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Acqua

Sogip: «In grado di fronteggiare qualsiasi crisi»

Il direttore Messina: «La disponibilità di cui possiamo godere è pari al doppio della quantità legata al nostro fabbisogno»  

Di Diletta Rizzo

C’è un concetto che il direttore generale della Sogip, geom. Salvatore Messina, ama ripetere con frequenza dinanzi ai suoi collaboratori e agli utenti: «L’acqua non va sprecata». Una riflessione che, di fatto, è anche un appello alla buona volontà di sturziana memoria, che il direttore Messina ha inteso applicare nella gestione della “partecipata” più importante del Comune di Acireale, da lui stesso tenuta a battesimo nel 2003. «Da allora a oggi – ha osservato il geom. Messina – abbiamo sempre rispettato questo principio e invitato l’utenza a rispettarlo. La ricorrenza della “Giornata mondiale dell’acqua” ci fornisce un’occasione in tal senso, ma vi prego di credermi, per noi della Sogip il “mantra” è costante».
 Basta questa considerazione per fare comprendere lo spirito che anima la Sogip, la cui affermazione in un ambito sempre più vasto non è frutto del caso, ma diretta conseguenza di una politica che il direttore Messina ha impresso all’azienda, trovando sempre massima accoglienza nelle Amministrazioni comunali che si sono succedute nell’arco di un ventennio di attività.
 «Le risorse idriche del pianeta – ha aggiunto il “capo” della Sogip – sono, purtroppo, messe sempre a maggiore repentaglio ed ecco perché, da un trentennio a questa parte, si è moltiplicato il numero di riflettori accesi sul prezioso liquido, dalla Conferenza di Rio in avanti. Lo sviluppo sostenibile, sia chiaro, passa anche da un corretto utilizzo delle risorse naturali, acqua in testa».
 Il tono perentorio usato dal direttore Messina non lascia spazio a repliche e consente di comprendere come alla Sogip di Acireale interpretano la “mission” legata alla gestione delle risorse idriche. «Quando sprechiamo l’acqua – ha aggiunto Messina - non facciamo altro che abbassare il livello delle fonti di approvvigionamento. Questo significa che serve un quantitativo maggiore di energia elettrica per gli emungimenti dai pozzi. E, a seguire, l’energia elettrica richiesta in più significa anche un’incidenza superiore di fonti di inquinamento. Dunque, è un discorso circolare e virtuoso quello che ha come protagonista un cittadino pronto a risparmiare l’acqua nella consapevolezza di un rispetto dell’ambiente». La forza di Sogip, comunque, non risiede solo nei principi e nell’azione condotta dal direttore e dal suo staff, ma anche nella disponibilità di una dotazione di fonti in grado di assolvere senza patemi al fabbisogno della popolazione acese, garantendo tariffe contenute ed evitando disservizi. Difficile, se non impossibile, imbattersi ad Acireale in qualcuno che imprechi perché alle prese con carenze di acqua, grazie anche alla capillare e costante attenzione tecnica rivolta a pozzi e rete di distribuzione. 
Nel “forziere” della Sogip le “perle” che rispondono ai nomi di "Masaracchio" e "Nucci" di Piano d'api, "Ellera" della zona Sciarelle, "Guzzi" di Scillichenti, "Raneri" a Piano d'api, "Ferlito" in contrada Felicetto e "Miuccio" a Santa Maria la scala. A questi pozzi, poi, si è aggiunta l’acquisizione della gestione di quelli del Consorzio “Acque Santa Tecla” e “Acque San Francesco”. Insomma, un’autentica “Santabarbara” che, nello spazio di pochi anni, ha fatto diventare la Sogip di Acireale una sorta di “fortino” sul fronte della fornitura dei servizi idrici, concessa anche ad altri Comuni come Santa Venerina e Piedimonte etneo che, affidandosi alla “partecipata” acese, hanno risolto i loro problemi in fatto di reperimento del prezioso liquido. 
Un “tam tam” positivo quello avviato dai “clienti istituzionali” e anche per questo sono in corso trattative con altri Comuni vicini ad Acireale, favorevolmente impressionati e rassicurati dall’azione condotta da Sogip. «Oggi – conclude il direttore Messina – ci troviamo nella condizione di non dovere nutrire preoccupazioni per via delle crisi che si profilano all’orizzonte, a cominciare dalla scarsa piovosità o dalla carenza di neve sull’Etna, elementi che procurano timori per eventuali disservizi rispetto all’abbassamento o all’impoverimento delle falde. La disponibilità di cui possiamo godere è pari al doppio della quantità legata al nostro fabbisogno, ma è chiaro che non possiamo e non dobbiamo restare con le mani in mano». Ovvio, non sarebbe da Sogip. 

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