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Sicilia, i numeri impietosi delle ferrovie: solo il 16% è a doppio binario

Di Redazione |

PALERMO Quello delle ferrovie è uno dei settori in cui la Sicilia registra un forte ritardo e un evidente gap infrastrutturale. Sono 173 le località servite con 1.369 km di linea ferrata. Di questi il 58% (791 Km) sono elettrificati, con un doppio binario per 223 Km e a binario unico per 568 km (locomotive diesel). In Sicilia circolano 442 treni al giorno: 14 sulla Palermo-Messina, 12 sulla Siracusa-Messina. Sono alcuni dati di uno studio del Dipartimento economia del Pd siciliano, guidato da Franco Piro.

La Sicilia, sul totale della rete, ha una percentuale di binario unico non elettrificato del 42.2 (l’Italia del 28.1); una percentuale di doppio binario elettrificato del 16.2 (l’Italia del 44.6). I chilometri totali di linee per 100 kmq di superficie sono il 6.5% in Sicilia, il 16.3% in Italia. Quella italiana è una media che comprende anche la Sicilia.

Al gap infrastrutturale va aggiunto il gap sulla qualità del servizio, sulla velocità media di esercizio, sulla capacità percorrenza/trasporto, sempre a svantaggio della Sicilia.

«Ciò – dice Piro – è frutto delle politiche perseguite negli scorsi decenni, che hanno del tutto trascurato le ferrovie e sicuramente privilegiato gli investimenti sulla rete autostradale, in cui la Sicilia rispetto al resto d’Italia registra indici favorevoli (ad es. i km per 1000 kmq sono 25.4 in Sicilia contro i 22 della media italiana). Lo stesso dicasi per gli aeroporti, mentre per i porti si registrano indici molto lontani da quelli medi nazionali».

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) approvato dal governo Conte, Ferrovie ad alta velocità e strade sicure – lo stanziamento complessivo è di 28,3 miliardi di euro – alle ferrovie sono assegnati 26,7 miliardi suddivisi in nove investimenti, alcuni dei quali già esattamente individuati, altri che riguardano settori di intervento e tra questi le linee regionali al Sud per 2.4 miliardi e le stazioni al Sud per 800 milioni di euro. Per la Sicilia, a parte le quote che spetteranno all’Isola a valere sui settori di intervento (il 45 e il 50% va al Sud) è previsto un solo investimento ben individuato: la Palermo-Catania per 1,44 miliardi. Ci sono altri investimenti, ma ancora senza quantificazione di spesa. Per quanto riguarda il collegamento tra Palermo e Messina, tra Palermo e Catania e tra Catania e Messina si continua a parlare di Alta velocità e di Alta capacità.

«La realtà . spiega Piro – è molto diversa. Nel contratto di sviluppo sottoscritto il 28 febbraio 2017 si parla espressamente ed esclusivamente della Pa-Ct-Me, prevedendone il raddoppio e con un costo stimato di recente di 8,9 miliardi di euro. E’ facile osservare che non si prevede il completamento del raddoppio del binario tra Palermo e Messina, ma tra Ogliastrillo e Castelbuono. Per quanto riguarda la Me/Ct è previsto il raddoppio della tratta Giampilieri-Fiumefreddo con un costo di 2,3 miliardi di euro. Per la direttrice Pa-Ct-Me non è prevista l’Alta velocità, ma soltanto l’Alta capacità».

Vi è, ancora, una questione che riguarda le tante linee attualmente non elettrificate. «Occorre porre il problema – conclude Piro – se vanno tutte elettrificate o se invece per almeno una parte non sia da decidere adesso se procedere nella scelta di dotarle di treni alimentati ad idrogeno. E’ necessario, infine, soffermarsi, sulle lentezze di Rfi e sul ritardo enorme che registrano molte opere e che non dipendono solo o soprattutto dalla assenza di finanziamenti. Soccorre, per questo, l’analisi dell’Apq del 2001: dopo 20 anni buona parte di quelle opere sono ancora in itinere». COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA