Ars e lo scandalo contributi: l’ipocrisia di chi ostenta il merito per salvare lo stesso metodo
I deputati dell’Ars sono come i bimbi che, sgridati dai genitori per una marachella, si nascondono in cameretta. Giusto il tempo che sbollisca l’ira. E poi rieccoli. A rifare la stessa marachella. Ma più raffinata
I deputati dell’Ars sono come i bimbi che, sgridati dai genitori per una marachella, si nascondono in cameretta. Giusto il tempo che sbollisca l’ira. E poi rieccoli. A rifare la stessa marachella. Ma più raffinata.
Vorremmo sbagliarci. Ma potrebbe accadere proprio questo nella giostra natalizia della finanziaria regionale. Durante l’ondata mediatica dello scandalo sui “contributi allegri” a festini e associazioni, i deputati si sono rintanati. Tutti, o quasi, a scandalizzarsi per i soldi alla madre del compagno di scranno; tutti, o quasi, ad annunciare «una svolta» sugli emendamenti-bancomat che distribuiscono fondi (pubblici) a destinatari (privati) senza bandi né graduatorie, ma per volontà di un singolo deputato.
«Ma non siamo tutti uguali», è la tesi difensiva. Di chi sbandiera che il proprio “budget” sia stato utilizzato per «realtà meritevoli». E chi lo stabilisce, se non un’“autocertificazione” del deputato? Ma, anche se fosse così, il punto è un altro. Oltre all’associazione in trincea contro il crack finanziata da La Vardera (per citare chi ha avuto il merito di accendere i riflettori nazionali con l’audio-shock delle minacce di Auteri), quante ce ne sono, altrettanto meritevoli, senza la fortuna di essere stimate da un deputato?
E ora che succede? Il presidente Galvagno ci ha messo la faccia, annunciando lo stop ai fondi alle singole associazioni. Ma scatta il piano B: questi soldi l’Ars li darà ai Comuni e saranno loro a decidere chi finanziare. È la marachella più raffinata. Ostentando il merito per salvare il metodo. Perché il sindaco di Roccacannuccia dovrà restare a bocca asciutta, mentre tanti altri colleghi (compresi quelli che siedono all’Ars) faranno incetta di «fondi territoriali»? A Sala d’Ercole si vocifera di 60 milioni «a disposizione del parlamento». Come saranno usati? A chi andranno? Noi vigileremo. Con l’amara certezza che per la soluzione più equa gli strumenti ci sono già: tante leggi regionali definanziate o mai applicate. Nulla da inventare: rimpinguare i fondi per spettacoli e cultura, assegnare un plafond al turismo e poi distribuire le risorse con bandi trasparenti. Di certo le «realtà meritevoli» saranno tutte premiate. Ma è probabile che non andrà così.