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Termovalorizzatori, paradosso siciliano: Schifani ora ha i super poteri ma non può utilizzarli

Il governatore nominato da Palazzo Chigi commissario straordinario, il Piano regionale rifiuti però non sarà pronto prima di «ottobre-novembre»

Di Mario Barresi |

Con il decreto di Palazzo Chigi, da ieri Renato Schifani è ufficialmente diventato commissario straordinario «per il completamento, nella Regione siciliana, della rete impiantistica integrata», con la missione principale di realizzare i due termovalorizzatori nell’Isola.

Ma c’è un problema.

Per esercitare appieno i suoi nuovi super poteri, il governatore ha bisogno che ci sia il Piano regionale dei rifiuti. Che ancora non è pronto. E anzi, considerati «gli aggiornamenti e le integrazioni» in corso al dipartimento Acqua e rifiuti, rischia di slittare – al termine di un iter comunque lungo – a fine anno. «A ottobre-novembre», secondo la più ottimistica prospettiva che filtra dallo staff dell’assessore Roberto Di Mauro.

I quesiti

Prima domanda: Schifani non può velocizzare l’iter?

Il decreto firmato dal sottosegretario alla Presidenza, Alfredo Mantovano, rimanda al cosiddetto “Dl Energia” in cui è stata inserita, all’articolo 14-quater, la nomina del commissario straordinario. Il quale, norma alla mano, avrà il potere di adottare con sua ordinanza il Piano rifiuti, che avrà «immediata efficacia vincolante sulla pianificazione d’ambito». Ma l’adozione è possibile «previo svolgimento della valutazione ambientale strategica» e comunque «fatte salve le competenze statali» previste dal Testo unico sull’Ambiente. Ciò significa che il commissario Schifani dovrà comunque prima avere sul tavolo il Piano regionale, compreso di Via-Vas.

Seconda domanda: a che punto è il Piano?

In ritardo, rispetto all’ultima (e finora unica) stima – «luglio 2024» – espressa dall’assessore autonomista Di Mauro nell’anticipazione del Piano pubblicata su La Sicilia lo scorso 23 dicembre. In quel momento la prospettiva, dopo le deduzioni e le controdeduzioni dei soggetti competenti in materia ambientale, era di chiudere la fase di “scoping” del Rapporto preliminare ambientale e di redigerlo, assieme alla proposta di Piano regionale rifiuti, per inoltrarlo alla giunta a inizio 2024. Ma siamo già a marzo e l’atto, sottoposto a «ulteriori integrazioni» non arriverà a Palazzo d’Orléans prima di fine mese.

Dopodiché partirà la procedura Vas: dopo la trasmissione al dipartimento Ambiente, 45 giorni di «consultazione pubblica», poi le controdeduzioni dell’assessorato proponente e altri 45 giorni entro i quali la Commissione tecnico scientifica esprime «parere motivato» con decreto assessoriale di Vas. La proposta di Piano dovrà essere corredata da una «Dichiarazione di sintesi» con il dettaglio delle scelte. A questo punto i tre documenti (Rapporto ambientale, Dichiarazione di sintesi e Piano regionale rifiuti) verranno trasmessi di nuovo al dipartimento Ambiente, che, dopo nuovo parere della Cts, prenderà atto con decreto dell’«avvenuta ottemperanza alle condizioni del parere motivato». L’iter prevede anche un passaggio politico che coinvolgerà l’Ars, con il parere, obbligatorio ma non vincolante, della commissione Ambiente; nel frattempo, dovranno essere acquisiti due distinti pareri: dell’Ufficio legislativo e legale della Presidenza della Regione e del Cga. Infine, la delibera finale delle giunta regionale e – contrariamente all’iter ordinario – l’approvazione di Schifani in veste di commissario anziché di presidente della Regione.L’iter, dunque, è lungo e tortuoso. E «non derogabile», come si apprende da fonti del governo regionale, nemmeno dai super poteri che Palazzo Chigi ha appena conferito a Schifani.

Terza (e ultima) domanda: e allora che succederà?

Il governatore, sin da subito, potrà spingere sulla fase propedeutica del suo ruolo. Le interlocuzioni sulla localizzazione dei due impianti (quasi certo Pantano d’Arci a Catania, molto probabile Bellolampo) e sui privati disposti a realizzarli, ma anche la scelta dei due subcommissari. Uno, dopo l’accordo nel centrodestra nazionale e regionale, sarà proprio l’assessore Di Mauro; per l’altro il governatore sta sondando i profili di «esperti di termovalorizzatori di livello nazionale». Ma Schifani dovrà soprattutto spingere sulla parte politica, per la quale – essendo governatore – in teoria non avrebbe bisogno dello status di commissario straordinario.

Il pressing

Un forte pressing sull’assessorato ai Rifiuti (in passato accusato di frenare su opere che Raffaele Lombardo non ha mai gradito, ricostruzione però smentita dal leader Mpa) e uno sprint al percorso del Piano, anche grazie al ruolo di Gaetano Armao al vertice della Cts, oltre che una quadra rispetto alle diverse sensibilità nella maggioranza. A partire dai dubbi espressi dal capogruppo di FdI all’Ars, Giorgio Assenza, sugli 800 milioni di Fsc “stornati” dal tesoretto siciliano per finanziare i termovalorizzaori. «Se li deve fare il pubblico quei soldi sono pochi, se li faranno i privati in project financing sono inutili». Ma da Palazzo d’Orléans, oltre che da altri ambienti del centrodestra favorevoli alle opere, si fa notare che gli 800 milioni sono anche una “dote” «da utilizzare per il riequilibrio del piano industriale, allo scopo di abbassare i costi di conferimento dei Comuni e dunque la tariffa per i cittadini».

Insomma, il commissario Schifani non si annoierà comunque. Ma, visto che la (più ottimistica) proiezione che filtra dall’assessorato ai Rifiuti è che l’iter del Piano non sarà concluso «prima di ottobre-novembre», c’è il fondato rischio che i super poteri restino nei fatti disattivati per nove mesi.

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