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Sanzioni contro gli oligarchi russi: anche Abramovich finisce nella black list

 L’obiettivo, scandito dal ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, è quello di lasciare Vladimir Putin sempre più isolato

Di Redazione

L’impatto della guerra in Ucraina sull'economia sarà serio, impossibile negarlo, ma l’Ue tira dritto e colpisce Mosca con un altro pacchetto di sanzioni per spezzare le gambe all’economia russa e ai suoi magnati. Compreso il miliardario proprietario del Chelsea, Roman Abramovich, aggiunto alla black list degli oligarchi russi considerati fiancheggiatori dell’aggressione. Con l’obiettivo, scandito dal ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, di lasciare Vladimir Putin sempre più isolato. 

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Nel giorno in cui i responsabili del Tesoro della zona euro si riuniscono a Bruxelles, gli ambasciatori Ue danno il via libera al quarto giro di misure che si ripercuotono su molteplici settori dell’economia russa, commercio internazionale compreso. Tutti passi che, a Bruxelles lo sanno bene, «avranno conseguenze economiche» anche per l’Ue stessa. L’imperativo intorno al quale serrare i ranghi è indicato dal commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni: prepararsi a parare i colpi all’economia e rispondere in maniera unita, come fatto durante la crisi del Covid. Solo così si potrà evitare uno scenario di «stagflazione» che resta all’orizzonte. L’impatto economico della guerra e «i costi aggiuntivi sui bilanci» dei Paesi membri - dall’emergenza caro prezzi alla gestione dei rifugiati - rendono «non più realistiche» le previsioni di crescita dell’Ue al 4% per quest’anno, ha ammesso l’ex premier. Troppo il peso dell’offensiva di Mosca che si sta ripercuotendo su energia, inflazione, materie prime, e catene di approvvigionamento. «Un’ombra di incertezza acuta» tratteggiata anche dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, davanti alla quale l’Eurogruppo si dice «pronto» a cambiare i suoi piani al mutare della situazione. Anche se non vi sono soluzioni semplici per impedire alla crescita di deragliare. 

La priorità nell’immediato è fare fronte al caro energia e, con i governi in attesa delle proposte su cui è al lavoro la Commissione europea, l’ipotesi di un taglio comune dell’Iva sui carburanti non sembra ancora matura. Se ne potrebbe riparlare al vertice dei leader Ue la prossima settimana. A promuovere la misura a gran voce è Vienna, spalleggiata anche dal presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, responsabile delle Finanze irlandesi, il primo a paventare l’idea venerdì scorso a Versailles dopo l’annuncio di un taglio temporaneo delle accise applicate su benzina e diesel nel suo Paese. Chi però non sembra gradire è la Germania, che considera l’intervento troppo lungo da implementare nei sistemi legislativi nazionali europei e, per bocca di Lindner, suggerisce «aiuti mirati» come già fatto da Berlino e Parigi. E, sul medio-lungo termine, l’incertezza causata dall’Ucraina non cancella le fragilità e i nodi dell’Eurozona, anzi. Nei suoi orientamenti di bilancio per il 2023, l’Eurogruppo esorta a «promuovere gli investimenti pubblici», oggi più necessari che mai. E indica poi agli Stati membri con un debito pubblico elevato la necessità di avviare "un graduale aggiustamento fiscale» per ridurlo, «se le condizioni lo consentono». Temi, quelli del debito e degli investimenti, che si riflettono sulla revisione delle regole Ue sui conti pubblici, sospese almeno fino alla fine di quest’anno. Per Berlino, «non è questo il momento giusto per decidere» su una possibile ulteriore sospensione. La nuova valutazione di Bruxelles sulla disattivazione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità arriverà a metà maggio. Anche se, è il monito di Gentiloni, «l'incertezza totale» di questa crisi rende "irrealistico» tornare alle vecchie regole. 

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