Notizie Locali


SEZIONI
Catania 18°

Il blitz FILO CONDUTTORE

La galassia imprenditoriale dei Pillera: lo schema degli investimenti di “famiglia”

Il sistema per portare soldi al clan attraverso i servizi di telecomunicazioni.

Di Laura Distefano |

Che i Pillera avessero carisma imprenditoriale era già emerso in altre inchieste. Ieri mattina, i Finanzieri del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria e delle Fiamme gialle di Acireale, hanno scoperchiato la galassia di imprese create dal clan per poter assicurarsi flussi monetari consistenti e anche società utili a ripulire soldi sporchi. Come quelli provenienti dalla droga e dall’usura.

La gip Simona Ragazzi, nell’ambito dell’operazione denominata Filo Conduttore, ha disposto gli arresti in carcere per Antonio Alfio Messina, 36 anni, Antonio Zingale, 55 anni, Silvestro Zingale, 33 anni, Santo Finocchiaro, 52 anni. Ai domiciliari invece sono finiti Domenico Lombardo, 54 annni, Alessandro Giuseppe Aloisio, 38 anni, Alessandro Musumeci, 33 anni, Salvatore Sicali, 31 anni, Salvatore Speciale, 40 anni. Le accuse sono bancarotta e riciclaggio con l’aggravante mafiosa. La giudice ha anche disposto il sequestro di somme per 1.252.888,09 euro. Una prima indagine si era concentrata sulla dichiarazione di fallimento del dicembre 2018 della società Dosian srl di Pedara, azienda per l’installazione e la manutenzione di impianti telefonici che portò a misure reali nei confronti di Messina e dei due Zingale, amministratori di fatto e di diritto della società.

Furono accusati di avere distratto il compendio aziendale della fallita a beneficio della Catania Impianti srl di Trecastagni, poi a sua volta fallita, su richiesta dell’amministratore giudiziario. Gli indagati avrebbero svuotato la ditta dirottando i contratti del settore verso la Af impianti srl di Mascalucia, con socio unico Santo Finocchiaro, nipote del boss Turi “cachiti”, e la ditta individuale Telenet di Misterbianco, che sarebbe riconducibile al gruppo gestito da Zingale.

«Friends… amici»

Dall‘inchiesta coordinata dall’aggiunto Ignazio Fonzo e dai sostituti Fabio Saponara e Assunta Musella, sarebbe emersa un’anomala vicinanza dei vertici della Sielte verso altre subappaltanti catanesi finite al centro dell’inchiesta, tra cui Telenet e AF Impianti (ma anche Gs Impianti, D&G Impianti e Easytel). Non a caso Domenico Lombardo definiva Telenet e GS come «friends.. amici».Le verifiche documentali hanno portato inoltre a scoprire che i titolari delle principali subappaltatrici della Sielte erano legati alla famiglia Pillera. In diverse conversazioni captate gli indagati fanno riferimento a cugini o zii: “zio Franco” è Franco Grimaldi, dipendente della D&G impianti, marito di Grazia Pillera e quindi zio di Santo Finocchiaro e Antonino Zingale, “Bamboccio”, è Giuseppe Consolo, figlio di Agata Pillera e Giovanni Consolo, dipendente della società Easytel, ma di fatto suo amministratore. Il giro di società sarebbe stato inoltre «utilizzato come strumento» di «riciclaggio per immettervi i beni e i proventi oggetto di distrazione a danno delle società poi fallite».

La storia del clan attraverso le inchieste

La gip, per cementificare l’attuale operatività del clan Pillera-Puntina, ripercorre sentenze e inchieste. Da Atlantide, passando dal blitz Consolazione e la recentissima operazione Doppio Petto. Quest’ultima ha riconosciuto un legame di eredità mafiosa tra il defunto Nuccio Ieni e i figli Dario e Francesco. A fornire validi input investigativi sono stati anche diversi collaboratori di giustizia, tra cui Salvatore Manicomio Messina (leggi articolo a fianco) che ha diretto il clan fino al 2019. La Catania Impianti srl, quindi, sarebbe sorta «dalla ceneri» della Dosain. Così come Telelet e Af Impianti si sarebbero «arricchite sulle spoglie della Catania Impianti». Un meccanismo illecito che era già venuto fuori dalla bancarotta fraudolenta della Tc Impianti srl, dove Tc – a dire del pentito Messina – stava per Turi Cachiti, dal cui funerale era nata la Easytel. In quel processo finì Massimo Scaglione, che qualche anno fa fu arrestato per aver incassato la storica estorsione ai Leonardi, titolari della discarica attualmente in amministrazione giudiziaria (ma non per la vicenda del pizzo) che il cuore pulsante dell’attuale crisi dei rifiuti in Sicilia.

Lo schema illecito

Ma torniamo all’inchiesta di ieri. Per la gip è stato scoperchiato il modus operandi dell’organizzazione mafiosa: «Il fallimento di una società e la prosecuzione dell’attività con un’altra appare uno schema consolidato della famiglia Pillera, come nel caso della Dosian di cui la Catania Impianti è la prosecuzione».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA