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Tra trivelle di mare e di terra, così in Sicilia si sfruttano i giacimenti di «oro nero»…

Di Maria Concetta Goldini |

GELA – La Sicilia è una delle principali regioni storicamente sotto attacco da parte delle compagnie petrolifere. L’Isola contribuisce con il 18% della produzione di olio greggio (rispettivamente 506mila tonnellate sulla terra ferma e 229mila tonnellate in mare), a fronte di 4,1 milioni di tonnellate nazionali, e con il 3,6% della produzione di gas.

Sul fronte del petrolio, dal 2010 al 2017 sono state otto (3 a mare e 5 sulla terraferma per un totale di 904 chilometri quadrati) le concessioni produttive che solo in questa regione hanno estratto in totale 7,9 milioni di tonnellate di greggio. Nel febbraio 2018, prima dell’avvento del governo gialloverde, dal ministero dell’Ambiente per la Sicilia sono arrivati un “via libera” ed uno stop. Il no ministeriale ha riguardato la creazione della nuova piattaforma a mare – la “Vega B” di Edison – per lo sfruttamento di 8 nuovi pozzi di petrolio e fino ad un massimo di 12 di fronte alla costa tra Ragusa e Scicli. Il parere negativo è stato giustificato dal rischio sismico della faglia di Scicli per i danni alla componente faunistica marina e ai cetacei e per la vicinanza al sito Sic “Fondali Foce del fiume Irminio”.

Il via libera ha riguardato invece il progetto “Argo e Cassiopea dell’off shore ibleo” che tocca la fascia marina che va da Licata a Gela a Vittoria fino a Ragusa. È stata autorizzata una piattaforma a terra da realizzarsi a Gela nell’ambito del progetto “Argo e Cassiopea off shore ibleo” di Eni per oltre 800 milioni di euro di investimenti. Nel dettaglio, il ministero dell’Ambiente ha escluso dalla procedura di valutazione ambientale il progetto di Eni di creare una stazione a terra nell’area industriale della raffineria gelese per sfruttare i pozzi Argo e Cassiopea. Il progetto originario del 2013 prevedeva una piattaforma a mare ma è stato modificato e, per il ministero dell’Ambiente, la stazione a terra è migliorativa.

È questo, al momento, il più imponente progetto di sfruttamento di giacimenti a mare che riguarda la Sicilia. Il gas estratto da quei pozzi a mare (1 per Argo, 3 per Cassiopea di cui uno da perforare) tramite una pipeline lunga 60 km, andrà ad un impianto di trattamento a terra per la compressione e la commercializzazione che sarà ubicato all’interno della Raffineria nell’isola 27. Esaminando il progetto, la commissione del ministero dell’Ambiente non ha rilevato effetti ambientali negativi e lo ha escluso da una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale mantenendo delle prescrizioni.

A Gela Eni è già pronta a scendere in campo per realizzare l’investimento. I lavori per la piattaforma sono stati in gran parte appaltati e dureranno due anni. Ma per poter realizzare l’opera si attende dal ministero l’ultima autorizzazione che si riferisce alla sea line che porterà il gas fin dentro l’area della raffineria. È questo il progetto più importante di Eni nel territorio gelese da quando nel 2014 ha chiuso con la raffinazione del petrolio creando la seconda bioraffineria d’Italia che partirà entro febbraio. Ma in Sicilia gli occhi di Eni restano puntati sullo sfruttamento dei giacimenti marini.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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