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Vertenza Eni, tensione a mille a Gela

Vertenza Eni, tensione a mille a Gela dopo il licenziamento di quindici operai

E il coordinamento di lotta minaccia di bloccare il gas dalla Libia

Di Redazione |

Clima di grande tensione a Gela a causa della decisione dell’Eni di fermare gli impianti e annullare impegni di spesa per 700 milioni. Oggi, ad esempio un’impresa che opera nel settore dell’indotto, la «Riva e Mariani», ha licenziato 15 dei suoi 40 dipendenti per mancanza di commesse di lavoro. Ma a rischio ci sono anche i 90 dipendenti (45 del diretto e altrettanti dell’indotto) di un’altra impresa, l’azienda chimica francese «Ecorigen», che effettua lavori di rigenerazione dei catalizzatori per l’industria petrolchimica, perché il fermo prolungato della raffineria non garantisce più la fornitura delle materie prime per i processi di lavorazione. Ai cancelli della raffineria gli operai sono sul piede di guerra e nelle parrocchie, su iniziativa del vescovo della diocesi, Rosario Gisana, si fanno veglie e fiaccolate. Si spera che il consiglio di amministrazione dell’Eni che deve approvare il piano industriale (che poi sarà illustrato al governo centrale). Diversi Consigli comunali di diverse città del Comprensorio, Gela, Butera, Niscemi, Mazzarino, Sommatino, Vittoria, Acate e Priolo, si riuniranno nel piazzale davanti l’approdo in Italia del matanodott «GreenStream», il metanodotto Libia-Italia (per il 75% di proprietà dell’Eni) che trasporta ogni anno 10 miliardi di metri cubi di metano. Il coordinamento di lotta ha anche minacciato: «Non vorremmo che per attirare l’attenzione del governo italiano fossero necessari fatti eclatanti come quelli avvenuti al gasdotto in Libia, dove una rivoluzione ha azzerato le Istituzioni di quel Paese». La richiesta all’Eni è quella di confermare il piano di investimenti da 700 milioni e l’avvio di almeno una delle tre linee di produzione per dare le risposte minime all’esasperazione di migliaia di lavoratori che rischiano il posto. Da Gela c’è l’appello del sindaco Angelo Fasulo ai parlamentari eletti in Sicilia: «È finito il tempo del silenzio, ritroviamo l’unità per tutelare l’occupazione».

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