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Roma preferisce risarcire la Sicilia piuttosto che fare il Ponte sullo Stretto

Dopo il Senato “sì” unanime pure alla Camera, fra tre mesi nuovo voto. Ma il governo frena sul Ponte sullo Stretto che risolverebbe il problema

Di Michele Guccione

Roma preferisce pagare all’infinito i costi subiti dalla Sicilia per la sua condizione di insularità, piuttosto che risolvere il problema collegandola al Continente. È quanto viene fuori dal contraddittorio andamento della giornata parlamentare di ieri, nella quale all’unanimità, con 425 voti favorevoli e un astenuto, la Camera ha approvato in prima lettura il testo, già esitato dal Senato, della proposta di legge costituzionale per la modifica dell’articolo 119 della Costituzione, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità. Ma durante il dibattito, esaminando un ordine del giorno presentato dalla deputata di Fi Matilde Siracusano sul Ponte sullo Stretto e condiviso da Lega, FdI e dalla deputata del Pd Enza Bruno Bossio, il governo ha imposto, come condizione per fare propria la proposta, di sostituire il termine “Ponte sullo Stretto” con “attraversamento stabile” e la frase «assumere ogni opportuna iniziativa necessaria alla realizzazione dell’opera» con un più blando «impegno ad assicurare».

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Strana pretesa, visto che gli ordini del giorno non hanno nella pratica alcun valore e lasciano il tempo che trovano. Tanto che Matilde Siracusano si è chiesta polemicamente il motivo di tanta prudenza pochi giorni dopo che il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, motivando l’ennesima perdita di tempo nel decidere sull’opera, aveva spiegato che si sta espletando la gara per affidare l’incarico di uno studio di fattibilità sulle varie ipotesi di infrastruttura finite sul tavolo.

Intanto, la Sicilia si deve accontentare dell’avvicinarsi dell’ipotesi di ricevere un risarcimento per i danni dell’insularità, quantificati dall’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, in 6,5 miliardi l’anno. Adesso la proposta di legge di revisione costituzionale,  così come prevede la procedura “rafforzata”, fra non prima di tre mesi dovrà superare nuovamente il voto di Camera e Senato. Se passerà nuovamente all’unanimità sarà pubblicata direttamente sulla Gazzetta ufficiale e da quel momento comincerà la battaglia della Sicilia con lo Stato per mettere nero su bianco i fondi da ricevere annualmente in compensazione (quest’anno è stato riconosciuto un acconto di 100 milioni l’anno per Sicilia e Sardegna). Se, invece, passerà con una maggioranza dei due terzi dei votanti, sarà passibile di referendum. Per il momento Armao, che ha capitanato con la Sardegna questa sortita insperatamente fortunata, vede il bicchiere mezzo pieno: «Il riconoscimento nella Costituzione italiana della condizione d’insularità restituisce a siciliani e sardi un diritto fondamentale nel Paese europeo con il più alto numero di cittadini insulari nell’Ue.

È una battaglia che vede i siciliani ed i sardi impegnati sul piano regionale, nazionale ed europeo. Essenziali sono risultati, oltre alla presentazione della proposta di legge costituzionale d’iniziativa popolare sottoscritta da oltre 200mila sardi, la determinazione dei costi dell’insularità realizzata dal governo siciliano e la legge-voto approvata dall’Ars, così come le iniziative presso il Comitato europeo delle Regioni e la proposta di risoluzione all’esame del Parlamento europeo». Si è giunti a metà del percorso per ottenere il pieno riconoscimento del principio dell’eguaglianza sostanziale per siciliani e sardi, che impone misure compensative per ridurre gli svantaggi per gli oltre 6,5 milioni di italiani che risiedono nelle Isole. Ora che è stata approvata in prima lettura dai due rami del Parlamento la proposta di revisione costituzionale, Armao proseguirà il pressing, prima nella commissione paritetica Stato-Regione che è al lavoro per fissare l’ammontare del risarcimento alla Sicilia, poi il prossimo 8 aprile in un seminario europeo con la relazione di Younous Omarjee, presidente della commissione Sviluppo regionale del Parlamento europeo, sul “Progetto di relazione sulle Isole dell’Ue e la politica di coesione: situazione attuale e sfide future”. 

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