Notizie locali
Pubblicità

Archivio

Deposizione Napolitano, scontro in Dda su presenza procuratore

Nel pool che indaga sulla trattativa alcuni pm avevano detto no alla presenza del capo Leonardo Agueci, che però ha tenuto duro ribadendo la necessità di esserci. Ma la spaccatura è anche sulla gestione dell'inchiesta
Di Lara Sirignano

PALERMO - Per giorni si sono riuniti per discutere chi doveva salire al Colle per partecipare alla deposizione del capo dello Stato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Da un lato l'aggiunto Vittorio Teresi e i tre pm che conducono l'inchiesta e rappresentano l'accusa al dibattimento. Dall'altro il facente funzione del Procuratore Leonardo Agueci, che avrebbe ricevuto più di una sollecitazione ad essere presente alla testimonianza, il 28 ottobre, per ragioni di “galateo istituzionale”. Nel pool che indaga sul patto che pezzi dello Stato avrebbero stretto con i vertici di Cosa nostra negli anni delle stragi di mafia alcuni pm avevano espresso un forte dissenso sulla presenza del capo. Ma Agueci ha tenuto duro ribadendo la necessità di esserci, anche se non sarà lui a fare le domande al presidente della Repubblica: compito che spetterà in primis a Teresi, poi, se si porrà l'esigenza, ai tre sostituti. Risolta, almeno a parole, la querelle, la questione è stata illustrata ieri durante una riunione della Dda cui hanno preso parte tutti i pm antimafia di Palermo. E si è capito chiaramente che, nonostante la decisione del capo, nel “pool trattativa” restavano molti malumori. «Non mi sento rappresentato da te che non ci hai mai difeso dalle critiche e la tua presenza dà l'impressione che ci stai commissariando», avrebbe detto uno dei magistrati del processo sostenuto da un altro sostituto. Una critica pesante duramente contestata però dalla maggioranza dei sostituti antimafia presenti alla riunione di Dda. «La presenza del procuratore è scontata - avrebbe detto un aggiunto -. È questione di garbo: state andando dal Capo dello Stato che, anche se non vi è chiaro, non è un testimone come un altro».   Ma la profonda spaccatura tra il pool e i colleghi, spesso rimasta sotterranea e ieri venuta allo scoperto, non riguarda soltanto l'assetto dei magistrati che andranno al Quirinale, bensì la gestione dell'indagine, prima, poi del dibattimento. Compresa l'esigenza della citazione del capo dello Stato. Alcuni pm hanno accusato i colleghi della trattativa di avere spettacolarizzato il coinvolgimento di Napolitano, a loro dire del tutto irrilevante ai fini del processo, per amplificare l'attenzione dei media. E c'è chi non ha risparmiato critiche all'ex pm Antonio Ingroia, accusando tutto il pool di avere gestito l'indagine come volano per la candidatura alle elezioni dell'ex magistrato. Malumori antichi mai risolti, evidentemente, neppure dopo l'addio di Ingroia che, non eletto, lasciò la toga.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: