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Machiavellismo e ascarismo

Il no alla legge salva ineleggibili: alzi la mano chi pensa che dietro la bocciatura, ovviamente con il voto segreto, ci sia uno spiccato profilo etico, un sentito intento nobile, un irrefrenabile moto di ritrovata coscienza

Di Antonello Piraneo |

Alzi la mano chi pensa che dietro la bocciatura, ovviamente con il voto segreto, della cosiddetta “salva ineleggibili” ci sia uno spiccato profilo etico, un sentito intento nobile, un irrefrenabile moto di ritrovata coscienza precedentemente persa tra mille obliquità, insomma un sussulto di dignità, e non una manovra di palazzo, il trionfo ennesimo dei franchi tiratori per sgambettare l’alleato-competitor, sullo sfondo della lottizzazione della sanità, del calendario con cui far avanzare o forse no la riesumazione delle Province, degli “avvisi ai naviganti” in vista delle Europee del 9 giugno.

Il gioco da Prima Repubblica

Forzature contro forzatura, misurandosi su quanto di più trasversale ci sia: chi ce lo ha politicamente più lungo, scusandoci per la metafora dal sapore sessista. Un gioco da Prima Repubblica che a Palazzo dei Normanni è una stagione mai finita e quindi mai rimpianta, perché si rimpiangono solo le cose passate.Bene, nessuno alza la mano, a parte i dichiaratori in servizio permanente effettivo.

Il tema su cui davvero ci si dovrebbe interrogare non è il merito della comunque maleodorante legge, ma il metodo con cui si è scelto di affossarla. Il mezzo subdolo del voto segreto potrebbe giustificare il fine di non aver fatto passare una norma che avrebbe provocato indignate articolesse sulla Sicilia irredimibile di sciasciana memoria, ma qui il machiavellismo fa rima con ascarismo.

Sotto traccia pure l’ira di Fratelli d’Italia

E resta tutto sotto traccia, anche l’ira di Fratelli d’Italia – che pure sul punto sembrava avere scommesso forte – perché aprire una crisi su una leggina difficile da difendere sulla ribalta nazionale non conviene a nessuno, men che meno al partito della premier, già abbondantemente sovraesposto. Se ne parlerà al prossimo giro, alla prossima resa dei conti, perché come noto, la vendetta è un piatto che si serve semifreddo. Sappiate, cari (e)lettori, che questa norma in Parlamento sarebbe stata approvata o bocciata con il voto palese, perché di carattere generale, anche se in sostanza tagliata sartorialmente su un paio di deputati. Qualcuno, alla Camera come al Senato, se davvero fosse stato mosso da intenti diversi rispetto a una maggioranza firmataria di testi ed emendamenti ci avrebbe messo la faccia, facendosi crocifiggere dai suoi e nobilitare dagli altri. E dire che Montecitorio o Palazzo Madama non sono certo il ricovero di ligi frati francescani.

Sala d’Ercole e il voto segreto

A Sala d’Ercole invece spesso si procede con il voto segreto, a prescindere dal merito di ciò che approda in Aula, bastando la richiesta di un solo deputato, appoggiato da nove colleghi. E una sponda negli affollati corridoi la si trova sempre. In nome di un assemblearismo che è la vera cifra della Regione Siciliana. Tutto passa da lì, per esempio anche la nomina dei vertici delle aziende ospedaliere e sanitarie: fintanto che non metta il proprio sigillo la commissione Affari istituzionali, i manager nominati dalla giunta sono “commissari” e non “direttori generali”. Non è una questione di lana caprina, anche se ne ha l’aspetto.

Comanda chi è più abile

Comanda, dirige, indirizza non tanto chi ha più voti, chi governa, ma chi è più abile, scaltro, spregiudicato: incassa oggi, poi valuterà il tornaconto. Il potere di interdizione dell’Aula è enorme, il che non sarebbe in sé un male se si agisse alla luce del sole e non attraverso la pulsantiera del voto segreto. Quanto sarebbe stato bello sapere chi, in piena libertà, fosse contrario al maleodorante – repetita iuvant – salvacondotto per gli ineleggibili, peraltro rivelato da questo giornale scrutando tra i bizantinismi d’Aula.

Ergo, servirebbe la madre di tutte le riforme per facilitare l’azione di governo, di un governo di qualsiasi colore: una revisione dei regolamenti parlamentari. Ma questa capacità apparterrebbe a una terra altra, diversa dalla Sicilia, e che quindi non avrebbe ispirato Sciascia. E neanche Tomasi di Lampedusa.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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