenzione dell’intero Consiglio rispetto ad alcune realtà che sono state e sono ancora sede di importanti e, talvolta, controversi procedimenti. Stiamo cercando di procedere in modo rapido alle nomine degli Uffici direttivi vacanti (a giugno abbiamo proceduto alla nomina del Procuratore generale di Messina e di Caltanissetta e a luglio abbiamo deliberato la nomina del Procuratore generale di Catania). Personalmente, come ho già avuto modo di dichiarare in una seduta del Plenum, auspico che si arrivi a coprire con urgenza l’incarico di Procuratore della Repubblica di Catania che tra qualche settimana sarà vacante per il passaggio di Zuccaro alla Procura Generale. Il rilancio della città di Catania dopo le vicissitudini di questi ultimi anni passa anche dalla stabilità di tutte le sue istituzioni e da una leale collaborazione tra le stesse».

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