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Il caso

Schifani stoppa la guerra dell’acqua a Catania, commissario “congelato” dopo le proteste

Servizio idrico. Brusca frenata del governatore sull’iter avviato da Di Mauro, sindacati divisi

Di Mario Barresi |

La notizia, adesso, è che Renato Schifani ha stoppato tutto. E a Catania, nella guerra dell’acqua rivelata su La Sicilia di ieri, è il momento della tregua armata. Dopo una lunga telefonata mattutina con Roberto Di Mauro, il presidente della Regione ha chiamato Enrico Trantino per rassicurarlo, assieme agli altri sindaci dell’Assemblea territoriale idrici: «Per adesso il commissario ad acta non farà nulla». Ciò significa che Palazzo d’Orléans non ha chiesto, almeno per il momento, la revoca della commissaria ad acta, Francesca Spedale, chiamata a sostituirsi all’Ati per firmare la convenzione con Sie Spa, la società mista (al 49% dei privati di Hydro Catania) che, in base a una sentenza del Cga, dovrebbe diventare il gestore unico del sistema idrico integrato in tutta la provincia, essendo «valida ed efficace» la scelta risalente al 2005.

La parola d’onore

Non ci sono atti ufficiali, ma la parola d’onore del presidente della Regione: una delegazione di sindaci etnei (a chiedere la revoca del commissariamento, oltre a Trantino, erano stati i primi cittadini di Acireale, Biancavilla, Bronte, Gravina, Misterbianco e Tremestieri) sarà accolta a Palermo da Di Mauro assieme al dirigente del dipartimento Acqua e Rifiuti, Calogero Burgio. Ai vertici dell’assessorato all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, i sindaci avranno modo di spiegare le ragioni della “rivolta” al giudicato amministrativo: la necessità di un approfondimento sugli attuali requisiti di Sie e del socio privato Hydro Catania a quasi 20 anni dalla convenzione resuscitata dal Cga, ma anche il punto sulla revisione dei Piani d’Ambito del 2005 e del 2019.

Le parole dei sindaci

«La mancata approvazione della convenzione – avevano scritto i sindaci al governo regionale – non è dettata dall’inerzia dell’assemblea, ma a un doveroso atteggiamento prudente e responsabile, che ha portato a non poter in alcun modo condividere le dubbie scelte di chi ha predisposto la bozza sottoposta all’assemblea». E adesso, come concordato con Schifani, ci sarà un’altra opportunità per discutere della convenzione: dopo il vertice palermitano, infatti, martedì alle 15 si terrà un’altra assemblea dei sindaci, convocata su richiesta trasversale di 25 primi cittadini, da Fabio Mancuso (Adrano), accusato dai colleghi di centrodestra di aver favorito, con la sponda dell’assessore Di Mauro, il «colpo di mano» di Raffaele Lombardo sulla gestione del sistema idrico a Catania. Mancuso, comunque, aveva rispettato le norme: dopo numerose assemblee disertate dai sindaci, la nota alla Regione viene considerata un «atto dovuto», soprattutto alla luce del paventato rischio di «perdere i finanziamenti del Pnrr» su reti e depurazione. Il dato politico, adesso, sarà capire la contro-strategia di Lombardo e dei suoi dopo che il “fuoco amico” dei sindaci di tutto il centrodestra ha convinto Schifani a bloccare l’accelerazione sulla firma di una convezione che, fra investimenti infrastrutturali e flusso di tariffe per i prossimi 29 anni, può arrivare a valere quasi 10 miliardi.

La miccia

La miccia sulla “guerra dell’acqua” è dunque divampata, alimentata anche da prese di posizione diametralmente opposte da parte dei sindacati, per esempio con la Cisl che invitava la Regione a priseguire sulla strada del commissariamento e l’Ugl favorevole allo stop in attesa di correttivi. Interrompere l’iter metterebbe a rischio, secondo la Cisl, «non solo la perdita di oltre 70 milioni di euro di progetti finanziati dal Pnrr per ridurre le perdite nelle reti di distribuzione idrica, insieme alle ulteriori imponenti risorse sugli investimenti nel settore della depurazione delle acque, ma anche il diritto delle famiglie dell’intera provincia catanese di avere certezze sulla disponibilità di un bene vitale qual è l’acqua, in un periodo tra i più siccitosi che si ricordi», osservano il segretario generale catanese Maurizio Attanasio e Giuseppe Coco, segretario generale della Femca Cisl, con l’auspicio del coinvolgimento «delle forze sindacali maggiormente comparative al tavolo per la predisposizione dei patti parasociali del nuovo soggetto e, quindi, nel consiglio d’amministrazione, a tutela dei diritti dei lavoratori e degli utenti del servizio». «La nomina del commissario ad acta è “un atto dovuto” della Regione – affermano Attanasio e Coco – dopo le tre consecutive sedute dell’Ati andate a vuoto il 7, 20 e 28 dicembre. Ora è tempo che si superino tutti gli ostacoli e si arrivi alla conclusione della vicenda, senza che vi si frappongano questioni meramente politiche nel percorso avviato».

I sindacati

All’opposto, come detto, la posizione dell’Ugl, con la federazione catanese dei Chimici, «non nascondendo il forte timore per le possibili ripercussioni sul servizio pubblico e la mole di contenziosi che l’aggiornamento della convenzione del 2005, senza gli opportuni correttivi, potrebbe causare». «Purtroppo si è arrivati al punto che doveva essere scongiurato sin dall’inizio. Ovvero il culmine di una spaccatura della politica locale che, a nostro avviso, non aiuta affatto la già complicata genesi di questa gestione – osserva il segretario provinciale Carmelo Giuffrida -. Il mancato arrivo di un accordo tra le parti sul testo, modificato in parte, con il conseguente tempestivo commissariamento, segna una sconfitta per tutta la classe politica del nostro territorio che non è riuscita a trovare una sintesi per evitare un potenziale disastro per il servizio idrico integrato. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che una parte dei componenti dell’Ati hanno posto delle questioni, come l’effettiva capienza economica della parte privata oltre all’inserimento di alcune necessarie clausole di salvaguardia. Anche noi, come organizzazione sindacale, avevamo segnalato diverse criticità sul piano dei rapporti di lavoro che il nuovo gestore andrà ad instaurare. Con grande rammarico abbiamo però rilevato che i nostri appunti sono stati ignorati, perché probabilmente gli interessi in campo sono molto più grandi rispetto ai diritti acquisiti dei lavoratori, che non sono stati considerati, o a quegli operatori che non transiteranno poiché assunti legittimamente dopo il 13 dicembre 2021. Davanti a questa serie di notevoli problematiche riteniamo quindi che il procedimento di approvazione in capo al commissario ad acta debba essere fermato con l’opportuna revoca dell’atto assessoriale di nomina». Il segretario della Ugl territoriale, Giovanni Musumeci, auspica pure l’unità sindacale sulla delicata questione. «La posta in gioco, per la Città metropolitana di Catania, è molto alta se pensiamo anche alla mole di fondi pubblici assegnati dal Pnrr, oltre ai miliardi di euro di investimenti ed all’elevato numero di risorse umane coinvolte. Proprio per questo bisogna accantonare facili entusiasmi rispetto all’evolversi della situazione, attivando un fronte comune a difesa dei lavoratori e dei cittadini che non possono e non devono soccombere per via di un assurdo braccio di ferro tra parti politiche».Proprio dalla politica arriva un distinguo. Il sindaco di Piedimonte, Ignazio Puglisi (Pd), precisa di non essere «sostenitore della svolta Sie» e attribusce all’area di centrodestra le decisioni assunte e l’attività «dilatoria», aggiungendo: «Il centrodestra ha avuto le necessarie maggioranze per fare uscire tutti i comuni, soprattutto quelli che ancora gestiscono in economia il servizio idrico, da un “pantano” che ci ha fatto perdere 20 anni e oggi rischia di fare saltare il Pnrr. Invece di litigare, avrebbero dovuto assumersi le responsabilità che gli elettori hanno dato loro e non lo hanno fatto, salvo oggi richiedere la revoca della nomina del Commissario, iniziativa che onestamente fa anche un po’ sorridere. Proprio perché il contesto è questo, non è giusto fare di tutta l’erba un fascio».

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