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Arriva l’Erasmus anche per gli startupper

Così il Mise sosterrà le spese per esperienze di giovani in incubatori e acceleratori all’estero

Arriva l’Erasmus anche per gli startupper

Palermo. Dagli Stati Uniti alla Cina, da Israele alla Gran Bretagna, dal Giappone alla Corea: è l’Erasmus degli Startupper, il programma con cui il governo gialloverde, esattamente il ministero dello Sviluppo economico, finanzierà soggiorni di giovani startupper italiani presso incubatori d’imprese, acceleratori di idee o fondi di venture capital di uno di questi Paesi, per fare esperienza all’estero, per sviluppare tecnologie o per trovare finanziatori. L’obiettivo di questo particolare Erasmus è quello di sostenere le imprese di punta del Paese, quelle più innovative, aiutandole ad acquisire know how e capitali all’estero per crescere. Il tutto, molto semplicemente, pagando le spese di viaggio e di soggiorno in uno dei Paesi ospitanti per un periodo variabile da tre a sei mesi.

Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo economico, palermitano, ha studiato all’università Kore di Enna ed è stato il primo studente di quell’ateneo a partecipare ad un programma Erasmus, a Londra, dove ha maturato la sua passione per l’internazionalizzazione. Passione che poi ha sviluppato e coltivato da docente in Inghilterra e in Cina, dove ha vissuto per vent’anni anche come esperto di finanza aziendale. Ovvio, quindi, che nessuno più di lui possa comprendere l’importanza delle esperienze all’estero per acquisire competenze e contatti utili allo sviluppo delle proprie idee.

Così, da componente del governo, adesso Michele Geraci sta mettendo in pratica un’idea che coltiva da tempo: un Erasmus degli startupper, che dovrebbe partire a febbraio per un primo gruppo di 100 giovani.

Ne ha già parlato durante le sue recenti e intense missioni in Cina, a Londra, in Brasile e Argentina, in Canada e in India (Paese quest’ultimo dove si è sviluppata una florida comunità di startupper italiani), ottenendo da tutti questi governi piena disponibilità ad accogliere i giovani italiani, con l’obiettivo di sostenerli nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie che possano poi essere utili anche allo sviluppo delle economie dei Paesi ospitanti. Non è escluso, quindi, che l’elenco delle mete dell’Erasmus possa presto allungarsi. Al momento ne fanno parte di sicuro la California per gli Usa, Londra per la Gran Bretagna, Tel Aviv per Israele, Shanghai e Shenzhen per la Cina.

Dallo staff del sottosegretario spiegano che il programma non è ancora del tutto definito, però a grandi linee funzionerà così.

Le startup avranno due vie per accedere al sostegno pubblico. Il primo, “push” o “spingere”, riguarda le startup che vinceranno le gare solitamente indette da incubatori e acceleratori esteri per selezionare le migliori startup mondiali da ospitare e che non abbiano poi i mezzi finanziari per pagare le spese di viaggio e di soggiorno; la seconda, “pool” o “tirare”, che prevede la richiesta del ministero agli incubatori italiani di segnalare le migliori startup, magari già dotate di brevetto, che non abbiano però le risorse per sviluppare l’industrializzazione e la commercializzazione del prodotto. Il ministero provvederà a valutarle e pagherà le spese per effettuare l’esperienza all’estero in uno dei centri aderenti al Programma. L’Erasmus consentirà non solo di sviluppare l’innovazione messa a punto, ma anche di trovare i finanziatori che, nella norma, entrano nel capitale della startup con una quota variabile fra il 5 e il 10% della piccola azienda.

I settori che il governo intende privilegiare, come ha spiegato Geraci nei suoi incontri istituzionali, sono le tecnologie nel campo della blockchain, dei pagamenti su “mobile”, delle energie rinnovabili e delle auto elettriche, della digitalizzazione delle Pmi, dell’agroalimentare e dell’e-commerce. Soprattutto quest’ultimo settore è quello che, secondo Michele Geraci, può rappresentare la svolta per le imprese italiane. Infatti, su Twitter porta l’esempio del recente Black Friday di Alibaba: il colosso cinese dell’e-commerce ha generato vendite per 1 miliardo di dollari in 85 secondi, per 10 miliardi di dollari in un’ora e per 32 miliardi in 24 ore. «In pratica - scrive Geraci - tutto il valore dell’e-commerce italiano di un anno, Alibaba lo genera in mezza giornata. Senza contare poi le altre grandi piattaforme straniere».

Bisogna anche confrontarsi con quello che fa il resto del mondo. In India, ad esempio, il sistema delle startup ha creato 40mila nuovi posti di lavoro diretti e 170mila indiretti, soprattutto nei settori delle tecnologie finanziarie, sanitarie, societarie e dell’education. E ancora, dalla Cina all’India le tecnologie di intelligenza artificiale stanno facendo volare agricoltura, smart cities e istruzione.

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