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«Quella di Giampiero Salvo una testimonianza importante che certifica il fallimento della vita criminale»

Il presidente del tribunale dei minori

Di Laura Distefano |

«La testimonianza di Giampiero Salvo è l’ennesima dimostrazione di come la mafia porti solo fallimenti». Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei Minori, ha ricevuto qualche settimana fa la lettera firmata dal boss Salvo, in cui manifestava stima al giudice per l’attività di recupero dei ragazzi a rischio devianze. Una missiva in cui chiedeva di poter portare la sua testimonianza ai giovani detenuti per aiutarli a scegliere strade diverse da quelle del crimine.

Di Bella ha incontrato l’ergastolano: «Ha fatto una riflessione sul fallimento della sua esistenza. Quando hanno arrestato suo padre, lui è diventato il portavoce dei Salvo. Era un adolescente, mi ha detto che all’epoca lo Stato non c’era. Mi ha detto che se magari ci fosse stato il progetto Liberi di Scegliere forse la sua vita sarebbe stata diversa. Mi ha detto che molti ragazzi sarebbero ancora vivi. Salvo, quindi, riconosce la valenza del progetto e l’importanza dell’intervento dello Stato nei contesti di criminalità organizzata».

Senza secondi fini

Di Bella ha chiarito che nella richiesta di Giampiero Salvo non c’è un fine: al Tribunale dei Minorenni non c’è alcun procedimento aperto nei confronti di familiari del 47enne. Il presidente ha intenzione di poter coinvolgere, con le dovute autorizzazioni del Tribunale di Sorveglianza e la giusta formazione e preparazione, nei progetti avviati con l’osservatorio per il recupero dei minori dell’area penale e non solo. Vedremo come si potrà concretizzare. «Lui potrebbe avviare dei percorsi di giustizia riparativa e la sua testimonianza potrebbe essere davvero importante per i ragazzi. Quando mi ha incontrato, mi ha confessato di provare vergogna per quello che ha fatto e per la sofferenza che ho provocato a sua moglie e ai suoi figli. Prova un profondo rimorso per le vittime dei reati che ha commesso. Salvo è consapevole, visto il suo grave stato di salute, che è nell’ultimo tratto della sua vita e forse sta cercando di trovare un modo per non essere ricordato per quello che ha fatto a livello criminale. Vuole dare un taglio netto: vuole dare una prova concreta di rottura con la criminalità organizzata testimoniando ai giovani che quel tipo di vita non conviene. La cultura gli ha allargato gli orizzonti, mentre la mafia gli ha negato l’adolescenza. Parlando con i ragazzi vuole in un certo senso riconnettersi con l’adolescente che non è mai stato».

Di Bella è diretto: «Facciamoli i nomi e cognomi dei boss che diventano i falsi miti di questi adolescenti che rischiano di perdersi. Pippo Salvo, Turi Cappello, Nitto Santapaola sono in carcere e moriranno in carcere. Molti seguono Niko Pandetta, ma ricordiamo che è stato smentito dalla sua stessa canzoncina. Il maresciallo lo ha preso e ora è dietro le sbarre».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA